L’AQUILA – “È una vicenda che ha delle nebbie, delle zone d’ombra”.
Questa dichiarazione dell’avvocato di parte civile Simona Giannangeli rende bene l’idea di come, alla prima udienza dopo lo stop del processo per il crollo della Casa dello studente, aleggi ancora lo spettro della scampata cancellazione del procedimento a causa della censura inflitta dal Csm al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Grieco.
Della vicenda si parla ancora, anche se appare altrettanto chiaro che le parti hanno molta voglia di lasciarsi questa storia alle spalle dopo il ritorno alla normalità.
Sottoposto a procedimento disciplinare dal Consiglio superiore della magistratura per il modo in cui aveva posto le domande al perito Maria Gabriella Mulas, Grieco si era astenuto dal proseguire l’udienza, rimettendo la palla nelle mani del presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.
Quest’ultimo lo ha invitato a continuare, salvando l’efficacia degli atti prodotti fino a oggi e, quindi, di fatto tenendo in vita l’intero processo. Al salvataggio ha contribuito lo stesso Grieco che, se lo avesso voluto, avrebbe potuto rifiutarsi e invece ha deciso di proseguire con coraggio e responsabilità, visto che aveva una censura sul groppone.
A segnalare a suo tempo il caso all’organo di autogoverno della magistratura era stato il presidente uscente della Corte d’Appello, Giovanni Canzio, oggi trasferito a Milano.
La vulgata passata negli ambienti di giustizia è che l’allora presidente della Corte si fosse mosso non di sua iniziativa ma dopo aver ricevuto e deciso di vagliare una segnalazione anonima sull’operato di Grieco.
Una versione che tutti danno per acclarata ma che lo stesso giudice non ha mai confermato esplicitamente, men che meno lo stesso Canzio.
Parlando oggi con i protagonisti del processo viene confermata l’approvazione praticamente unanime nei confronti dell’operato di Grieco che venne fuori anche dai primi commenti a caldo. E d’altronde in audizione al Csm avvocati e pubblico ministero non hanno avvalorato le tesi accusatorie.
La censura, però, è scattata lo stesso e a questo punto diventa un provvedimento di difficile comprensione.
“Ci siamo fatti molte domande sul perché sia successo, ma chi ci può rispondere?”, spiega Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato familiari delle vittime.
“Questo meccanismo – afferma anche lei – è scattato a causa di una denuncia anonima, per quanto ci riguarda il giudice si è sempre comportato in maniera chiara e trasparente. Forse qualcuno voleva fermare la perizia della Mulas”.
“Per fortuna abbiamo scongiurato questo rischio, sarebbe stata dura ricominciare tutto daccapo perché per noi familiari delle vittime entrare in quest’aula di giustizia è sempre molto molto doloroso”, chiude la donna, che nel crollo ha perso il nipote Davide.
“Nessun soggetto di questo processo ha sollecitato il blocco dell’udienza, anzi, l’interesse di tutti è quello di arrivare alla rapida definizione”, assicura Fabio Alessandroni, avvocato difensore di Luca D’Innocenzo.
A suo dire, “l’incidente di percorso è stato dettato da alcune valutazioni di chi ha il potere di rivolgersi al Csm, ma non lo ha fatto certo con l’intenzione di bloccare il processo: tutti – sottolinea – conoscono la competenza e la serenità di Canzio e, dall’altra parte, quella di Grieco”.
Alessandroni ipotizza “problemi interni alla magistratura”, espressione che poi chiarisce: “Non un dissidio tra magistrati, ma non so dire perché sia avvenuto questo episodio, che comunque è superato”.
La Giannangeli non vuole entrare nel merito, fa notare solo che “qualcuno, non so chi, ha ritenuto di portare al Csm le condotte del giudice di questo processo, non credo ci siano motivi reconditi. Esiste uno strumento che quando si ritiene viene attivato e il Csm ha deciso”.
Quanto al ruolo di Canzio, “è doveroso, se riceve una segnalazione del genere il presidente della Corte può e deve inviarla al Csm”.





