L’AQUILA – Arriva al Quirinale il caso della “proroga-bis” ai rettori in uscita dalle Università italiane, tra cui quella dell’Aquila, i quali, grazie all’interpretazione di un codicillo della riforma Gelmini relativo all’approvazione dei nuovi statuti, usufruiranno di un secondo anno aggiuntivo di mandato oltre al primo già passato.

In numerose città sono scoppiate insurrezioni del mondo accademico contrario alla doppia proroga e, per rendere più compatto il fronte della protesta, è nato il comitato nazionale “No proroga rettori” che ora ha deciso di far arrivare una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nel messaggio si riepiloga la situazione e si lanciano forti accuse al ministro dell’Università Francesco Profumo che ha benedetto la proroga-bis al contrario del suo predecessore Maria Stella Gelmini, che a posteriori si è detta contraria.

LA LETTERA COMPLETA

Signor Presidente,
nel silenzio assordante degli organi di informazione, da mesi si susseguono iniziative di protesta che vedono insieme professori e ricercatori universitari della maggior parte degli Atenei italiani, supportati da numerosi parlamentari di ogni schieramento, nell’esprimere forte dissenso sulla doppia proroga dei rettori in scadenza di mandato o addirittura scaduti, ingiustificata e palesemente contraria al dettato della legge di riforma, messa in atto dal ministro Francesco Profumo.

Si tratta di una evidente azione di conservazione di interessi e poteri forti, a discapito della fisiologica e democratica esigenza di rinnovamento dei gruppi dirigenti del sistema universitario italiano, rinnovamento di cui si avverte un forte bisogno.

L’ostinata decisione del ministro, che è giunto all’inaudita prassi di mettere il suo ministero contro gli Atenei nelle sedi giurisdizionali, sta creando disagio e incertezza nel sistema universitario. Peraltro, una recente autorevole sentenza giurisdizionale ha sconfessato l’operato del ministro che sta esponendo l’università italiana oltre ogni ragionevole limite.

Da ultimo il ministro si è attivato perché nel testo della spending review in discussione al Senato, sul quale il Governo ha posto la fiducia, sia inserito un emendamento che dà l'”interpretazione autentica” della norma contenuta nella legge Gelmini nel senso gradito al ministro e a un gruppi di vetero rettori.

Si tratta di un atto di una gravità inaudita che inserisce nel testo di una legge una questione completamente estranea al suo contenuto e lo fa in contrasto con l’unica sentenza di merito intervenuta sulla questione, che è quella del Tar dell’Umbria del 9 luglio c.a. Si tratta di un’operazione di bassa cucina clientelare, che sarà denunciata all’interno delle Università e all’opinione pubblica per il suo significato regressivo e per la palese contraddizione tra l’interpretazione data e il testo della legge che non viene modificato”.

Interpretazione peraltro smentita dal precedente ministro Maria Stella Gelmini.

Non vogliamo credere che il ministro stia facendo gravare sulle Istituzioni il peso di un conflitto, senza precedenti, al solo fine di tutelare gli interessi privati di alcuni rettori: eppure non vi è altra interpretazione plausibile per il suo operato.

Non vogliamo credere che la condotta del ministro, più che al rispetto della autonomia e della democrazia nelle Università, sia ispirata dalla necessità di lasciare ai rettori uscenti modo di condizionare l’assetto dei propri Atenei negli anni a venire.

Eppure è impossibile non ravvisare espliciti attacchi ad autonomia e alla partecipazione democratica nella pervicacia con cui si tenta di impedire per vie legali, a due anni dalla cessazione del mandato, lo svolgimento delle elezioni per il rinnovo della carica dei rettori.

Siamo sicuri che nell’esercizio del suo alto ruolo di garante delle istituzioni repubblicane, che le viene da tutti riconosciuto, ella vorrà adoperarsi per il superamento di questa atipia tutta italiana consentendo agli Atenei di esprimere il proprio vertice mediante le legittime e non ulteriormente procrastinabili consultazioni elettorali.

Comitato Nazionale No proroga rettori