TERAMO – Truffa, maltrattamenti su animali, omissione d’atti d’ufficio e falsità ideologica. Con queste accuse sono stati rinviati a giudizio tre veterinari della Asl di Teramo e due esponenti di un’associazione animalista teramana.
Almeno 64 cani senza padrone e 70 gatti sarebbero stati ammassati e tenuti in una struttura di Colleparco, successivamente smantellata, per un tempo superiore a quello necessario per compiere operazioni di microchippatura e sterilizzazione previsti dalla legge prima della reimmissione sul territorio.
Secondo l’accusa, gli indagati lo avrebbero fatto per guadagnare sui rimborsi che ogni amministrazione, sul cui territorio sono stati catturati i randagi, deve versare per garantire il loro vitto e alloggio: si parla di 2.50 euro a cane, per una truffa che, solo per il Comune di Teramo, si aggira intorno ai 250 mila euro.
Per giustificare la prolungata permanenza degli animali nella struttura, venivano accertati, con certificati falsi, il loro cattivo stato di salute e la loro pericolosità a livello igienico-sanitario.
Per questo, sotto accusa sono finiti i medici della Asl Lino Antonini, 57 anni, responsabile dell’unità di randagismo; Pasquale Striglioni, 63 anni, responsabile del servizio Igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche; Vincenzo De Sanctis, 62 anni, direttore del dipartimento di Prevenzione e responsabile del servizio sanità animale dell’Asl.
Ai tre, si aggiungono Gabriella Villanova, 67 anni, e Antonella Picca, 39 anni, esponenti dell’associazione che gestiva la struttura di ricovero finita nell’indagine. In particolare, la Villanova è indagata per esercizio abusivo della professione, dato che si sarebbe sostituita al medico nella gestione sanitaria degli animali.
A tutti i rinviati a giudizio è stato contestato il reato di maltrattamento su animali: 64 cani e 70 gatti sarebbero stati sottoposti a sevizie e fatiche costringendoli a vivere in spazi angusti.





