AVEZZANO – Due pesi e due misure nel trattamento dei lavoratori dell’Arssa, rispetto a quelli dell’Aptr e di Abruzzo Lavoro, le tre agenzie regionali soppresse dal Consiglio regionale nell’ambito del piano di razionalizzazione.
I primi, 240, non sono stati ancora ricollocati all’interno delle strutture organizzative della Giunta regionale e sono ancora in forza all’assessorato all’Agricoltura nella sede di Avezzano (L’Aquila) senza compiti precisi, mentre i secondi, una ventina, e i terzi, una quarantina, sono stati dislocati dalla direzione del personale nei settori e nelle sedi in cui c’era bisogno di risorse umane.
Ecco che in Regione scoppia il caso degli ex lavoratori dell’Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo.
Le Rsu della Giunta e le rappresentanze sindacali, in un nota, denunciano le disparità di trattamento, e parlano di veri e propri privilegi, adottati dalla politica, in questo caso dalla Giunta regionale di centrodestra. Tutto ciò ipotizzando un danno erariale causato da un uso improprio, se non illegittimo, di risorse pubbliche.
Per questo chiedono l’immediata convocazione di un tavolo sindacale che preveda “un reale processo di rafforzamento degli organici degli uffici regionali chiamati ad assicurare funzioni centralizzate e/o strategiche, che tenga conto sia delle esigenze manifestate dai Responsabili delle strutture stesse, sia di tutte le professionalità acquisite a seguito della soppressione degli enti strumentali, oltre che di quelle già presenti nell’organico della Giunta regionale”.
A far insorgere i sindacati è stata la risoluzione approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 22 gennaio scorso nella quale, si legge in una nota, “si dispone che il personale ex Arssa già in servizio ad Avezzano (e solo quello!), rimanga assegnato definitivamente alla direzione Agricoltura e incardinato nei servizi operanti in quella sede”.
“Nella risoluzione – si legge ancora – è stato altresì chiesto il ritiro dell’atto predisposto dalla direzione Personale di assegnazione del personale ex Arssa di Avezzano”.
In sostanza, le forze sindacali criticano fortemente l’ingerenza della politica sui dirigenti: come accaduto per gli ex lavoratori di Abruzzo Lavoro e dell’Agenzia per la promozione turistica regionale, anche per il personale Arssa era stato assegnato alla direzione regionale Personale che aveva anche chiesto loro di esprimere istanze sul proprio futuro.
Ma poi il provvedimento del Consiglio annulla tutto lasciando i lavoratori sotto il controllo dell’assessorato all’Agricoltura e di stanza nella sede di Avezzano.
“Il taglio degli enti strumentali – continua la nota – proposto dalla Giunta regionale d’Abruzzo e approvate dall’assemblea legislativa regionale nonché i successivi provvedimenti adottati impongono, inoltre, una riflessione sulla completa assenza di qualsivoglia indirizzo politico-strategico, utile a consentire la definitiva razionalizzazione degli uffici regionali. I fatti recenti, al contrario, sembrano dimostrare che l’unica preoccupazione sia stata quella di garantire l’inamovibilità dei dipendenti interessati dalla determinazione direttoriale cui la risoluzione consiliare si riferisce”.
I denuncianti parlano senza mezzi termini di malcontento del resto del personale: “Questa situazione – spiegano – impatta in modo rovinoso e irresponsabile su tutti gli istituti contrattuali relativi al personale dipendente, determinando malcontento, pregiudizi economico-giuridici e un ulteriore, potenziale, contenzioso”.
Dura la protesta delle organizzazioni sindacali e della rappresentanza unitaria dei lavoratori (Rsu) della Giunta, che si chiedono “quali concrete mansioni andranno oggi a ricoprire i dipendenti Arssa” che, “spogliati delle funzioni svolte dai servizi competenti in materia di personale, bilancio, controllo di gestione, tutela legale ed infrastrutture di bonifica, non sono impegnati nelle direzioni regionali che assicurano la gestione dei relativi procedimenti”.
La richiesta da parte delle organizzazioni sindacali è quella di un immediato intervento da parte della Giunta per la “conclusione del processo di riorganizzazione della direzione politiche agricole e la definitiva assegnazione del personale transitato nel ruolo regionale” e di un tavolo sindacale che preveda un reale processo di rafforzamento degli organici degli uffici regionali chiamati ad assicurare funzioni centralizzate e strategiche”.
“Il Consiglio regionale – proseguono – anziché indirizzare l’operato della Giunta verso una seria e coerente definizione della dotazione organica dell’ente e di una corretta allocazione del personale e dei carichi di lavoro delle strutture vuole condizionare la sfera di competenza della dirigenza circa i processi di mobilità interna del personale. Alla sola struttura burocratica appartiene, infatti, il compito dell’ assegnazione dei dipendenti regionali all’interno delle direzioni, nel rispetto delle procedure previste dalla legge regionale 77/99”. (red)






