CHIETI – Chieti e la sua provincia in agitazione in vista della trasmissione della proposta definitiva di riordino delle province al Governo che il Consiglio regionale dovrà effettuare entro il prossimo 23 ottobre.

Il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio e il presidente del Consiglio provinciale Enrico Rispoli hanno convocato per lunedì prossimo, 15 ottobre, alle ore 11, presso la sala del Consiglio provinciale, una riunione invitando i parlamentari, gli assessori e i consiglieri regionali della provincia teatina, gli assessori e i consiglieri provinciali, i sindaci dei Comuni con più di 10.000 abitanti e i rappresentati del Cal (Consiglio autonomie locali).

A chiedere un’azione di questo tipo era stata anche l’opposizione, e in particolare il gruppo consiliare del Partito democratico per bocca del consigliere provinciale ed ex presidente della Provincia Tommaso Coletti.

Il Pd su questo tema non sembra aver intenzione di abbassare la guardia, visto che il capogruppo provinciale Camillo D’Amico ha appena scritto una lettera indirizzata ai presidenti di Giunta e Consiglio regionale sul riordino delle circoscrizioni provinciali in cui chiede di poter far sentire le proprie ragioni.

Visto che il Cal durante i suoi lavori non ha ritenuto utile ed opportuno sentire anche le rappresentanze dei gruppi consiliari provinciali prima di arrivare a formulare la sua proposta, D’Amico chiede, dunque, che almeno in Regione questa rappresentanza possa far ascoltare la propria voce.

Per D’Amico la vicenda del riordino della province “sta assumendo un valore grottesco e ridicolo”, destinata “solo a rinfocolare vecchi campanili del tutto fuorvianti rispetto alla finalità perseguita da governo e parlamento”.

Secondo il capogruppo del Pd, inoltre, “è deleteria, inutile e dannosa la discussione che si sta animando su quali dovrebbero essere i futuri capoluoghi di provincia, quando è solo alla fine del percorso riformatore che il tema dovrebbe porsi anche in ragione del fatto che, stando agli stretti contenuti della norma vigente, Chieti e L’Aquila potrebbero sopravvivere a se stesse mentre Teramo e Pescara sono soggette a riordino”.

D’Amico dice anche di non condividere l’idea di un’unica provincia, perché la coincidenza amministrativa con l’intera regione ne renderebbe assolutamente inutile e superflua l’esistenza.

Per il movimento politico Ideabruzzo, invece, “la proposta della provincia unica potrebbe essere anche da ritenere sensata, ma allora, – dice Sergio Montanaro del direttivo regionale del movimento – perché non proporre di azzerare le quattro Province abruzzesi garantendo non dal punto di vista politico e quindi di poltrone, ma dal punto di vista gestionale ed amministrativo, una equa distribuzione sul territorio degli uffici e dei funzionamenti. Questo senza scomodare concetti come quelli delle aree omogenee o assimilabili che sono sempre alla base di discorsi campanilistici e quindi poco condivisibili da altri”.

“I parametri –  aggiunge Donato Marcotullio presidente di IdeAbruzzo – ci indicano la strada. Chi li ha li ha. Chi non li ha deve farsene una ragione non imputabile ad altri e soprattutto non pretendere nulla e proporre soluzioni mediate concrete con umiltà, con spirito collaborativo e non certamente prevaricatore”.