L’AQUILA – Domani martedì 5 Novembre 2013 alle ore 10.30 a L’Aquila, presso il piazzale della Villa Comunale, davanti al palazzo dell’Emiciclo del Consiglio regionale, si terrà una nuova manifestazione di protesta e di informazione del Mia Casa d’Abruzzo “per chiedere al Consiglio regionale l’approvazione di una legge organica di indirizzo e coordinamento di tutte le norme nazionali, commissariali e comunali relative alla ricostruzione e messa in sicurezza sismica dell’Aquila e della edilizia residenziale pubblica, e per denunciare e illustrare la gravità e pesantezza della situazione”.

Alla manifestazione “sono invitati ad intervenire tutti i tanti organi di informazione che seguono con interesse e competenza la effettiva ricostruzione dell’Aquila e che, per questo, ci vogliano dare un aiuto”.

“La situazione che si sta creando attorno alla ricostruzione pubblica e privata – si legge in una nota firmata da Pio Rapagnà, presidente di Mia Casa Abruzzo – desta molta preoccupazione ed allarme poiché, tra l’altro, esiste la possibilità i fondi “non spesi” nell’anno in corso per la ricostruzione pubblica siano “spostati e anticipati” dal Cipe per la ricostruzione privata. Purtroppo, la ricostruzione pesante della edilizia residenziale dell’Ater e del Comune dell’Aquila ancora non inizia – prosegue la nota – e in tale drammatico contesto c’è pure chi propone di “non ricostruire” gli alloggi di proprietà del Comune, dell’Ater e, di conseguenza, anche delle famiglie che hanno riscattato o acquistato la loro ‘prima casa’”.

“Il Comune dell’Aquila sembra operare come se le famiglie attualmente sfollate nel Progetto C.a.s.e. non stessero, dopo 4 anni e 6 mesi, ancora ‘in attesa della ricostruzione o riparazione dei rispettivi alloggi danneggiati o distrutti dal terremoto’ e come se gli alloggi del Progetto C.a.s.e. non siano stati progettati e realizzati come moduli abitativi destinati a consentire la più sollecita sistemazione delle persone che ‘prima del terremoto’ dimoravano in abitazioni distrutte o dichiarate non agibili dagli organi tecnici pubblici, ma nella prospettiva di ritornare al più presto nelle loro “naturali” e precedenti abitazioni”.