AVEZZANO – Dopo oltre dieci anni, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Avezzano ha escluso il rinvio a giudizio e scagionato l’avvocato Gianfranco Tedeschi attuale sindaco di Cerchio (L’Aquila) da pesanti accuse per una asserita corruzione degli appalti. È la conclusione di una vicenda giudiziaria imponente: 50 posizioni complessivamente coinvolte, 20 persone, scagionate anche loro,  indicate nell’avviso di conclusione delle indagini, 17 capi d’imputazione, 17 faldoni e migliaia di pagine. L’inchiesta è stata, pertanto, un flop stando agli esiti.

Il giudice per le indagini preliminati del Tribunale di Avezzano (L’Aquila), Mario Cervellino, con sentenza, ha dichiarato non luogo a procedere nei confronti di  Gianfranco Tedeschi per tutti i capi a lui contestati. Tedeschi, difeso dal legale Domenicoantonio Angeloni, ha ottenuto il non luogo a procedere:  per i capi 11, 12, 14, 15, 16 e 17, perché il fatto non sussiste; per il capo 13, per non aver commesso il fatto; per i capi 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9 e 10, perché estinti per intervenuta prescrizione. Gianfranco Tedeschi compariva in 16 dei 17 capi complessivamente formulati.

Tutte le contestazioni sulle quali il giudice si è pronunciato nel merito sono state definite con formule pienamente liberatorie. Con la stessa sentenza è stato dichiarato il non luogo a procedere anche nei confronti di Andrea Tedeschi, figlio di Gianfranco Tedeschi, assistito e difeso dall’Avvocato Pasquale Milo, con la formula pienamente liberatoria “perché il fatto non sussiste”.

Il procedimento, iniziato nel 2015, arrivò a coinvolgere complessivamente cinquanta posizioni. Nel 2022 ne furono separate trenta; nell’avviso di conclusione delle indagini rimasero indicate venti persone, con contestazioni articolate in diciassette capi.

Il momento di maggiore esposizione pubblica fu la perquisizione del 24 ottobre 2016, eseguita presso l’abitazione e gli studi professionali di Tedeschi a Cerchio e ad Avezzano. L’operazione ebbe un’enorme risonanza sulla stampa regionale e nazionale. L’indagine ebbe un forte impatto medistio con riferimenti a corruzione, turbativa d’asta, appalti pubblici e impianti sciistici, dando origine alla rappresentazione mediatica della cosiddetta “inchiesta della neve”.

Nell’opinione pubblica si produsse l’immagine di responsabilità già accertate che, dopo oltre dieci anni, non hanno superato neppure il vaglio dell’udienza preliminare. Il filone relativo al presunto sistema degli appalti e degli impianti sciistici, quello che aveva prodotto la maggiore eco regionale e nazionale, era già stato separato e definito da tempo senza alcuna condanna nei confronti  di Gianfranco Tedeschi. La parte residua riguardava singole attività amministrative del Comune di Cerchio che, dopo oltre un decennio, non hanno determinato l’apertura di alcun processo.

Il procedimento era stato iscritto nel marzo 2015. Secondo quanto sostenuto negli scritti difensivi, il termine ordinario di sei mesi era scaduto nel settembre dello stesso anno.

La perquisizione venne invece eseguita il 24 ottobre 2016, oltre un anno dopo. La difesa ha quindi contestato la tempestività dell’operazione e l’utilizzabilità del materiale successivamente acquisito, sollevando anche la questione del rispetto delle particolari garanzie previste dall’art. 103 c.p.p. per le perquisizioni nei confronti di un avvocato.

In un provvedimento della Procura depositato il 14 aprile 2022 era già emersa la tardività della richiesta di proroga delle indagini, avanzata alla scadenza di un anno anziché entro il termine di sei mesi, con le conseguenti valutazioni sulla validità delle proroghe e sull’utilizzabilità del materiale raccolto oltre il termine.

La vicenda giudiziaria fu al centro di un acceso dibattito politico. “Alcuni consiglieri comunali di minoranza dell’epoca” commenta Tedeschi,  “e altri personaggi alimentarono  sospetti, insinuazioni e giudizi anticipati, senza attendere le decisioni della magistratura. Il clamore della perquisizione fu utilizzato per costruire una condanna politica e personale anticipata, colpendo l’uomo, il professionista e l’amministratore pubblico”.

Ma i cittadini, nelle successive occasioni elettorali, hanno nuovamente accordato la loro fiducia a  Tedeschi, consentendogli di continuare a rappresentare la propria comunità e le istituzioni.

«Oggi non provo alcun sentimento di vittoria”, commenta ancora Tedeschi, “dopo oltre dieci anni posso soltanto prendere atto, con infinita amarezza e con un profondo sentimento di impotenza, del provvedimento del GUP, che riconosce una realtà per me chiara fin dal primo minuto. Questa vicenda meriterebbe forse, un giorno, di essere raccontata per intero. Bisognerebbe ricostruire la distanza tra il clamore con cui l’indagine venne annunciata e la verità emersa nelle aule giudiziarie. Bisognerebbe comprendere come il sospetto sia potuto diventare una condanna pubblica anticipata e quali conseguenze tutto questo abbia prodotto. In questi anni ho sicuramente perso importanti occasioni politiche e professionali. Nessun provvedimento potrà restituirmi il tempo trascorso, le opportunità mancate e la serenità sottratta a me e alle persone che mi sono state vicine”

“Il mio pensiero va soprattutto ai miei genitori, che oggi non ci sono più. Alla loro età dovettero subire il trauma, l’umiliazione e la paura di una perquisizione che ho sempre considerato assurda e del tutto immotivata. Hanno portato con me il peso di questa vicenda senza poter assistere alla sua conclusione e senza poter leggere ciò che oggi è finalmente scritto negli atti. Questa vicenda venne strumentalizzata anche da alcuni consiglieri di minoranza dell’epoca e da persone che sembravano provare soddisfazione per il male che poteva arrecarmi. Si tentò di trasformare un’indagine in una condanna politica, mediatica e personale.  I cittadini, però, non si lasciarono condizionare. Nelle successive occasioni elettorali mi hanno nuovamente accordato la loro fiducia. Oggi possono vedere che quella fiducia era giusta e ben riposta”.

“Quando affermo che nulla di illecito abbiamo fatto, utilizzo consapevolmente il plurale. Penso a tutte le persone coinvolte in questo lunghissimo procedimento, che hanno sopportato per troppi anni il peso delle accuse e che oggi vedono finalmente riconosciute le proprie ragioni.Ringrazio profondamente l’Avv. Domenicoantonio Angeloni, che mi ha assistito e difeso con competenza, determinazione e piena fiducia nelle nostre ragioni, e l’Avv. Pasquale Milo, che ha difeso Andrea ottenendo il proscioglimento con la formula pienamente liberatoria “perché il fatto non sussiste””.

“Non c’è esultanza e non c’è desiderio di rivalsa. Una vittoria presupporrebbe la possibilità di recuperare ciò che è stato tolto. Ma il tempo perduto, le occasioni mancate e il dolore dei miei genitori non possono essere restituiti. La giustizia è arrivata, ma è arrivata dopo troppi anni.  Oggi parlano gli atti. Io posso soltanto prenderne atto, con il pensiero rivolto a chi ha sofferto insieme a me e non ha potuto essere qui per vedere questo giorno», conclude Tedeschi.

Stabilito, con lo stesso atto, il proscioglimento perché il fatto non sussiste anche per Paolo Polimeno, Vincenzo Berardino Angeloni.  Per Luigino Ciofani, Cesidio Falcone, Giuseppe Tucceri, Mario Mancini, Angelo D’Amore, Renzo Del Turco, Carmine Carlo Meogrossi, Dimitri Continenza e Roberto Rosati, il non luogo a procedere è stato pronunciato per prescrizione.

Per Santa Aratari prescrizione per due capi e non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per un capo. Giovanni Conte è stato prosciolto per non aver commesso il fatto. Per Fulvia Cipriani, il fatto non sussiste relativamente a due capi mentre per un capo è stato dichiarato estinto per prescrizione.

Per l’avvocato Franco Paolini, non luogo a procedere perché il fatto non sussiste relativamente a un capo d’accusa e per non aver commesso il fatto per una seconda accusa. Piero Mascitti è stato prosciolto relativamente a un capo perché il fatto non sussiste. Stessa formula per Gianluca De Angelis e Antonietta Montone in relazione al capo 17.