L’AQUILA – “Una vicenda creata ad arte sul nulla per colpire anche me. Ma alla fine non ci sono riusciti a mettermi dentro. Ad averci rimesso sono invece i giovani, in una città che già stenta a ripartire. Per questo mi sono impegnato in passato, e continuerò anche in futuro, ad aiutare concretamente chi aveva creduto nel progetto”.

Sono parole piene di amarezza quelle del vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, interpellato da AbruzzoWeb sulla questione delle somme che dovranno essere sborsate da chi aveva partecipato alla costituzione delle cooperative per il bando sui cosiddetti ‘fondi Giovanardi’.

D’Ercole conferma di aver raccolto un po’ di soldi (“circa 6 mila euro attraverso una colletta”) per pagare le spese notarili (“volevo che queste società restassero aperte e i giovani potessero lavorare e avere un futuro”) e dopo si toglie dalle scarpe alcuni sassolini, che devono aver pesato come macigni.

Era stato infatti accusato di rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sui fondi per il sociale stanziati dall’ex sottosegretario Carlo Giovanardi, e poi assolto. Nell’ambito dello stesso procedimento è stato invece condannato alla pena di un anno per falso il sindaco di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), Silvano Cappelli, che aveva chiesto il rito abbreviato.

Quello che lo vedeva coinvolto, e che vede ancora imputati Gianfranco Cavaliere e Fabrizio Traversi con l’accusa di tentata truffa, è per monsignor D’Ercole uno “pseudo processo che si concluderà con l’assoluzione”.

“Era un truffa impossibile da fare – si sfoga il vescovo – hanno voluto colpire qualcuno, anche me, forse perché non ero un tipo facile da gestire, non scendevo a compromessi. Non sono riusciti a mettermi dentro e mi hanno accusato di aver rivelato ‘segreti’, che erano invece cose di cui parlavano già i giornali”.

Il vescovo è certo che “Traversi e Cavaliere erano in buona fede, se avessi visto la cattiva fede sarei stato il primo a denunciare il fatto”, continua.

Adesso resta solo la preoccupazione per quei giovani che avevano creduto in quella possiilità e che oggi si ritrovano senza lavoro e con dei soldi da cacciare (circa 200 euro per le spese notarili di costituzione e chiusura delle cooperative).

“C’erano progetti che avevano davvero grandi possibilità di accedere ai fondi – conclude – La mia speranza ora è che si faccia qualcosa di concreto per questi ragazzi, per i tanti giovani che vogliono andare via dall’Aquila. Io ho voluto incoraggiarli attraverso un contributo economico per le spese. Sono disposto ad aiutarli ancora”.