CHIETI – Dal punto di vista di Chieti la decisione della Regione sul riordino delle Province è nulla di più che un volersi lavare le mani, passando la palla al governo centrale la cui decisione potrebbe essere proprio quella che i teatini temono di più, l‘accorpamento a Pescara e la perdita del capoluogo di provincia.

Per il sindaco Umberto Di Primio il fatto che dal Consiglio regionale non sia uscita una proposta da inviare al governo “è una vergogna”.

Di Primio vi vede anche un segnale di debolezza che mette in pericolo l’intera regione, che rischia, così, un riordino deciso dall’alto e da chi non conosce il territorio, le sue peculiarità, le sue eccellenze ed esigenze.

“Non posso che esprimere profonda delusione – ha rimarcato il sindaco – per la condotta avuta dall’intero Consiglio regionale. Rischiamo per davvero che a Roma, un Governo di tecnici non eletto dal popolo, decida per il nostro territorio, per la nostra regione, per il nostro futuro”. 

“Nel corso della riunione tenutasi durante la sospensione del Consiglio regionale, cui ha preso parte il sottoscritto, il presidente della Provincia di Chieti, i capigruppo regionali e comunali, – fa sapere Di Primio – ho ribadito con forza il proposito di inviare al Governo un indirizzo che tenesse conto, nel dubbio della incostituzionalità della proposta di zero province, di una proposta a tre di riordino – L’Aquila, Chieti, Pescara/Teramo – ma il nostro Consiglio regionale, alla fine, ha deciso “di non decidere” e lo dimostra anche lo stesso ricorso proposto dal Consiglio: una scelta di retroguardia e un modo per giustificare la propria incapacità”.

“Almeno adesso – esorta il sindaco – agiscano speditamente e diano immediato incarico ai legali della Regione di proporre ricorso così da impedire almeno che il governo decida. Resta l’idea, a margine del Consiglio, che per non penalizzare qualcuno rischiamo di mortificare un’intera regione”.
Deluso anche il presidente Enrico Di Giuseppantonio: “Ieri in Consiglio regionale – ha commentato – si è scritta una pagina negativa nella storia dell’Abruzzo, con  una “non decisione” che suscita tristezza e che rischia di alimentare solo fortissime tensioni nei territori già provati dalla crisi economica e occupazionale. A questo punto l’unica speranza è che  il Governo e il Parlamento si dimostrino più saggi del nostro Consiglio regionale”.

“Personalmente, la cosa che più mi ferisce è che il Consiglio regionale abbia sacrificato le Province ritenendo tale soluzione la più idonea al fine di ridurre i costi della politica. Una motivazione – prosegue il presidente Di Giuseppantonio – che fa specie perché arriva da un Consiglio regionale che, come altri in Italia, brucia somme da capogiro nella spesa pubblica”.

“Le Province in Italia – continua il presidente – assorbono solo l’1,35% della spesa pubblica mentre le Regioni costano ben 168 miliardi di euro. Il costo complessivo degli organi politici delle Province italiane è di 34 milioni di euro l’anno, nulla rispetto agli 844 milioni delle Regioni dove oltre ad una sostanziosa indennità, consiglieri ed assessori  percepiscono ancora un ottimo vitalizio. Un appannaggio, quest’ultimo, che nelle Province non esiste”.

Di Giuseppantonio cita anche i “7000 fra enti strumentali, consorzi, società partecipate, autorità, enti d‘ambito e istituzioni varie che ogni anno in Italia pagano un’indennità a ben 24.000 persone per una spesa di 2,5 miliardi di euro. In Abruzzo, in particolare, non si è ancora sciolto il nodo delle società partecipate dalla Regione, a cominciare da quelle del trasporto pubblico, la cui unificazione produrrebbe un taglio sostanzioso nelle spese“.

Secondo il capogruppo del Partito democratico in Consiglio provinciale Camillo D’Amico, invece, “paghiamo ancora una volta la forte trazione teramana del governo regionale il cui presidente, assente al dibattito per interi mesi, ha ufficializzato una sua proposta in maniera tardiva ed al solo scopo di sparigliare quella emersa dal Cal“.

D’Amico annuncia battaglia: “Non ci fermeremo di fronte al nulla votato in consiglio regionale ma andremo sino in fondo nella lotta intrapresa per difendere il diritto all’esistenza della provincia di Chieti. Nei prossimi giorni andremo in delegazione e saremo ricevuti  dal segretario nazionale Pierluigi Bersani e dai capigruppo parlamentari di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, ove rappresenteremo le ragioni ed i punti di forza del perché Chieti resti provincia“.