L’AQUILA – “Alla luce delle dichiarazioni del direttore di esercizio (ing. Dino Pignatelli) espresse nei nostri confronti a seguito della visita di collaudo di ieri presso la seggiovia Le Fontari nonché delle dichiarazioni rese a mezzo stampa dal Sindaco dell’Aquila, noi sottoscritti Fernando Rossi e Attilio Panone, Capi Servizio dipendenti del CTGS s.p.a. dal 1989, abbiamo il dovere di rappresentare quanto segue”.
E’ quanto si legge in una nota dei capiservizio del Centro turistico del Gran Sasso, intervenuti sulle polemiche legate alla mancata riapertura degli impianti di risalita.
E sarà una giornata di fuoco, quella odierna: è prevista l’assemblea dei soci del Ctgs, durante la quale il sindaco, Massimo Cialente, ha annunciato di voler chiedere le dimissioni del presidente della società municipalizzata, Alessandro Comola.
Un’assemblea che un gruppo di dipendenti ha chiesto di rinviare, con una nota inviata agli stessi Cialente e Comola, “per non aggravare ulteriormente la già delicata situazione venutasi a creare. Questa nostra modestissima preghiera trova giustificazione nella convinzione che, in questi momenti difficili, bisogna mantenere la giusta calma e provare ad adottare, tutti insieme, le opportune azioni affinchè si possano trovare le possibili soluzioni”.
“Il vero motivo per cui ieri non si è potuto procedere al collaudo dei lavori di revisione della seggiovia sta nel fatto che non sono stati completati tutti gli adeguamenti richiesti per Legge cioè quelli necessari a far sì che il servizio di pubblico trasporto si potesse svolgere in sicurezza” prosegue la nota dei capiservizio del Ctgs Rossi e Panone.
“Dal mese di giugno 2012 abbiamo inviato (al direttore di esercizio, al direttore generale ed all’Ufficio amministrativo) una serie di note in cui dettagliatamente si riportava l’elenco degli interventi necessari, come richiesto alle funzioni del capo servizio. Alcuni di essi, ieri, non erano neanche stati minimamente risolti; si tratta sempre di dispositivi di sicurezza fondamentali per il rispetto di precise prescrizioni di legge”.
“Dunque, nel rispetto delle disposizioni regolamentari che impongono al capo servizio di un impianto di trasporto pubblico di persone, di “segnalare al direttore di esercizio ed al concessionario” eventuali problematiche legate alla sicurezza e di “curare le regolare compilazione del Libro Giornale dell’impianto”, abbiamo nuovamente riportato su detto documento ufficiale, l’elenco delle anomalie ieri ancora presenti”.
“In effetti la dichiarazione di “impianto pronto al collaudo” viene fatta, dopo una serie di ispezioni, verifiche e prove, dal direttore di esercizio che, in questo caso, si è assunto direttamente la responsabilità di rilasciare tale dichiarazione agli Organi di sorveglianza e controllo. Questi, nella mattinata di ieri, avendo verificato che quanto da noi asserito e trascritto sul Libro Giornale corrispondeva a verità, hanno sospeso la visita di collaudo rinviandola a data da destinarsi”.
“Il direttore di esercizio – che ha svolto anche funzione di direttore dei lavori di revisione sulla seggiovia – non ha mai ritenuto di doverci coinvolgere nei lavori stessi; peraltro non abbiamo mai ricevuto il verbale delle prove interne di pre collaudo e la documentazione tecnica di fine lavori”.
“A questo punto ieri, ci saremmo aspettati una presa di posizione della società non verso di noi, che riteniamo di aver fatto scrupolosamente e seriamente il nostro lavoro, ma verso chi ha certificato che la seggiovia fosse pronta al collaudo in mancanza di una serie di adempimenti fondamentali per la sicurezza dei trasportati”.
“La dichiarazione di sfiducia ed il conseguente allontanamento dall’impianto cui il direttore di esercizio ci ha ieri sottoposto, sentiamo debba essere ribaltata da noi verso di lui che non ci assicura le necessarie garanzie per lo svolgimento della nostra mansione di capi servizio nel rispetto della Legge”.
“Ancor più le dichiarazioni del Sindaco che sembra accusare noi e tutto il personale tecnico del CTGS s.p.a. della brutta figura subita, feriscono la sensibilità di chi – insieme a noi – nei giorni scorsi si è trovato tra l’altro, per responsabilità dirigenziali ben precise, a dover trasportare a Campo Imperatore con la funivia oltre 30 mila litri di gasolio che avrebbero dovuto essere approvvigionati ad ottobre dopo la nostra richiesta di fabbisogno allora depositata agli uffici amministrativi”.
“Nelle altre stazioni di sci in questo periodo sono stati già completati tutti i lavori necessari: non può essere certo attribuito a nostre responsabilità se a Campo Imperatore ciò non è avvenuto”.
“Dunque – essendo totalmente cessata la nostra fiducia verso chi dovrebbe metterci in condizioni di lavorare in sicurezza, serenità e con piena fiducia – annunciamo la nostra intenzione di rinunciare immediatamente allo svolgimento delle funzioni di Capo Servizio per le quali il direttore di esercizio ed il Sindaco siano liberi di scegliere come meglio riterranno opportuno”.
“Resta inteso che avremo cura di informare dettagliatamente gli organi di sorveglianza e controllo di tutto ciò che, in questa circostanza, riguarda o ha riguardato, la nostra attività allegando ogni documento utile a tal fine; inoltre, in assenza dei necessari chiarimenti e scuse da parte del Consiglio di Amministrazione della società e del Signor Sindaco ci riserviamo di intraprendere ogni azione legale a difesa della nostra persona e dignità professionale”.
DE MATTEIS: “IMPIANTI CHIUSI, CIALENTE UNICO RESPONSABILE”
Il Consigliere comunale dell’Aquila Città Aperta, Giorgio De Matteis, rileva: “Gli impianti sul Gran Sasso sono chiusi. E’ questo l’unico effetto prodotto dall’ennesima presa in giro nei confronti degli aquilani e degli appassionati della montagna. L’autore è come al solito il parolaio aquilano, l’ineffabile Cialente. Dopo aver annunciato l’apertura della stazione sciistica a più riprese, oggi ci troviamo con gli impianti chiusi, gli operatori turistici che contano i danni economici che stanno subendo dalle disdette e dalle mancate prenotazioni e coloro che avevano acquistato la tessera sono ancora in attesa di poterla usare. Cialente, nel perfetto e patetico stile che lo identifica, accusa tutti, albergatori e operai”.
“E solo nelle ultime ore, con il ruggito del coniglio, tuona contro Comola, il presidente da lui nominato con immensa fiducia al CTGSI. Da tempo avevamo sollevato dubbi sulla gestione del Centro Turistico, l’assenza di interventi, la mancata privatizzazione. Ma la spocchia e l’arroganza di Cialente avevano prodotto la difesa a tutti i costi di Comola, il quale neanche se lo fila e non si dimette”.
“Ci chiediamo perché Cialente non prenda in considerazione il vero problema cioè, le sue dimissioni. Della nomina di Comola è l’unico responsabile e una persona con un vero senso di responsabilità si dovrebbe oggi dimettere, ma Cialente attaccato come una cozza alla poltrona vive la realtà parallela di un altro mondo che esiste solo nella sua testa”.
“Così a questa ennesima beffa si aggiunge il dramma delle imprese che devono restituire le tasse, i soldi per la ricostruzione che mancano, le ditte non vengono pagate, gli uffici bloccati etc etc. A tutto questo Cialente non risponde, ma continua ad accusare sempre qualcun altro. Diciamola tutta, la sua connivenza silenziosa e colpevole con un ministro che nulla ha dato alla città, dovrebbe portarlo ad avere un sussulto di dignità e trarne le conclusione. Ma dimenticavo: per Cialente esiste solo una verità quella di un uomo che vive una realtà parallela. Mandiamolo via prima che la nostra città scompaia”.
GRAN SASSO 360: “OPERATORI ALLO STREMO”
“Il 14 agosto del 2010, in una manifestazione organizzata a fonte Cerreto – Assergi, come Associazione fummo costretti a lanciare questo grido disperato: il Gran Sasso è morto!”.
E’ quanto si legge in una nota dell’associazione Gran Sasso 360 che riunisce operatori del settore turistico.
“Da due anni l’amministrazione comunale ha piena contezza dei problemi tecnici, economici e gestionali della situazione. In due anni, a margine della mai decollata ricostruzione post sisma della città, dopo i 3,5 milioni della protezione civile spesi sulla funivia del Gran Sasso, non solo non è stato fatto nulla di concreto dall’amministrazione comunale, ma la situazione è andata via via peggiorando”.
“Oggi siamo allo stremo, di nuovo costretti a denunciare con disperazione questa tragedia e di fronte ad alcune domande: Quali sono veramente i responsabili di questo delitto? Perchè i conti continuano a non tornare? A chi giova questa situazione che sembrerebbe ostinatamente cercata e procurata? Cosa possono operatori e cittadini al capezzale del loro territorio, delle loro imprese del loro futuro? Perchè i cittadini dovrebbero accettare ancora promesse e depistamenti sulle responsabilità di tutto ciò?”





