CHIETI – Arriva il colpo di scena sulla vicenda del presunto contratto “a luci rosse” stipulato tra l’ex assessore regionale Luigi De Fanis (ai domiciliari per un’indagine sull’utilizzo dei fondi della cultura) e la sua segretaria, Lucia Zingariello, secondo il quale la donna avrebbe dovuto assicurare quattro prestazioni sessuali al mese in cambio di un compenso di 3 mila euro.
La notizia, riportata dal quotidiano la Repubblica, ha monopolizzato per tutta la giornata l’attenzione dei mass media a livello nazionale, ma in serata il legale della Zingariello ha categoricamente escluso l’esistenza di tale “patto”.
Secondo l’avvocato chietino Umberto Del Re, si può “senza tema di smentita affermare che alcun contratto in forma scritta è stato rinvenuto nel corso dell’indagine e tantomeno acquisito”, una circostanza “ulteriormente confortata dall’aggiuntiva recente smentita d’esistenza del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Bellelli”.
LA NOTA INTEGRALE DELL’AVVOCATO DELLA ZINGARIELLO
Ai sensi e per gli effetti della Legge 47/1948 e succ. mod. ed int. L.416/1981, 62/2001, con la presente si chiede la pubblicazione della seguente rettifica e smentita.
Poiché oggi 19/12/2013 su “La Repubblica” è apparso un articolo, a firma di Giuseppe Caporale, (peraltro poi “rimbalzato” su innumerevoli testate giornalistiche, anche on-line ed in innumerevoli notiziari televisivi, locali e nazionali) in base al quale, l’Autorità Giudiziaria e gli Ausiliari della detta, avrebbero rinvenuto “un contratto”, in forma scritta e sottoscritta, afferente accordi tra gli indagati per prestazioni sessuali ed impegnati corrispettivi – nella mia qualità di difensore di fiducia della Signora destinataria del contratto, pur nulla potendo meglio esplicare in quanto tenuto al segreto professionale, istruttorio e d’indagine (riservando integrale trattazione in competenti sedi giudiziarie e nei processi), esorbitando però detto fatto storico dai predetti obblighi di riservatezza ed insorgendone l’obbligo dal vilipendio cui è sottoposta la persona dell’Assistita da tale diffusa notizia, ad incarico ed in nome e per conto dell’Assistita, inoltro la presente smentita e precisazione: nel fascicolo dell’indagine predetta (perlomeno nella parte sinora formata e posta a conoscenza di questa Parte e della di Lei difesa – sussistendo altre acquisizioni effettuate in prosieguo ma non ancora riversate nel fascicolo e non ancora conosciute da alcuno, neppur dal PM, casomai parzialmente solo da qualche ausiliario addetto alla cernita e collazione), possiamo senza tema di smentita affermare che alcun contratto in forma scritta è stato rinvenuto nel corso dell’indagine e tantomeno acquisito!
Le predette risultanze sono state ulteriormente confortate dall’aggiuntiva recente smentita d’esistenza dell’Ill.mo Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Giuseppe Bellelli, che ha correttamente e pubblicamente, oggi stesso, inteso smentire l’esistenza di un tale documento negli atti d’indagine al proprio esame.
Pertanto, precisando quanto sopra ed espressamente chiedendo l’integrale pubblicazione della presente smentita e rettifica, (che si autorizza di integrale pubblicazione ma si interdisce e vieta di parzializzazione o stralcio) l’Assistita riserva ogni illimitato miglior esercizio di diritti ragioni ed azioni.
Distinti saluti
Avv. Umberto Del Re
Sesso una volta a settimana, tutto scritto nero su bianco nel contratto della sua segretaria.
Un documento redatto dall’ex assessore regionale alla Cultura, Luigi De Fanis, finito un mese fa ai domiciliari con l’accusa di concussione.
Un foglio fatto firmare alla sua segretaria particolare, Lucia Zingariello, anche lei coinvolta nell’inchiesta: inizialmente finita ai domiciliari, per le la misura è stata in seguito attenuata con l’ottenimento dell’obbligo di dimora.
Un documento che, come racconta oggi Repubblica, è stato trovato un mese fa in casa della donna dagli agenti della polizia giudiziaria della Procura di Pescara. Strappato in mille pezzi, ci sono voluti parecchi giorni per ricomporlo e scoprire cosa ci fosse scritto.
Il giornalista Giuseppe Caporale scrive che “la donna doveva “stare insieme” all’assessore , recita il documento, almeno quattro volte in un mese. Per fare “l’amore”. Così è riportato nell’accordo in vigore da diversi mesi. Tutto avveniva in cambio di denaro: trentaseimila euro annui”.
Lei faceva infatti parte dello staff di De Fanis, con uno stipendio da 1.200 euro al mese.
Che il contratto esistesse è stato confermato, pochi giorni fa, dalla stessa segretaria, durante il suo ultimo interrogatorio. “Incalzata dalle domande del pm Giuseppe Bellelli – scrive Repubblica – ha chiarito la natura di quel contratto. ‘L’assessore era ossessionato da me… – ha messo a verbale – mi ha costretto a firmarlo. Io non ho potuto rifiutare. Ho avuto paura…’ questa è stata la sua difesa. La sua spiegazione”. La segretaria avrebbe ammesso di aver avuto una relazione con l’assessore e di essere stata costretta a onorare quel contratto, e avrebbe parlato anche dell’abitudine di timbrare il cartellino in Regione e poi uscire, per faccende personali.
“Vai a timbrare, poi esci e vai a farti bella…. “, le diceva De Fanis al telefono senza sapere di essere intercettato.
“In Regione è una consuetudine timbrare e uscire per faccende personali – si è difesa la segretaria – Quando sono entrata lì nell’ottobre 2012 in molti facevano così. Io partecipavo a missioni, a riunioni esterne. Una volta sola sono andata dall’estetista. Anche i miei colleghi si comportavano così e non credevo di fare nulla di male…”.
LEGALE DE FANIS, ”NESSUN CONTRATTO-SESSO, ERA STORIA D’AMORE”
“Siamo sconcertati, non è vero, ci chiediamo che cosa vale e a quale scopo”, il commento dell’ avvocato, Domenico Frattura.
“Stiamo valutando in queste ore se presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Pescara o querele di parte, perché non è accettabile questa denigrazione – continua Frattura – e De Fanis mi ha detto che è una cosa completamente infondata. Ma che scherziamo? Messa così non è assolutamente vera”. Secondo quanto riporta il quotidiano l’assessore avrebbe fatto firmare alla segretaria l’obbligo di un rapporto sessuale alla settimana: “Aspettiamo di leggere le carte – continua – perché se fosse così verrebbe fuori il quadro di un De Fanis prepotente, arrogante e squallido, mentre qui non c’è nessun meretricio ma il segreto di Pulcinella: tra i due c’era una relazione amorosa, con normali confidenze e atti scherzosi”.
L’avvocato Frattura ritiene però più grave “un’eventuale fuga di notizie a un interrogatorio secretato. Ci chiediamo allora perché una cosa senza valore penale venga fuori adesso o se addirittura possa essere stata manipolata. Ecco perché valutiamo ogni azione legale”.
“Siamo sopresi e stupìti per questa vicenda, ma la nostra vicinanza a De Fanis c’è e arriva anche da parte dei Comuni limitrofi. Non possiamo dimenticare quanto fatto da lui per questo territorio”.
Così Ercole Del Negro, sindaco di Montazzoli (Chieti), ente di cui è stato primo cittadino anche l’ex assessore alla Cultura della Regione Abruzzo Luigi De Fanis, oggi ai domiciliari, arrestato lo scorso 12 novembre nell’ambito dell’inchiesta ‘Il Vate’, relativa all’erogazione dei contributi regionali per l’organizzazione di eventi culturali.
L’ultimo guaio di De Fanis in questa storia è stato ‘targato’ dal quotidiano la Repubblica, che oggi ha pubblicato la notizia sul legame dell’ex assessore con la segretaria Lucia Zingariello, nel cui contratto sarebbe stata inserita una ‘clausola sessuale’ che prevedeva rapporti più volte la settimana, notizia smentita dal legale di De Fanis che ha parlato di “normale storia d’amore”.
“Ci soprende e ci dispiace la situazione di un uomo che si è speso per far uscire il nostro comprensorio dall’anonimato – commenta Del Negro ad AbruzzoWeb – e credo che al di là dei giudizi e le chiacchiere da bar e nelle piazze, dovrà essere la magistratura, come sempre, a fare chiarezza su quanto accaduto”.
Ma altre reazioni sul caso de Fanis non sono tardate ad arrivare.
Alcuni dipendenti regionali e sindacati interni hanno tuonato con una nota in risposta alle dichiarazioni della Zingariello rilasciate due giorni fa al quotidiano Il Centro.
“In Regione è una consuetudine timbrare e uscire per faccende personali”, un passaggio-chiave delle dichiarazioni della segretaria di De Fanis.
“Evidentemente l’espressione viene utilizzata dalla Zingariello solo ai fini di una strategia difensiva – scrivono – e comunque con tale infelice esternazione esprime solo una sua personale valutazione in merito alle uscite dagli uffici regionali di pescara da parte dei suoi colleghi, non potendo sapere se quelle persone siano o meno autorizzate dai propri superiori esistendo diversi istituti nel contratto nazionale del lavoro che lo consentono”.
“Alla signora Zingariello – prosegue la nota – occorrerà far presente però che nel contratto di lavoro non sono previste uscite abusive dall’ufficio per andare a ‘farsi bella’ o per utilizzare le auto di servizio della Regione per i propri comodi personali. Tutti i dipendenti regionali sono rigorosamente tenuti al rispetto delle regole, delle mansioni assegnate e degli orari. Se esiste qualcuno come la signora Zingariello che non intende farlo per scelta individuale deve avere anche il coraggio di assumersene le conseguenze, senza avere la bassezza morale di scaricare goffamente su tutti gli onesti responsabilità esclusivamente personali”.
Quanto accaduto però – si legge ancora – è l’ennesima prova di come una classe politica ormai degenerata a tutti i livelli, abbia disintegrato anche nelle persone comuni ogni codice etico”.
“Ciò che rimane inaccettabile – concludono gli ‘indignati’ regionali – di fronte a tali pessimi esempi, è quello di cercare a ogni costo di far ritenere ‘normale’ fatti e azioni che sono invece pura illegalità e non rappresentano altro che il frutto del malcostume imperversante nella società che una volta consumato si tenta poi stupidamente di giustificarlo scaricando ogni colpa sugli altri attraverso l’ormai famoso cliché coniato dalla politica ‘tutti colpevoli, nessuno colpevole'”.
PEZZOPANE (PD): “NUOVA OMBRA SULLA GIUNTA”
Questa “sconcertante, drammatica e vergognosa vicenda del presunto contratto con cui l’ex assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, avrebbe vincolato la sua segretaria personale all’obbligo di prestazioni sessuali, getta un’ulteriore ombra oscura su una Giunta regionale da rispedire a casa con le elezioni e che si è invece autoprorogata oltre ogni limite, fino alle consultazioni europee”.
Lo afferma in una nota la senatrice del Pd Stefania Pezzopane.
“L’inchiesta è in corso e l’assessore, agli arresti domiciliari, si è dimesso ma è chiaro che una Regione come l’Abruzzo, che deve affrontare la ricostruzione post terremoto e gli effetti violenti della crisi economica, avrebbe assoluto bisogno di una giunta ‘sana’ e nel pieno dei suoi poteri”, dice ancora Pezzopane.
“Da donna – prosegue la senatrice – aggiungo che un ricatto sessuale di questa natura se confermato nei confronti di una lavoratrice dipendente lascia senza parole, per la sua volgare gravità. Né sarebbe molto diverso se tra i due come sostiene la difesa ci fosse una relazione. È questo l’esempio che continuano a dare, in Italia, alcuni degli uomini della destra che detengono un po’ di potere. Il presidente pro tempore della Regione Chiodi farebbe bene a condannare senza se e senza ma il comportamento del suo assessore e a ripudiare il relativo modello di potere maschile e maschilista. E farebbe bene a chiedere scusa agli abruzzesi e alle italiane, visto che a scegliere e nominare quell’assessore è stato lui”.
CHIAVAROLI, ”NON SPECULARE SU MISERIE UMANE”
“Le nuove indiscrezioni sul caso De Fanis che vengono distillate con puntualità scientifica, se trovassero conferma, sarebbero tuttavia uno spaccato di miserie umane sulle quali sarebbe dignitoso non speculare. Ma se queste voci, tutte da dimostrare e valutare nella loro completezza, diventano lo spunto per scomposti attacchi politici, lo squallore rischia di aumentare”.
Lo afferma Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale di Forza Italia, replicando alle affermazioni odierne della senatrice Stefania Pezzopane contro il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e in generale contro gli esponenti di centrodestra.
“Mi chiedo davvero – dice Chiavaroli – in questa vicenda, di cosa debba scusarsi con le donne italiane il presidente Chiodi, come pretenderebbe la senatrice. Mi auguro semmai che, sempre per restare nell’ambito delle indiscrezioni telefoniche, l’incontenibile Pezzopane trovi anche il tempo per indignarsi per il quadro altrettanto miserevole che sta emergendo in relazione alla ricostruzione dell’Aquila e all’amministrazione della città”.






