L’AQUILA – “I politici locali tutto possono chiedere agli italiani tranne d’essere presi sul serio. Perché se pretendono di convincerci dell’assoluta necessità di affermare 19 posizioni di principio differenti e inconciliabili ci prendono davvero per il c…”.

È un articolo durissimo quello uscito oggi su Sette, il periodico del Corriere della Sera, firmato da Gian Antonio Stella, giornalista autore del libro-inchiesta La Casta scritto insieme a Sergio Rizzo.

Nel mirino di Stella, la miriade di gruppi consiliari di cui si compone l’assemblea municipale dell’Aquila (paragonata a Babele per il caos che regna sovrano), arrivati a 19 dopo la creazione del monogruppo Centro democratico da parte di Ermanno Giorgi a seguito dell’uscita da Alleanza per l’Italia.

Per 32 membri fin troppi gruppi, dei quali tre composti da due consiglieri ciascuno e 14 monogruppi.

Un’anomalia, quella dei monogruppi, che Abruzzoweb ha denunciato più volte senza ottenere effetti concreti se non promesse elettorali: tanto il sindaco, Massimo Cialente, quanto il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, avevano indicato la loro eliminazione come una delle priorità del loro schieramento, il Partito democratico, invece nulla è stato fatto.

“Un delirio”, lo definisce Stella. “Ma avete idea di cosa sia oggi quel Consiglio comunale che ha in mano la ricostruzione della città?”

Per il giornalista, il sindaco Massimo Cialente può contare su una maggioranza di sinistra “sbrindellata come poche. Anche l’opposizione però è ridotta i pezzi”.

Nel suo articolo, Stella ricorda la disfatta alle scorse elezioni del candidato sindaco Pierluigi Properzi, che ha raccolto un misero 8,5%, “prova provata che la convinzione di Silvio Berlusconi di essere adorato dagli aquilani per aver costruito loro una ventina di new town arredate senza una libreria ma coi televisori ultrapiatti e lo spumante e la torta nel frigo era del tutto sballata”.

CIALENTE SU FACEBOOK: ”E’ LA DEMOCRAZIA, BAMBOLA”
 
“È la democrazia, bambola”. 
 
È ironico e anche un po’ rassegnato, il sindaco Massimo Cialente che, dalla sulla bacheca di Facebook,  commenta l’articolo durissimo di Gian Antonio Stella, apparso oggi su Sette, il periodico del Corriere della Sera, nel quale condanna la miriade di gruppi consiliari di cui si compone l’assemblea municipale dell’Aquila. 
 
“Scusate, ma di cosa vi stupite? È la politica aquilana così come scelta dagli aquilani, non è una novità – prosegue il primo cittadino – Il consiglio comunale dell’aquila, tranne un paio di persone che hanno cambiato gruppo, è stato delineato così dal voto degli aquilani”. 
 
Memoria corta, quella di Cialente, che fa fatica a ricordare la promessa, durante la campagna elettorale che ha preceduto il suo secondo mandato, di una rapida riforma proprio per eliminare i monogruppi in Consiglio comunale.
 
“È la rappresentazione delle forze politiche, dei movimenti, delle diverse candidature a sindaco, tecnica con la quale, con questo sistema elettorale, si può tentare di entrare in consiglio pur avendo pochi voti – conclude il primo cittadino – Questo consiglio comunale rappresenta la frammentazione sociale aquilana, la mancanza di partiti credibili, di condivisione politica. Tante piccole bandierine, spesso legate a vicende di visibilità personale. La scorsa consiliatura i gruppi erano addirittura arrivati a 22”.  (m.gal.)

BENEDETTI: ”CONSIGLIERI GUADAGNANO MENO DI STELLA”

 “Magari fossero i monogruppi il problema di questa città adesso!”. 
 
Il presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Carlo Benedetti, minimizza le polemiche delle ultime sollevate dall’articolo di Gian Antonio Stella, su Sette, periodico del Corriere della Sera, in cui il giornalista denuncia la ”Torre di Babele” dei 19 gruppi consiliari aquilani.
 
“Sarebbe auspicabile una riduzione, magari con un accorpamento delle liste civiche che non rappresentano posizioni politiche precise – ammette – Avere a che fare con 4 o 5 gruppi mi semplificherebbe la vita!”.
 
Secondo Benedetti “il problema è politico, non di spreco di denaro pubblico. Un consigliere, infatti, percepisce un’indennità mensile di 280 euro, guadagnando in un anno la metà di quello che percepisce Stella in una settimana”.
 
Bendetti precisa che il Consiglio comunale è un organo collegiale che sta “in prima fila”, affrontando argomenti di rara importanza.
 
“Approviamo progetti per milioni di euro – conclude – Devo ringraziare tutti i consiglieri per come si stanno comportando in questa fase. Questo è un lavoro che si fa o per passione o per malattia”. (m.gal.)