L’AQUILA – È ancora la visita del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a tenere banco sulle cronache dei media, che riportano anche le contestazioni di alcuni esponenti dei comitati nei pressi della caserma della scuola della Guardia di finanza a Coppito.

“Contestazioni? Non me ne sono accorto ” ha dichiarato il premier, mentre il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha dichiarato di non aver parlato con Berlusconi all’Aquila, come voleva, ma che lo vedrà a Roma.

Delusi i comitati che hanno parlato di cerimonia “inutile”, mentre anche l’assessore Stefania Pezzopane boccia i contenuti della visita del premier: “Basta medaglie, la Protezione civile è già stata ringraziata abbastanza, le prossime targhe rischiano di essere alla memoria della città”.

BERLUSCONI: CONTESTAZIONI? ERANO TRENTA PERSONE

L’AQUILA – Silvio Berlusconi ha iniziato la conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del vertice sull’emergenza alluvione nel Veneto contestando quanto riportato dai giornali circa le contestazioni nei suoi confronti ieri in Veneto e all’Aquila.

“Leggendo oggi i giornali non credevo ai miei occhi – ha esordito il premier – parlano di contestazioni ma io non mi sono accorto di nulla. Evidentemente  avevo gli occhi tappati”.

Poi, il presidente del Consiglio ha svelato di aver chiesto ieri alle forze dell’ordine informazioni sulle contestazioni e “mi hanno detto che all’Aquila si trattava di una trentina di persone che stavano sul marciapiede, ma io non li ho visti. A Padova era una manifestazione dei centri sociali. Io sono stato accolto benissimo dalle popolazioni venete” colpite dall’alluvione, “mi hanno ringraziato per la presenza e mi hanno esortato a continuare l’attivita’ di Governo e dare risposte immediate alla calamita’”.

Dunque, “ai cittadini che ancora leggono i giornali, dico non credete ai giornali. Oggi in prima pagina c’è scritto che Berlusconi è stato contestato. I giornali vi hanno imbrogliato – conclude – come avviene purtroppo molto spesso”.

CIALENTE: PARLERO’ CON BERLUSCONI A ROMA

L’AQUILA – “Non sono riuscito a parlare con Silvio Berlusconi perché è arrivato tardi. Comunque ci vedremo a Roma”.

È saltato alla fine l’incontro tra il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il presidente del Consiglio. Un incontro che lo stesso sindaco aveva auspicato caldamente nel suo intervento di ieri sul palco della scuola della Guardia di finanza.

Prima della cerimonia non è stato possibile, dopo il premier si è subito dileguato. “Ho parlato un attimo con Gianni Letta – aggiunge Cialente – lo risentirò, spero ci sarà una riunione nella Capitale”.

Il primo cittadino anticipa anche brevemente quali sono le problematiche che vuole portare a Roma: “I soldi per l’emergenza sono bloccati – snocciola – tutto è bloccato, non c’è nulla per il rilancio economico e produttivo, le tasse così come sono impostate ora è una follia, un omicidio”.

Sembra indispettito il sindaco se gli si ricorda quello che ha detto ieri Berlusconi: “Lo Stato ha fatto il proprio dovere mettendo a disposizione i fondi: ora tocca alle istituzioni locali”.

Insomma, palla agli Enti locali. “Ma non deve stare a noi, la palla! – sbotta Cialente – La palla è in parte agli Enti locali e in parte alla struttura commissariale, che ha problemi a non finire. Ancora non mi arrivano i soldi per i puntellamenti, per esempio”.

E il premio a Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che rassicurò gli aquilani prima del 6 aprile 2009? “Arrivederci”. (alb.or.)

PEZZOPANE: ”SILVIO SE NE VA, MA I PROBLEMI RESTANO”

L’AQUILA – “Dopo l’ennesima passerella del premier, in Abruzzo per ringraziare la già più volte ringraziata Protezione civile, i problemi del territorio restano, a cominciare dalla ricostruzione che non c’è e dall’economia ormai al collasso”.

Commenta così la responsabile nazionale del Partito democratico per la ricostruzione, Stefania Pezzopane, la ventisettesima visita del presidente del Consiglio all’Aquila dopo il sisma del 6 aprile 2009.

“La città dell’Aquila e l’Abruzzo intero, fino al più piccolo dei suoi Comuni – dichiara la Pezzopane – hanno già più volte ringraziato la Protezione civile, dal capo dipartimento Bertolaso ai volontari di ogni regione, per quanto hanno fatto in Abruzzo. Più che l’ennesima e pleonastica distribuzione di medaglie ci saremmo aspettati confronti con sindaci e cittadinanza e risposte rispetto alle molte questioni ancora aperte, soprattutto in considerazione del fatto che Berlusconi non veniva all’Aquila da nove mesi”.

“Arrivando alla cittadella blindata della Guardia di finanza, ben lontana dal centro con le sue macerie, dalle case ancora distrutte e dalle fabbriche che chiudono – aggiunge l’esponente Pd – il presidente ha rassicurato la stampa sul fatto che l’emergenza in Veneto può dirsi risolta. Peccato che qui, invece, da 19 mesi, aspettiamo una soluzione che tutti dicono di avere in tasca, ma che è ancora ben lontana per gli oltre 70 mila cittadini aquilani e per quelli del ‘cratere’, per le aziende, per le scuole, per l’università e per l’ospedale”.

“In un anno – ricorda l’assessore Pezzopane – la cassa integrazione è aumentata dell’800 per cento, c’è stata una vera e propria emorragia di posti di lavoro, l’economia è al palo e anche l’unico settore, quello dell’edilizia, che avrebbe dovuto beneficiare delle circostanze è al collasso, perché non arrivano i fondi della ricostruzione e le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, sono costrette a licenziare le maestranze. Una situazione che rischia di far morire la città. Molti sono stati costretti a lasciarla perché non hanno più lavoro. Nelle scuole si sono registrati 700 iscritti in meno, che vuol dire che almeno 700 famiglie sono state costrette a trasferirsi”.

“Arrivando nella città dove il Governo costringe la popolazione a pagare il mutuo sulle case crollate, dove non arrivano neanche i fondi per coloro che non hanno avuto un alloggio e hanno optato per i 200 euro procapite del contributo di autonoma sistemazione, dove la promessa zona franca è ancora una chimera e dove centinaia di progetti per riparare le abitazioni del centro storico sono bloccati dall’assenza di regole certe – attacca ancora – il premier non può cavarsela consegnando qualche targa. Ha il dovere di fornire risposte. Almeno sull’incresciosa questione delle tasse e dei tributi da pagare”.

“Se in Veneto la situazione è risolta lo vedremo. In Campania, dove tre anni fa si era assicurata una soluzione definitiva per il problema rifiuti, tranquillizzando tutto il Paese, scopriamo che invece l’immondizia soffoca ancora la regione. Noi non vogliamo fare la fine di Terzigno – conclude la Pezzopane – anche perché se continua così, fra tre anni non avrà più senso neanche fare le barricate perché davvero, di questo passo, le targhe le consegneremo alla memoria di una città finita e alla vergogna di un governo che usa il nostro dramma solo quando serve a far dimenticare i problemi personale del premier e quelli pubblici della coalizione”.

COMITATI DELUSI E FURIOSI: ”CERIMONIA INUTILE NEL SOLITO BUNKER”

L’AQUILA – Il giorno dopo il ritorno del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è ancora polemica per la mancata partecipazione degli aquilani all’evento della scuola gdf, riservato agli accreditati e che in pratica ha visto in platea soltanto rappresentanti istituzionali politici e militari e giornalisti.

In questo resoconto di mediacrewcasematte.org si racconta per filo e per segno la giornata dei comitati, piena di pioggia, duelli rusticani con le forze dell’ordine, contestazioni, striscioni e carriole.

Un pomeriggio e una serata ad alta tensione, in cui a farne (relativamente) le spese è stato il vice commissario per la ricostruzione, Antonio Cicchetti, bersagliato dagli improperi più feroci, tanto che si è ritrovato l’auto blu ammaccata e il vetro insozzato da soldi fatti a coriandoli che con la pioggia sono diventati poltiglia.

“Un’inutile cerimonia”, dicono i comitati. La delusione degli aquilani si riassume tutta in quella frase. Questo il racconto dal punto di vista dei manifestanti.

Berlusconi arriva all’Aquila per consegnare le onorificenze di Protezione civile. Comitati e cittadini lo contestano. In mattinata era successo lo stesso prima a Vicenza poi a Padova, i luoghi dell’alluvione degli ultimi giorni.

All’Aquila l’inutile cerimonia è prevista nel solito bunker-caserma della guardia di finanza ex sede della Dicomac, la direzione del comando e del controllo ai bei tempi di Bertolaso e la protezione Civile: paramilitari in polo blu.

“L’Aquila non sarà la vostra Salò”, recita uno striscione dei manifestanti lasciati molto lontani all’esterno, nei pressi della rotonda di Coppito. Hanno con loro carriole piene di macerie per ricordare che c’è una città ancora da ricostruire.

“Macerie di democrazia” anche, che ricordano della manifestazione del 20 novembre. A un certo punto passa Antonio Cicchetti in auto blu. I comitati lo riconoscono e assaltano la sua macchina che è costretta a fare marcia indietro. Piccoli tafferugli si susseguono durante tutto il pomeriggio.

Dopo che Cicchetti è scappato via i manifestanti inseguendo la sua macchina guadagnano qualche metro in direzione guardia di Finanza, comunque molto lontana. Inizia un lungo “gioco” nella rotonda, una delle tante spuntate nella periferia aquilana.

Si guadagna qualche metro dal centro, si viene respinti malamente al centro, ci si riprova, si blocca un po’ il traffico da un lato, poi dall’altro e poi dall’altro ancora tanto è rotonda.

I sindacati di polizia, che uniti avevano annunciato di manifestare contro il governo, devono averci ripensato e deciso di reprimere alacremente i manifestanti. Intanto “soldi” ritagliati a coriandoli vengono buttati su tutte le auto blu e sulla polizia.

Comunque è assolutamente vietato avvicinarsi ai luoghi esclusivi dove deve andare in onda lo spettacolo Berlusconiano sorretto anche dal sindaco della città dell’Aquila che, all’interno, ha ringraziato il premier per essere presente alla cerimonia e, in particolare, per essere “uno dei più grandi tifosi della squadra di rugby, perché in questi momenti abbiamo bisogno, la nostra comunità ha bisogno, di trovarci uniti intorno ad alcuni simboli e la squadra è uno di questi”.

Fuori dall’inutile cerimonia che sicuramente non serve a niente per L’Aquila spintoni e tafferugli.

“Ogni volta che Berlusconi è in crisi viene all’Aquila, oggi come nel 2009 – afferma una manifestante – viene senza confrontarsi con le persone e nemmeno con le istituzioni locali, ma a gloriarsi sulla pelle degli aquilani, trincerato in una caserma. All’Aquila la ricostruzione non è iniziata e non c’è nessuna prospettiva per il futuro. Spero che il 20 alla manifestazione nazionale vengano in tanti perché questa è una città che si sta ribellando, sede dell’amplificazione più forte della crisi economica, politica e istituzionale in cui è caduta l’Italia di Berlusconi”.

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