L’AQUILA – L’aria di scissione nel Popolo della libertà a livello nazionale potrebbe avere pesantissime ripercussioni nel partito in Abruzzo, soprattutto nell’assemblea regionale.

La novità più eclatante potrebbe essere l’uscita dal gruppo in Regione di otto consiglieri, che andrebbero a confluire nella nuova formazione politica cui stanno lavorando alcuni pezzi da 90 dell’ex Alleanza nazionale.Si tratta di Lorenzo Sospiri, Alessandra Petri, Emilio Iampieri, Antonio Prospero, Emiliano Di Matteo, Emilio Nasuti e degli assessori Mauro Febbo e Luigi De Fanis.

Tutti aderenti alla corrente “Destra protagonista” del duo Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, che ha come leader in Abruzzo il vice coordinatore del Pdl, il senatore Fabrizio Di Stefano.

Per la verità sia Nasuti sia Di Matteo non sembrano ancora del tutto convinti su una rottura così radicale e continuano a guardarsi intorno, gli altri aspettano solo l’ufficializzazione della nascita del nuovo partito per fare il loro endorsement e traslocare armi e bagagli nel nuovo soggetto, che potrebbe chiamarsi “Centro destra nazionale”.

Appaiono lontani i tempi in cui il Pdl uscì dalle urne del dicembre 2008 con una pattuglia di 23 persone, la maggioranza assoluta dei componenti dell’Emiciclo, per ritrovarsi poi con 20 in seguito alle defezioni di Berardo Rabbuffo e Daniela Stati, transitati in Futuro e libertà, e recentemente di Giandonato Morra nella Destra: ora il rischio è che quel gruppone potrebbe ridursi a 12, poco più della metà della vincente età dell’oro.

Senza contare che altre novità potrebbe portarle la convention di domenica degli “arrabbiati” del Pdl, l’ex ministro Giorgia Meloni, l’ex sottosegretario Guido Crosetto e il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, scottati dall’annullamento delle primarie per la scelta del candidato presidente del Consiglio del centrodestra.

Un movimento cui guarda con interesse l’assessore regionale Paolo Gatti; i meloniani nelle scorse settimane hanno ricevuto qualche strizzata d’occhio tanto da parte di Sospiri che da di Di Matteo.

E sebbene secondo i bene informati la decisione della creazione di “Centro destra nazionale” sia stata concordata con il redivivo Silvio Berlusconi, certo non hanno aiutato le dichiarazioni dell’ex premier che ha annunciato di voler ricandidare alle prossime elezioni per il Parlamento solo il 10 per cento dei deputati e dei senatori uscenti: in pratica un bagno di sangue nel quale nessuno può sentirsi al sicuro, se non pochi fedelissimi della prima ora.

Dopo essersi scrollato di dosso una parte degli aennini, in pratica il Pdl, o come si chiamerà il partito, diventerebbe una sorta di riedizione di Forza Italia che, nelle intenzioni del Cav deve recuperare lo “spirito del ’94”, anno della sua prima vittoria al governo del Paese.

Per alcuni che vanno, però, ce ne sono altri che non hanno intenzione di mollare il Pdl, anche tra esponenti ex An: su tutti l’assessore Gianfranco Giuliante, legato all’ex ministro Altero Matteoli.

Il toscano è un berlusconiano convinto da tempi non sospetti e non ci pensa neppure a seguire quelli che una volta insieme a lui e Gianni Alemanno erano i “colonnelli” di Gianfranco Fini.

Pure il sindaco di Roma è in mezzo al guado e sta alla finestra in attesa di capire cosa succederà, ma in Abruzzo può contare solo su poche “bandierine”, dopo che il pezzo pregiato Morra, anch’egli membro della Giunta del governatore Gianni Chiodi, l’ha mollato per approdare alla corte di Francesco Storace.

La diaspora all’Emiciclo potrebbe toccare punte devastanti se pure altri dovessero scegliere di ritagliarsi altrove gli spazi che il Pdl non è più in grado di offrire. Non è un mistero, per esempio, che Nicoletta Verì ha da tempo molti mal di pancia, tanto che per un periodo sembrava certo un suo passaggio formale al Grande Sud di Gianfranco Miccichè, mentre nei giorni scorsi si è interessata all’azione del vice presidente del Consiglio Giorgio De Matteis tesa all’ingresso nell’Udc, sancita da una manifestazione a Pescara alla presenza del presidente del partito della Vela, Pierferdinando Casini.

Allo stesso modo il vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione, che ha vissuto una breve parentesi nel progetto finiano di Fli, non ha mai nascosto il suo disagio a stare in un partito in cui non si sente a casa. Di andare con gli ex An, però, non se ne parla: è un mondo con il quale ha rotto da tempo, soprattutto dopo il suo avvicinamento a Franco Frattini, l’ex ministro degli Esteri che si dice sia subendo la suggestione di un progetto centrista imperniato sulla figura di Mario Monti.

Rimane salda al suo posto il resto dell’allora corazzata teramana azzurra, dallo stesso Chiodi, che secondo i rumors potrebbe essere uno dei volti “spendibili” del berlusconismo di ritorno per occupare un posto sicuro nella lista della Camera, al senatore Paolo Tancredi, al capogruppo Lanfranco Venturoni fino all’assessore regionale esterno Mauro Di Dalmazio.

Rimane abbottonato il capo del partito in Abruzzo, il senatore Filippo Piccone, sulla scia del suo mentore romano, il vice presidente dei Senatori pidiellini Gaetano Quagliariello, che aveva puntato molto sul segretario nazionale Angelino Alfano come successore di Berlusconi e che ora si trova in mezzo al guado: difficile, però, che alla fine entrambi decidano di abbandonare il “primo amore” forzista.

Così come non dovrebbero lasciare la “casa del padre” il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e i suoi compagni di maggioranza Nicola Argirò, Riccardo Chiavaroli e Luca Ricciuti, quest’ultimo ringalluzzito dalla svolta anti-montiana del Cav.

Chi tradisce qualche fastidio è il marsicano Walter Di Bastiano, che in poco più di una settimana ha bastonato due volte Chiodi: la prima, seppur per interposta persona, in occasione della sua mancata partecipazione al tavolo romano del ministero dello Sviluppo economico in cui si discuteva dello stabilimento di Avezzano (L’Aquila) della Micron e la seconda con una lettera inviata ai colleghi di maggioranza e svelata da AbruzzoWeb.

Quanto all’altra Chiavaroli del Consiglio, Federica, l’altro ieri ha attaccato, insieme a Sospiri, Fabrizio Di Stefano sulla questione province, ma ormai il decreto taglia-enti è tramontato e pure la protesta sembra rientrata.

In ultimo ci sono l’assessore Angelo Di Paolo e il consigliere regionale Giuseppe Tagliente che, da politici di lunga esperienza, sanno che in una situazione così caotica tutto può succedere fino all’ultimo giorno utile: i due stanno alla finestra e non si sbilanciano, in attesa di piazzare la zampata decisiva.

SOSPIRI: ”NON MI MUOVO DAL PDL”

“A oggi sono iscritto nel Popolo della libertà e qui rimango, senza guardare verso altre sigle politiche”.

Lo afferma il coordinatore provinciale del Pdl pescarese e consigliere regionale Lorenzo Sospiri.

“A fronte del processo di riforma avviato in seno alla coalizione di centrodestra, ritengo opportuno chiarire e ribadire che al momento esiste solo il gruppo denominato Pdl, e io sono il presidente del Pdl, regolarmente eletto. Rispetto tute le aree e le sensibilità politiche di coloro che mi hanno eletto e sostenuto e anche di chi non lo ha fatto, ma è chiaro che finché resterà in piedi il nostro schieramento, io resto nel Pdl al quale sono iscritto”.

Sospiri scrive “dopo le varie notizie, mai confermate, circa un presunto avvicinamento dello stesso coordinatore a questa o quella nuova corrente che andrebbero costituendosi al di fuori del Pdl stesso e a esso alternativi”.

“Fino a quando ci sarà il nostro schieramento e la nostra sigla io resterò nel Pdl. Sento della formazione di altri schieramenti, che però a oggi non ci sono, anche se non posso escluderli – conclude – ma oggi sono iscritto e resto nel Pdl senza guardare verso altre sigle politiche”.