L’AQUILA – “Abbiamo impiegato un anno e mezzo a lavorare su quei progetti, articolati, ben strutturati, tanto che uno di questi ha vinto il bando. Ora, per responsabilità che tocca ad altri accertare, è tutto fermo e noi ci ritroviamo senza lavoro e con i debiti da saldare per le cooperative ormai costituite”.

A parlare è Paola Federici, dottoressa chinesiologa e presidente della cooperativa “Giovane Aquila”, una delle sei (più un consorzio) che tempo erano nate per partecipare al bando sui cosiddetti fondi Giovanardi, 12 milioni di euro poi diventati 9, destinati al sociale.

Fondi finiti al centro dell’inchiesta per tentata truffa che ha portato all’arresto di Gianfranco Cavaliere e Fabrizio Traversi, ora imputati nel processo.

Qualche giorno fa AbruzzoWeb ha riportato la denuncia fatta da alcuni soci fondatori delle cooperative che si ritrovano ora a dover cacciare di tasca loro tra i 150 e 200 euro per le spese notarili.

Ora la Federici ha deciso di “parlare pubblicamente e metterci la faccia per raccontare qual è la situazione – spiega – La rabbia nasce dal fatto che dopo tanto lavoro, la situazione sia ferma”.

Un ricorso al Tribunale amministrativo  fatto dal Comune dell’Aquila contro la graduatoria finale del bando e la decisione dello stesso Carlo Giovanardi , allora ministro, di bloccare i fondi all’indomani dell’inchiesta, tengono la situazione congelata.

Intanto però c’è da pagare il notaio: 1.500 euro per la costituzione di ognuna delle sei cooperative e 1.500 per il consorzio. “Grazie alla donazione fatta dal vescovo Giovanni D’Ercole di circa 6 mila euro, una parte delle spese è coperta. Rimangono però altri 4 mila euro da pagare per gli atti costitutivi delle cooperative”, spiega la Federici.

Per chiudere queste società, visto che i fondi sono bloccati e possibilità di accedere ad altri finanziamenti per il momento non ce ne sono, dovrebbero sborsare altri 1.500 circa per ogni coop.

“Per me è difficile chiamare le persone e chiedere loro i soldi. La situazione è davvero critica, per questo sto contattando per prime le persone che stanno lavorando. Ai disoccupati cerco per il momento di risparmiare questa ‘grana’. Intanto stiamo temporeggiando sulle chiusure di queste cooperative, solo una ha di fatto cessato di esistere”.

La delusione per come siano andate a finire le cose è ancora forte. “Ci abbiamo creduto tutti di poter prendere quel finanziamento e partire con i nostri progetti. Idee che venivano dal basso e rispondevano esattamente alle esigenze del territorio, perché a elaborarle siamo stati noi, giovani e aquilani”.

Uno dei progetti, che rientrava in quello presentato dal Comune di Acciano, è risultato tra i vincitori del bando.

Ma tutto è fermo e L’Aquila, al di là delle responsabilità specifiche, sembra per il momento aver perso un’altra buona occasione.