L’AQUILA – Il collegio dei docenti dell’Istituto “D. Cotugno” dell’Aquila, con 76 firme su 96 docenti presenti, ha sottoscritto il documento che si riporta di seguito, per manifestare il proprio dissenso rispetto alle ultime disposizioni del disegno di legge di Stabilità riguardanti il mondo della scuola.
Dopo aver subìto il blocco degli stipendi e degli scatti di anzianità, “i docenti assistono all’ennesimo tentativo di svalutazione del loro lavoro – scrivono in un comunicato i docenti dell’istituto – che va ben oltre le 18 ore di lezione settimanali. La proposta di elevare a 24 il numero di tali ore significherebbe non solo deprimere ulteriormente la qualità dell’insegnamento, ma anche tagliare ben 30 mila posti di lavoro coperti dai docenti precari. Un taglio brutale di risorse alla scuola pubblica, a fronte di un cospicuo stanziamento di fondi alla scuola privata”.
Tra le iniziative di protesta previste, il blocco dei viaggi di istruzione e dell’adozione dei libri di testo, ferma restando la validità dello strumento dello sciopero, eventualmente a oltranza anche su scrutini ed esami finali.
I docenti comunicano che hanno intenzione di mantenere per ora l’impegno nelle attività aggiuntive all’insegnamento (progetti, corsi di recupero, sportello didattico ecc.) in considerazione della situazione particolare della città, riservandosi tuttavia ulteriori azioni.
IL DOCUMENTO SOTTOSCRITTO
Il collegio dei docenti dell’Istituto “D. Cotugno” dell’Aquila esprime il suo fermo e completo dissenso in merito alle ultime improvvise e impreviste disposizioni del disegno di legge di stabilità riguardanti il mondo della scuola. Dopo il blocco dello stipendio e degli scatti di anzianità si è arrivati a prevedere – senza alcuna integrazione retributiva – un aumento, prima a 24, poi, pare, ridotto a 21, delle ore di insegnamento di ciascun docente.
L’intenzione del governo di procedere per decreto a una modifica delle norme contrattuali, senza la consultazione dei sindacati, appare una grave violazione delle regole della democrazia e contribuisce a svilire agli occhi della opinione pubblica la professionalità dei docenti.
È da sfatare, infatti, il luogo comune che gli insegnanti italiani lavorerebbero poche ore rispetto alla media europea e mondiale: dietro le 18 ore di lezione frontale c’è, e deve esserci, un’attività costante di studio, approfondimento, correzione degli elaborati degli alunni (le cosiddette “attività funzionali”); ci sono le 40 + 40 ore previste per attività collegiali, la formazione e l’aggiornamento, i colloqui con i genitori, gli scrutini e le operazioni di valutazione. Tutto ciò costituisce quel lavoro “non visibile” che concorre a determinare la qualità dell’insegnamento.
Essere disposti a lavorare di più significherebbe ammettere che finora non si è lavorato abbastanza. L’aumento dell’orario di servizio, inoltre, comporterebbe la perdita di circa 30.000 incarichi annuali dei docenti precari.
Una logica esclusivamente economica, dunque, è alla base della direzione presa dal governo (sono previsti tagli anche sull’organico degli insegnanti di sostegno), ancora più intollerabile se si pensa che per la scuola paritaria è in cantiere, invece, uno stanziamento di 223 milioni di euro!
Pertanto, in linea con il comunicato unitario dei segretari generali dei sindacati della scuola, datato 15 ottobre 2012, riteniamo necessario avviare iniziative di protesta.
Data, però, la perdurante e particolare situazione di disagio post-sisma della città dell’Aquila e dato il ruolo che in essa riveste la scuola come centro di aggregazione degli studenti proponendo ampliamenti dell’offerta formativa e attività di sostegno anche in orario pomeridiano, si ritiene opportuno per il momento non sospendere tutte le attività non obbligatorie svolte dal personale docente ed ata, ma riservarsi invece, se le richieste dei sindacati non verranno accolte dal governo, il blocco dei viaggi di istruzione e dell’adozione dei libri di testo, ferma restando la validità dello strumento dello sciopero, eventualmente a oltranza anche su scrutini ed esami finali.





