L’AQUILA – Arriva la prima tesi di laurea sperimentale sulla MRgFUS, la nuovissima tecnica per la cura dei tumori con gli ultrasuoni applicata presso l’unità di Radiologia dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, diretta dal professore Carlo Masciocchi.
La MRgFUS, anche detta Hifu è sempre più all’attenzione della medicina nazionale e internazionale, interessate ad acquisirne know-how e adesso anche oggetto “di studi per approfondirne lo sviluppo della metodica tecnologica”, ha spiegato ad AbruzzoWeb il professor Masciocchi.
L’Aquila è uno dei tre centri nazionali a utilizzare questa tecnica innovativa per la cura dei fibromi e l’unico centro al mondo a impiegarla con successo anche nella cura dei tumori dell’osso e dell’adenomiosi, patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale nella parete dell’utero.
Ottimi risultati anche nella sperimentazione sulle malattie dell’encefalo, in particolare del morbo di Parkinson, e la nuova tecnica si appresta ad aprire nuove frontiere nella cura dell’Alzheimer.
“Dario De Tommaso, laureando in Ingegneria clinica all’Università La Sapienza di Roma ci ha fatto richiesta per la compilazione della sua tesi – ha specificato Masciocchi – Ci siamo incontrati lo scorso 27 maggio e gli abbiamo dato tutte le informazioni e adesso stiamo lavorando con lui a un programma di lavoro”.
Quella di De Tommaso, sarà la prima tesi in assoluto sulla tecnica Hifu e andrà ad associare la parte strettamente ingegneristica a quella medicale nell’ambito dello studio degli ultrasuoni focalizzati.
“All’Università di Roma hanno sentito del nostro centro di fama internazionale che si interessa di queste nuove tecnologie non invasive e hanno deciso di collaborare con noi nelle stesura di questa tesi – ha detto a questo giornale il professor Giulio Mascaretti, responsabile della Fivet dell’ospedale San Salvatore e docente presso l’Università del capoluogo – Abbiamo accettato ben volentieri ricevere questa richiesta da una cattedra illustre, anche e soprattutto nell’ottica di una lavoro congiunto tra gli atenei. È importante per lo sviluppo della nostra università guardare a un futuro che contempli collaborazioni simili”.



