PESCARA – “Se potessi scegliere io rimetterei insieme Abruzzo e Molise. Pastori d’Abruzzo eravamo e tali siamo rimasti”.

Questa l’idea lanciata oggi a Pescara, in conferenza stampa, da Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei valori. Le due regioni insieme “potevano avere un valore” – ha commentato – ma dividendole in due abbiamo dimezzato il valore”.

Per Di Pietro non ci sono “differenze culturali” mentre ci possono essere “differenze territoriali” e comunque si potrebbe “mettere in sinergia le risorse”.

“Bisogna avere il coraggio e l’umiltà di capire che il campanilismo non porta da nessuna parte”.

“FEDERALISMO, L’ATTUALE HA DETERMINATO RUBERIE!VA RIVISTO”

“Il modello di federalismo che si è sviluppato in Italia ha generato sprechi, ruberie, duplicazioni e ingestibilita’ della cosa pubblica”, ha detto il leader dell’Idv, annunciando che il partito è “favorevole a rivedere il sistema federale del nostro paese, tenendo conto che bisogna intervenire non solo a livello regionale ma anche a livello territoriale nel suo complesso”.

“Il modello di federalismo che si è sviluppato in Italia ha generato sprechi, ruberie, duplicazioni e ingestibilita’ della cosa pubblica”, ha detto a Pescara il leader dell’Idv, annunciando che il partito è “favorevole a rivedere il sistema federale del nostro paese, tenendo conto che bisogna intervenire non solo a livello regionale ma anche a livello territoriale nel suo complesso”.

“Le strutture territoriali – ha fatto notare Di Pietro – sono state immaginate “sulla logica delle giornate di cavallo. Questure, prefetture, preture e uffici territoriali sono stati immaginati in modo che con una giornata di cavallo si potesse raggiungere tutto. Non c’erano i mezzi meccanici attuali, mentre oggi schiacciamo un bottone e parliamo con il mondo intero. Assurdo, quindi, prevedere una miriade di strutture sul territorio e bisogna avere il coraggio di dirlo”, pur sapendo che può sollevare polemiche. Di Pietro ha aggiunto che “il sistema delle Province non è più utile ne’ necessario e la soluzione adottata è una furbata: non risolve i problemi e mantiene gli sprechi”.

Da eliminare, ha concluso, quella “miriade di consorzi, comunità montane e società a partecipazione pubblica”.

“CAPIRE SE PD SI CONFRONTA CON NOI O CON UDC”

 “Abbiamo fatto la proposta di una alleanza di centro sinistra riformista dove il lavoro e la legalità siano al primo posto e vogliamo capire se il Pd vuole confrontarsi con noi su questi temi o se preferisce dialogare con l’Udc o con o con chi questi temi li combatte”, ha poi detto Di Pietro, che ha quindi aggiunto: “Noi un’alleanza riformista di centro sinistra la faremo ugualmente, ci auguriamo anche con Pd. Ma non rinunceremo perché rinuncia il Pd”.

CORRUZIONE: DI PIETRO, SI’ SE FIDUCIA MA DL E’ ACQUA FRESCA

L’Idv voterà la fiducia sul decreto anticorruzione, nel caso in cui dovesse essere posta, “ma il partito non ne condivide pienamente i contenuti”, ha spiegato il leader Idv, facendo notare che il decreto “non contiene le norme anticorruzione, né il ripristino del falso in bilancio, né l’antiriciclaggio, e prevede l’eliminazione del reato di concussione per induzione”.

“Tra il niente e il bicchiere d’acqua, nella lotta alla corruzione, prendiamo il bicchiere d’acqua e voteremo anche questa fiducia – ha proseguito Di Pietro – ma voglio che alla prossima legislatura la coalizione di programma reintroduca una ferrea lotta alla corruzione, come abbiamo previsto nel nostro programma”.

ELEZIONI: DI PIETRO, UDC ESALTA MONTI BIS NOI NO

Sulla possibilità di un governo guidato nuovamente dal tecnocrate Mario Monti, Di Pietro ha precisato che “a livello nazionale e per l’Abruzzo il problema non è che stiamo con l’Udc ma che il programma dell’Udc è in antitesi a quello dell’Idv. Il programma che l’Udc sta portando avanti esalta il ‘Monti bis’ mentre io voglio fare un’alternativa a Monti con tutto ciò che ne viene a cascata. Vogliamo rifiutare la logica delle sigle, il problema non sono le sigle”.

“A noi – ha affermato ancora – interessa il programma e una linea di riferimento per le candidabilità”.

Per il leader dell’Idv “dopo la condanna definitiva non ci dovrebbe essere la candidabilità. Noi dell’Idv non candidiamo neppure rinviati a giudizio”.