L’AQUILA – Affermano di aver fatto tutto quello che potevano, nei limiti delle loro competenze, gli amministratori per cui l’associazione “309 martiri” ha chiesto ieri le dimissioni da ogni incarico pubblico ancora oggi ricoperto, insieme ai componenti della commissione Grandi rischi.

In particolare, all’accusa di omissione di quanto riferitogli dal professor Enzo Boschi (direttore dell’Ingv) durante la riunione Grandi rischi sulla possibilità di un possibile forte terremoto all’Aquila, il sindaco Massimo Cialente risponde: “che L’Aquila fosse a rischio sismico si sapeva e non stava a me chiudere definitivamente una città, ma chiedere lo stato di emergenza e chiudere le scuole”.

Si discolpano da ogni accusa anche l’assessore comunale alla Protezione civile Roberto Riga e quello regionale alla Protezione civile Daniela Stati, (che si è dimessa per il coinvolgimento nell’inchiesta su Abruzzo Engineering), la quale si dice “amareggiata, ma serena” per essersi rivolta a chi doveva saperne più di lei, ovvero proprio la Grandi rischi.

Si è scagliata contro la commissione anche l’assessore Stefania Pezzopane, allora presidente della Provincia, secondo la quale l’organo consultivo indagato dai pm dell’Aquila “ci ha tranquillizzato, ci ha rassicurato, ci ha detto che avremmo potuto dormire tranquilli dentro le nostre abitazioni e che non ci sarebbe potuto capitare niente”.

Nel “mirino” dei parenti delle vittime del sisma, anche il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e i dirigenti del servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo, Altero Leone, Carlo Visca e Marinello Mastrogiuseppe. 

CIALENTE: “PER ME ENNESIMO SFREGIO, MA LO ACCETTO”

“Ho tale rispetto del dolore immenso di queste persone che da loro mi sento di accettare qualsiasi cosa, anche se la ritengo profondamente ingiusta”.

È amareggiato il sindaco Cialente per la richiesta di dimissioni avanzata a lui e ad altri politici e tecnici dall’associazione “309 martiri” per quanto accaduto il 6 aprile 2009.

“Tutto quello che avrei potuto fare credo di averlo fatto”, afferma il sindaco, replicando alle accuse di negligenza ricordando la richiesta fatta al Governo e alla Regione dello stato di emergenza e la chiusura delle due scuole, “una per lesioni, la De Amicis, una a Santa Barbara per una piccola erosione di cemento in una colonna, nonostante le contrarietà di genitori e maestre, che volevano portare la scuola al Convitto nazionale, dove poi sono morti dei giovani, o a palazzo Rivera”.

Rispetto alla frase “mettetevi in mente che non sarà oggi, non sarà domani, ma un terremoto forte colpirà L’Aquila” che Cialente avrebbe appreso da Boschi nel corso della seduta della commissione Grandi rischi del 31 marzo 2009, e che sarebbe stata riferita dallo stesso sindaco al presidente dell’associazione “309 martiri”, Vincenzo Vittorini (così quest’ultimo ha detto ai cronisti), Cialente conferma che questa è contenuta nel verbale “che solo due giorni fa ho letto. Boschi dice testualmente che L’Aquila è una zona ad alto rischio dove o prima o dopo il terremoto arriva”.

“Che L’Aquila fosse ad alto rischio sismico si sapeva – prosegue il primo cittadino – Non stava a me chiudere definitivamente una città, ma chiedere lo stato di emergenza, chiudere tutte le scuole e far capire ai cittadini che il Comune stava cominciando a fare tutto quello che doveva fare”.

Cialente ha ricordato che nel verbale è riportata l’affermazione di Boschi sulla classificazione della città in zona sismica 2. “Sospetto una certa strumentalizzazione – insinua – in quanto nessuno si interroga mai del perché e da chi L’Aquila fu lasciata in categoria 2 qualche anno fa. Se fosse dipeso da me, come si è verificato per  il fiume Aterno, l’avrei portata in zona 1. Ecco perché penso che qualcuno sta strumentalizzando”.

“Per quanto riguarda il piano di Protezione civile – aggiunge – chiederò che venga nuovamente verificato se si trattava di un piano vuoto o falso”.

“Che il capro espiatorio alla fine di tutta la vicenda sia il sindaco – conclude – che aveva solo 13 vigili del fuoco quella notte nonostante avesse chiesto al Governo e alla Regione lo stato di emergenza è una cosa che mi fa sentire addirittura beffato. È l’ennesimo sfregio che mi prendo in questi mesi”.

RIGA: “NON ABBIAMO RESPONSABILITA'”

“Perplesso e anche un po’ amareggiato” si è detto Roberto Riga, che viene nominato nella lettera scritta dall’associazione “309 martiri” perché anche ai tempi del sisma era assessore alla Protezione civile del Comune dell’Aquila.

“Posso capire – ha spiegato – che in questa tragedia le persone vogliano cercare la responsabilità di qualcuno, ma noi siamo politici e non facciamo i sismologi”.

Riguardo le accuse di superficialità mosse dall’associazione delle vittime del terremoto, Riga ha ribadito quanto detto anche dal sindaco Cialente: “tutte le precauzioni che dovevamo prendere come amministratori le abbiamo prese”.

“Se il presidente dell’associazione vuole addossare responsabilità addosso a qualcuno – ha concluso – le cerchi in altri”. 

STATI: “AMAREGGIATA, MA SERENA”

“Sono dispiaciuta, amareggiata, ma serena. Non mi sento colpevole di nulla perchè da assessore mi sono rivolta agli organi supremi, come la commissione Grandi rischi”.

Ad affermarlo replicando sulle critiche è Daniela Stati. L’allora assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo si dice “serena”. “Io – spiega – facevo l’assessore, che è un incarico politico e non tecnico. Quindi mi sono rivolta alla Grandi rischi che più di me doveva saperne”.

“Non voglio che si cerchi di strumentalizzare una vicenda così dolorosa”, ha detto.

“Nessuno di noi immaginava una cosa del genere – ha concluso la Stati – altrimenti nessuno, come per esempio Altero Leone del servizio di Protezione civile, avrebbe dormito in casa sua”. 

PEZZOPANE: “NON TUTTI RESPONSABILI ALLO STESSO MODO”

“Affermare che tutti sono responsabili allo stesso modo equivale a dire, in maniera gattopardesca, che non lo è nessuno”. Così il punto di vista su questo argomento dell’assessore comunale alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane, in una lettera aperta che risponde alla richiesta di dimissioni spedita a lei e ad altri politici e tecnici dall’associazione “309 martiri” per quanto accaduto il 6 aprile 2009.

“Invece – prosegue l’ex presidente della Provincia – le responsabilità sono individuali e differenti, come lo sono i ruoli e le competenze che il dettato costituzionale assegna a ciascun soggetto”.

La Pezzopane si scaglia per lo più contro la commissione Grandi rischi, per la quale è appena cominciata l’udienza preliminare, a conclusione dell’inchiesta della procura dell’Aquila.

Commissione che, secondo l’ex presidente della Provincia, “ci ha tranquillizzato, ci ha rassicurato, ci ha detto che avremmo potuto dormire tranquilli dentro le nostre abitazioni e che non ci sarebbe potuto capitare niente. In molti – accusa – le hanno creduto e non hanno abbandonato la loro casa dopo le prime minacciose avvisaglie”.

Quanto alle sue responsabilità personali, la Pezzopane ricorda che “non ho mai ricevuto alcun invito a partecipare alla riunione del 31. Se fossi stata presente – assicura – avrei detto a gran voce, come ho sempre fatto, che in quei giorni nessuno di noi era tranquillo”.

“Non ho mai smesso di lottare per la verità – aggiunge – e se mai ce ne fosse ancora bisogno, se mai c’è ancora qualcuno che non ha capito che non siamo tutti uguali e che non abbiamo tutti le stesse responsabilità, sono pronta a prendere nuovamente le distanze da chi ci ha mentito”.

Insomma per l’assessore comunale ci sono profili diversi di responsabilità e ben delineati.

“Ci sono persone che hanno messo in pericolo le nostre vite – conclude – e ci sono persone che alle 3.32 hanno rischiato anche la vita e l’hanno rischiata assolvendo il compito istituzionale per cui erano state elette e si sono prese cura dei loro cittadini”.