L’AQUILA – Sulla mancata riassunzione dei lavoratori della casa di cura Sanatrix la Cgil dell’Aquila minaccia denuncia penale nei confronti della società Villa Letizia Srl, con una lettera firmata dal responsabile provinciale della sanità Antonio Ginnetti.

Nel testo, svelato oggi in un incontro con i cronisti, si dichiara che, qualora Villa Letizia Srl non predisponga di qui a un mese un dettagliato piano di riassunzione dei lavoratori provenienti dalla Sanatrix, anche alla luce delle due sentenze che glielo impongono, la Cgil dovrà “adire nuovamente le vie legali”.

Il sindacato procederà quindi a una nuova denuncia per violazione dell’articolo 650 del codice penale (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità), come spiegato dall’avvocato Francesca Ramicone.

Lo scorso lunedì 4 novembre, il giudice del lavoro Italo Radoccia ha confermato in appello la precedente sentenza del  4 luglio che condannava la società per condotta antisindacale e inibiva le nuove assunzioni finché non fosse stata risolta la situazione degli ex dipendenti Sanatrix.

In tal senso i dirigenti del sindacato, autori del ricorso, hanno espresso “soddisfazione” per la decisione del giudice del lavoro.

Tutto comincia il 17 novembre 2011, quando Villa Letizia Srl sottoscrive con le organizzazioni sindacali un accordo in merito alla cessione dell’azienda Sanatrix, che prevede la riassunzione progressiva dei dipendenti di quest’ultima a fronte dell’acquisizione della sua quota posti letto e relativi finanziamenti da parte della Regione Abruzzo.

Acquisiti i posti letto, ricevuti i finanziamenti pubblici, 1 milione 700 mila euro solo nel 2012, stando alle dichiarazioni del segretario provinciale Cgil Umberto Trasatti, Villa Letizia ha, secondo il giudice del lavoro, disatteso la parte dell’accordo relativa ai dipendenti ex-Sanatrix.

La Srl, infatti, pur lamentando nelle motivazioni dell’appello di essere stata costretta a ridurre i posti letto a causa della spending review, ha scelto comunque di assumere nuovi lavoratori.

Complessivamente, dal 2012 a oggi, 30 lavoratori a tempo indeterminato, 10 a tempo determinato e 3 collaboratori a progetto hanno cominciato a prestare servizio a Villa Letizia: di questi, però, nessuno appartiene ai 50 ex dipendenti della Sanatrix che l’accordo del 2011 avrebbe dovuto tutelare.

“Che la condotta di Villa Letizia – recita la sentenza del 4 novembre scorso – sia finalizzata al mancato rispetto dell’accordo sindacale stipulato il 17 novembre 2011 è provato dalla circostanza che la stessa società, dopo l’acquisizione della Sanatrix, ha proceduto alla assunzione di altri lavoratori e non dei dipendenti Sanatrix, disattendendo così gli obblighi assunti con l’accordo stesso”.

Nel frattempo, gli ex lavoratori della Sanatrix sono in regime di cassa integrazione in deroga, a 490 euro al mese, erogati, come denunciano, per di più con tempi lentissimi a causa dei fondi sempre più esigui: l’ultima mensilità pagata è quella di giugno, mentre quelle di luglio e agosto, dicono le rappresentanti sindacali, “dovrebbero arrivare, speriamo, ma non si sa quando”.

Vero è, ammette l’avvocato Ramicone, che l’accordo prevedeva, come scadenza ultima per le riassunzioni, il 31 dicembre 2014: tuttavia, spiegano i dirigenti Cgil, supportati dalla sentenza, alla luce delle 43 nuove assunzioni di cui sopra, ci sono le condizioni per considerare disattesi i patti.

Le parole del giudice sono inequivocabili: “Villa Letizia, con il suo comportamento, ha dimostrato di non voler rispettare i patti fin da ora, disattendendo anche le scadenze interlocutorie”.

“Considerato – conclude Trasatti – che Villa Letizia ha preso soldi pubblici dalla Regione Abruzzo rilevando la Sanatrix anche in virtù di un accordo a tutela degli ex lavoratori della clinica, sorprende il silenzio delle istituzioni, soprattutto della Regione stessa, in merito a questa vicenda”.

“Se agli stessi imprenditori locali viene consentito di comportarsi in maniera, a rigor di sentenze, non rispettosa dei patti, e dunque poco corretta, continuando a ricevere finanziamenti in soldi pubblici – conclude – non c’è da sorprendersi se chiunque pensa che L’Aquila sia sostanzialmente una landa di conquista, a cui sottrarre risorse accaparrandosi incentivi senza portare reali benefici al nostro territorio”. (red)