PESCARA – “Le associazioni di centrodestra che si mettono in rete per dare fastidio al Popolo della libertà proprio nel pieno della campagna elettorale? Questi di ‘Presenza Popolare’ sono una presenza qualificata con tanti voti, per cui sono preoccupato per il mio partito! Ma se non riescono neppure a farsi eleggere consiglieri comunali! Si tratta di gente indicata, ma mai eletta da nessuna parte”.
Tra l’ironico e il serio ci va giù duro il senatore uscente Paolo Tancredi, candidato al posto numero due (utile) alla Camera dei deputati per il Pdl, nel dire la sua sull’intesa per una stretta collaborazione non certo a favore del partito di Berlusconi da parte di un gruppo di dissidenti del Pdl e del centrodestra.
Si tratta di pezzi da 90 della politica abruzzese, che gestiscono tre associazioni di area nate “per la carenza di dialogo e per le diversità di vedute nella gestione nel Pdl e nella coalizione”.
Non sembra un caso che parole di fuoco il senatore uscente le riservi soprattutto ai consiglieri regionali ancora iscritti al Pdl, Riccardo Chiavaroli e Gianfranco Giuliante, che è anche assessore alla Protezione civile: due dei tre ispiratori (il terzo è l’altro assessore pidiellino Angelo Di Paolo) dell’associazione e dell’intergruppo in Consiglio regionale denominato “Presenza Popolare”.
“Giuliante e Chiavaroli stanno dimostrando gratitudine al Pdl che li ha indicati nelle liste – continua ironicamente Tancredi – E meno male che i listini servono ad avere il premio di maggioranza e quindi a controllare i consiglieri! Giuliante e Chiavaroli sono l’esempio contrario”.
Secondo Tancredi, teramano come il presidente della Giunta, Gianni Chiodi, grazie alla protesta del quale è stato candidato in extremis in un posto utile per Montecitorio, Giuliante e Chiavaroli non hanno un voto, tanto che sono entrati a palazzo dell’Emiciclo nel listino del presidente, Gianni Chiodi.
“Sono veramente felice che Giuliante non mi voti, se poi ci riesce anche Chiavaroli è un carico da 90 – prosegue Tancredi, questa volta con toni molto seri – Il voto di Giuliante non lo voglio, lo dia a Paolo Gatti”, chiarisce, riferendosi all’assessore regionale concittadino, fino a qualche settimana fa nel Pdl e poi passato nelle fila di Fratelli d’Italia, formazione con la quale è capolista a Montecitorio, quindi suo avversario nella bollente Teramo nonostante i due partiti siano nella stessa coalizione.
Gatti è ispiratore dell’associazione “Futuro In”, ma viene “graziato” rispetto a Giuliante, nonostante anch’egli sia tra coloro che hanno animato l’intesa sfociata in un documento molto critico con il Pdl, accusato di essere caratterizzato dalla “vecchia politica” che continua “a replicare se stessa perpetrando schemi obsoleti e modelli che nulla hanno a che fare con le nuove esigenze dei cittadini”.
Una fronda promossa dal gruppo di Gatti insieme a “Presenza popolare” e a “Pescara futura” dell’altro componente della Giunta abruzzese Carlo Masci, in corsa solitaria con la lista civica Rialzati Abruzzo al Senato dopo che il centrodestra gli ha negato l’apparentamento.
Un’iniziativa che, al di là delle dichiarazioni di facciata, ha il sapore di una sfida elettorale contro il Pdl, e che accomuna i protagonisti nella rivolta per le scelte delle candidature del Pdl per le Politiche, destinata a sfociare in un disimpegno dalla campagna elettorale.
Un’intesa a tre che, per Tancredi, è mossa solo “da utilitarismo di posizioni personali svincolate da qualsiasi percorso politico”.
In particolare, il duro attacco ai due consiglieri del Pdl è il segno che il partito ha deciso di fare a meno di loro, anche se comunque questo ostracismo è destinato a infuocare ancora di più la campagna elettorale che vede il Pdl impegnato a perdere meno consenso possibile rispetto al pieno della precedente tornata.
La presa di posizione di Tancredi arriva nel giorno del rinvio a data da destinarsi della visita del presidente Silvio Berlusconi, prevista per venerdì a Pescara dove invece ci sarà il segretario nazionale, Angelino Alfano.
Sui frondisti si è espresso anche il vice presidente uscente dei senatori del Pdl, Gaetano Quaglieriello, candidato al numero 2 al Senato dopo Berlusconi, a margine della presentazione del suo libro De Gaulle (ed. Rubbettino) nel pomeriggio a Pescara in un dibattito con Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera.
“Credo sia legittimo e non contesto che ci sia chi ha aderito a un’altra formazione che fa parte sempre del centrodestra, mi riferisco a Fratelli d’Italia e a La Destra – ha detto – Quel che non è normale è che chi ha fatto questo poi vorrebbe anche animare una specie di congresso permanente all’interno del Pdl”.
Chi ha fatto la sua scelta, secondo Quagliariello, dovrebbe “andare avanti”, perché “il Pdl non è una porta girevole dalla quale si entra e si esce. Poi, appunto – aggiunge – al rinnovamento di questo partito ci penseremo noi e inizieremo a farlo sin dall’indomani di queste elezioni”.
“In Abruzzo – osserva il senatore – abbiamo una condizione particolare: subito dopo questa campagna elettorale se ne aprirà un’altra. La politica è fatta dagli uomini e gli uomini hanno ambizioni anche legittime. Qui in Abruzzo c’era un listino bloccato e ora non c’è più e questo, evidentemente, crea fibrillazioni che si possono comprendere”.
Ma a tenere banco sono ancora gli strali del senatore Tancredi, soprattutto contro il bersaglio preferito Giuliante.
“Mi fa sorridere Giuliante quando parla di sodali, lui infatti senza sodali non lo conosceremmo nemmeno – rincara ancora la dose – Se vogliamo parlare di nomine fatte da sodali e da filiere romane di persone che non avrebbero avuto nessuna possibilità, credo che Giuliante non abbia eguali. Sappiamo comunque di perdere forze importanti, ma ne faremo a meno”.
E ancora: “Non so come si concilia la politica di Paolo Gatti con quella di Giuliante e Chiavaroli. Quando Gatti parla di processi poco democratici e di nominati, credo descriva la faccia di Giuliante”.
E in conclusione: “Parlano di mancanza di confronto eppure stiamo parlando di consiglieri regionali messi nel listino e di assessori regionali, a chi la attribuiscono se non a se stessi che sono dirigenti del partito? C’è stata e c’è anche la loro responsabilità, sono allibito”.





