L’AQUILA – L’Abruzzo sta perdendo il suo vantaggio storico di bassa mortalità rispetto alla media italiana. È quanto emerge dall’Analisi della mortalità in Abruzzo su base territoriale e per causa tra il 1981 e il 2001. A interpretare i dati Marco Valenti, docente dell’Università dell’Aquila e curatore dello studio assieme a Francesco Masedu, Felice Vitullo, Angelo Flavio Mucciconi e Ferdinando Romano.

“Continuiamo a rimanere – spiega Valenti – al di sotto della media nazionale, ma ci stiamo avvicinando a grandi passi il che indica in generale un peggioramento dello stato di salute. Le condizioni ambientali generali sono peggiorate, così come gli stili di vita, e poi ci sono i problemi delle zone interne in cui si muore per problemi epatici: in sostanza, si beve e c’è l’epatite”.

Altro dato importante, quello sulla mortalità infantile. “C’è una perdita netta – aggiunge Valenti – La mortalità infantile è soprattutto un indicatore della qualità dell’assistenza sanitaria, e in Abruzzo a fronte di una rete spropositata di ospedali non ha migliorato l’indicatore. Sono convinto che se avessimo venti ospedali in meno, ma di qualità, il dato sarebbe migliore”.

La ricerca dovrà essere aggiornata a breve: “Questo studio – svela il professore – può sembrare vecchio ma non lo è: l’Istat ha appena fornito i dati del 2006, quindi ci sono 5 anni di ritardo, ora lo aggiorneremo. Il vero obiettivo resta uno strumento sistematico di osservazione della mortalità. La politca ha sempre sottovalutato l’osservazione epidemiologica, perché scoprire emergenze in una certa area costringerebbe a programmare interventi”.