L’AQUILA – “Parlando di allentare il patto di stabilità per la ricostruzione in Sardegna, il premier Enrico Letta non si riferiva al superamento del rapporto deficit/Pil al 3%, ma al patto di stabilità interno dei Comuni. Comunque la riflessione sul rapporto europeo è in corso”.
Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’abruzzese Giovanni Legnini, chiarisce ad AbruzzoWeb il senso delle dichiarazioni di ieri dell’inquilino di palazzo Chigi Enrico Letta, gelando un po’ le speranze che si erano accese sulla possibilità di oltrepassare i paletti europei anche per la ricostruzione post-sisma dell’Aquila.
Le affermazioni di Letta, infatti, avevano fatto sperare gli aquilani su una nuova opportunità di indebitare lo Stato per stanziare fondi per la ricostruzione, rinforzata in modo tragico dalle 18 vittime del ciclone sardo, come fin qui non è stato mai possibile proprio a causa delle imposizioni comunitarie.
“Per tutta l’azione di ricostruzione, l’allentamento del vincolo del patto di stabilità per i Comuni toccati è una conseguenza che considero assolutamente naturale”, aveva detto Letta.
Alla luce dei chiarimenti di Legnini, però, è opportuno fare chiarezza: anche se non lo ha specificato chiaramente, il premier si riferiva al patto di stabilità interno delle amministrazioni comunali, che anno per anno fissa i margini di spesa e investimento.
All’Aquila servirebbe altro, il superamento del “patto di stabilità e crescita” imposto dalla Ue agli Stati membri.
Ipotesi tramontata, allora? Secondo Legnini no: “L’altra ipotesi, su cui ragioniamo, è connessa: se allenti il patto di stabilità dei Comuni il problema si pone oggettivamente”.
Una timida speranza, ma a fari spenti. “Non è che se si formula un auspicio, un proposito buono è già tutto fatto, non vorrei alimentare aspettative – ammonisce il sottosegretario – Ciò che è chiaro è che bisogna dare una risposta all’Aquila, quella è la via principale ma non sono escluse altre vie. Bisogna vedere se Europa ci darà ascolto”, e questo è il punto dolente.
Alla domanda se lo sforamento del 3% possa diventare un tema di campagna elettorale in vista delle Europee, come già ipotizzato dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, Legnini aggiunge che “rientra tutto nel macrotema dell’allentamento dei rigidi vincoli europei, di un’Europa meno ciecamente rigorista e più aperta ai temi dello sviluppo”.
E il rapporto Sondergaard su presunti sprechi e infiltrazioni nella spesa dei fondi comunitari per la realizzazione dei 4.500 appartamenti del progetto C.a.s.e.? “Certamente non ci fa bene – conclude Legnini – Quella relazione viene ormai spesso richiamata in sede parlamentare per dire ‘avete visto?’. Bisognerà lavorare anche sull’immagine”.



