L’AQUILA – “È in atto all’Aquila un esodo, numericamente robustissimo. Molte persone preferiscono trasferirsi altrove, soprattutto sulla costa abruzzese”.

È l’allarme lanciato dall’arcivescovo metropolita del capoluogo monsignor Giuseppe Petrocchi in un’intervista rilasciata a Radio Vaticana.

Parole che fanno il seguito a quelle già dure rilasciate nei giorni scorsi: “I prossimi cinque anni saranno decisivi. Senza segnali nitidi la città non ci sarà più”, aveva detto il presule che ha appena sostituito monsignor Giuseppe Molinari.

Oggi nell’intervista con la radio la nuova sottolineatura di Petrocchi davanti a una platea nazionale. Petrocchi ha detto quello che molto spesso le istituzioni non vogliono dire, e anche trovare i dati risulta difficile, come se non si volesse farlo sapere troppo in giro.

“Questa, che io ho definito ‘emorragia demografica’, risulta ancora più inquietante se si tiene conto che sono ormai molti i giovani che preferiscono partire, diciamo così, in ‘esilio’ per andare a cercare un destino migliore in altri luoghi”, ha rimarcato.

Secondo Petrocchi, “se una città perde la risorsa prima che sono i giovani, la città vede oscurarsi l’orizzonte del suo futuro: è una città che sta perdendo la speranza”.

“La patologia più grave che potrebbe colpire questa città è quella della divisione, che determina polemiche, rivalità, contrapposizioni – ha aggiunto poi – Il rischio che si corre è che, frantumandosi il tessuto relazionale, possano essere incrementati gli individualismi e che il bisogno, in qualche modo, di recuperare una propria identità avvenga senza tener conto dell’insieme, senza cioè rimanere dentro il ‘noi’”.

“Ecco, io vorrei che all’Aquila il buon ‘noi’, il buon ‘noi’ Chiesa e il buon ‘noi’ comunità civile, possa rappresentare la forza più alta e più nobile che consenta a questa città di risorgere”, ha concluso.