L’AQUILA – “Trasparenza nella gestione e partecipazione dei cittadini”, per l’ex senatore Alfonso Mascitelli, fresco di riconferma come segretario dell’Italia dei valori abruzzese, sono queste le “precondizioni” per correre in coalizione con il Partito democratico alle regionali dell’anno prossimo, e per scongiurare l’arrivo di un “piccolo Cesare” alla guida di un’eventuale maggioranza di centrosinistra.
Archiviata l’avventura di Rivoluzione civile, il cartello formato da Idv, Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi che alle politiche del febbraio scorso non ha raggiunto il quorum per entrare in Parlamento, “un’esperienza preparata male e comunicata ancora peggio” il movimento che un tempo aveva come leader indiscusso Antonio Di Pietro, ormai solo presidente onorario della formazione, si prepara alle prossime sfide.
Concentrando l’attenzione su tre temi fondamentali: “lavoro, tutele socio-sanitarie e competitività”, come spiega Mascitelli nell’intervista ad AbruzzoWeb.
Una stoccata finale, Mascitelli, la riserva ai suoi antichi colleghi dell’Emiciclo, istituzione che lasciò nel 2008 per approdare a palazzo Madama, e alla decisione di far slittare le elezioni oltre la scadenza naturale di dicembre: “una regione come la nostra, con il 40% di disoccupazione giovanile, un sistema infrastrutturale rimasto indietro di 20 anni e un’assenza di riforme strutturali nei settori vitali della nostra economia, non può permettersi il lusso di pagare sei mesi lo stipendio a consiglieri e assessori impegnati nella loro campagna elettorale”.
Poche settimane fa nel congresso regionale dell’Italia dei valori è stato confermato segretario, che evento è stato?
Un congresso vero, dove si sono confrontate due mozioni, due visioni diverse del partito. In questa fase delicata e in questo momento difficile per l’Abruzzo, in cui l’Idv ha ancora molto da poter dire e dare, si è preferito non un congresso del finto ottimismo ma che servisse a riacquistare identità in vista delle iniziative da mettere in campo per le prossime Regionali.
Aleggiava il “fantasma politico” del leader storico Antonio Di Pietro?
Più che fantasma c’era e continua l’attesa che una figura come Di Pietro possa recuperare in pieno quella credibilità che è stata infranta anche per operazioni poco chiare e pilotate da ambienti che avevano tutto l’interesse a distruggerlo.
Dopo la debacle delle elezioni politiche l’Italia dei valori sembrava destinata alla scomparsa tanto che proprio Di Pietro ne aveva addirittura proposto lo scioglimento. Avete deciso, però, di tenere duro e provare a ripartire, quali sono le prospettive per il movimento in Italia e in Abruzzo?
Di certo non ci preoccupiamo di misurare la salute del nostro partito con la rincorsa dei sondaggi. La questione è un’altra: quando si è utili per i cittadini? In una regione come la nostra, dove i giovani non trovano lavoro senza santi in paradiso, le piccole imprese per vincere gli appalti devono stare nel circuito giusto e i malati per potersi curare, senza vergognose liste d’attesa, devono spesso rivolgersi al privato o andare fuori regione, una forza legalitaria come l’Idv a difesa dei diritti fondamentali garantiti e di una reale giustizia sociale è più che mai attuale. E questo è stato il tema centrale del nostro congresso regionale che si è tenuto il 20 ottobre.
L’adesione al cartello di sinistra di Rivoluzione civile è stata fallimentare: quorum non raggiunto e nessun parlamentare eletto, prosegue il dialogo con i vecchi compagni di percorso (Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi) o state decidendo di cambiare strada?
Rivoluzione Civile era l’espressione di una nostra netta contrapposizione alle politiche di Berlusconi e di Monti e le condizioni attuali del nostro Paese ci dicono che avevamo ragione. Purtroppo è stata un esperienza preparata male e comunicata ancora peggio e i cittadini, con il loro voto, ci hanno detto di considerarla conclusa.
Come sono i rapporti tra l’Idv e il Movimento 139 di cui è uno dei fondatori Carlo Costantini, esponente di punta fino a pochi mesi fa del vostro partito?
I rapporti personali sono buoni sia con Costantini che con altri che hanno scelto strade diverse, l’impegno politico di ciascuno deve essere libero e spontaneo. Quanto al rapporto politico con il Movimento 139, nel momento in cui riusciremo a capire dai fatti cosa propone, allora sarà anche possibile condividere insieme alcune battaglie nell’interesse dell’Abruzzo.
Alle scorse regionali l’Idv fu la vera sorpresa elettorale, e il centrosinistra puntò proprio sullo stesso Costantini per sfidare l’attuale governatore Gianni Chiodi, cosa farete all’appuntamento di maggio? Cercherete un accordo con il Partito democratico e i suoi alleati o si preannuncia una corsa in solitaria?
Spero che il Pd non faccia l’errore, di bersaniana memoria, di considerare la vittoria già in tasca assemblando semplicemente il maggior numero di liste o affidandosi alla corsa taumaturgica di quelli che considera i suoi cavalli di razza. Così come l’Idv non deve avere la presunzione o l’arroganza che i problemi seri e difficili della nostra regione si possano risolvere in modo solitario, senza unire le forze sane e facendo a meno di pregiudizi ideologici.
Il giudizio dell’Idv nei confronti di Chiodi è sempre stato fortemente negativo. Non pensate che la scelta di andare separati dal centrosinistra sia un regalo al vostro avversario storico? Oppure per voi Chiodi e colui che sembra essere il suo sfidante in pectore, l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, “pari sono”?
C’è una sostanziale differenza tra Chiodi e il futuro candidato del centrosinistra. Cinque anni fa l’attuale governatore è stato scelto da Silvio Berlusconi ed eletto soltanto dal 25% degli abruzzesi. Il candidato presidente del centrosinistra, chiunque esso sia, sarà scelto con le primarie direttamente dai cittadini e noi dell’Idv porremo nel programma di coalizione la precondizione che la trasparenza nella gestione della cosa pubblica e la partecipazione dei cittadini siano l’elemento essenziale e qualificante della intera azione di governo. L’Abruzzo non ha bisogno di un piccolo Cesare.
Il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, oltre a raccogliere consensi tra gli elettori dei due schieramenti principali, sembra aver egemonizzato il voto “di protesta”, che in passato ha premiato l’Idv. Immaginate un confronto programmatico con i grillini in vista delle prossime regionali?
La giusta protesta e la rabbia naturale dei cittadini si fermano il giorno delle elezioni, ma, il giorno dopo, i problemi restano e si aggravano. Non siamo noi ad avere preclusioni, ma se in Abruzzo, come nel resto del Paese, il M5s vuol far credere di governare da solo sarebbe una evidente presa in giro.
Quali sono le tre principali emergenze abruzzesi e qual è la vostra ricetta per risolverle?
L’emergenza più drammatica è il lavoro che non c’è. Giovani senza un futuro e piccole imprese che chiudono hanno bisogno di politiche attive e di una programmazione che non si improvvisa solo nella fase acuta, è necessario concentrare tutte le risorse statali e comunitarie disponibili e attrezzare concretamente le aree di crisi industriali, che ora sono delimitate solo sulla carta. La seconda priorità sono le tutele sociali e l’assistenza sanitaria: noi proporremo un nuovo piano sanitario e una integrazione dei servizi sociali sui territori, oggi del tutto inadeguati. Nel bilancio regionale vi sono ancora sacche di sprechi e si può riqualificare la spesa pubblica indirizzandola verso chi ha più bisogno: è una questione di civiltà. Il terzo investimento è dare valore al capitale umano e competitività, rivoluzionando il sistema della formazione professionale. La sfida sarà eliminare un sistema inefficace e clientelare, garantendo un reddito di formazione ai giovani e a quanti perdono lavoro in età più avanzata.
Sulla data delle elezioni regionali non siete d’accordo con il riallineamento con le europee e le politiche. Perché?
Dal 15 dicembre, scadenza naturale, scatterà l’ordinaria amministrazione sino all’insediamento del nuovo consiglio regionale che avverrà a giugno. Può una regione come la nostra, con il 40% di disoccupazione giovanile, un sistema infrastrutturale rimasto indietro di vent’anni e una assenza di riforme strutturali nei settori vitali della nostra economia, permettersi il lusso di pagare sei mesi lo stipendio a consiglieri ed assessori, impegnati nella loro campagna elettorale?
Con quale squadra vi presenterete, nel senso dove attingerete nuova classe dirigente?
Di fronte al panorama desolante della vecchia politica, ogni giorno che passa c’è una ripresa di attenzione e di interesse nei nostri confronti. Non avremo difficoltà nel preparare liste regionali aperte, dando responsabilità soprattutto ai giovani, senza per questo fare gli errori del passato. (b.s.)






