L’AQUILA – Verrà discusso il prossimo 11 luglio, davanti al Tar dell’Aquila, il ricorso del candidato sindaco dell’Aquila dell’Italia dei valori, Angelo Mancini, contro la sua esclusione dal Consiglio comunale rinnovato dal voto amministrativo di quest’anno.

Mancini aveva presentato la sua candidatura separata dal centrosinistra in polemica con il sindaco riconfermato, Massimo Cialente, raccogliendo un interessante 6% con le sue due liste, quella Idv e la civica L’Aquila oggi.

Prima del ballottaggio la clamorosa riconciliazione con la coalizione ufficiale a sostegno di Max e il reingresso dei dipietristi nello schieramento che ha poi battuto Giorgio De Matteis: un’alleanza a cui Mancini era contrario e non ha fatto nulla per nasconderlo.

Così non sono stati in pochi in casa Pd a sogghignare quando è emerso che per un cavillo, dopo l’apparentamento il candidato sindaco sconfitto al primo turno, appunto il preside del Classico, non avrebbe potuto entrare in Consiglio comunale ma il suo posto sarebbe toccato al primo dei non eletti, Fabio Cortelli, “il giovane” come ama chiamarlo Cialente, provocando ancora le ire di Mancini.

Nel Comune milanese di Bollate, infatti, il Consiglio di Stato aveva deciso in questo modo, anche se lì si era apparentata una lista sola su due, diversamente da quanto successo nel capoluogo.

Fatto fuori dall’assemblea civica, Mancini sarebbe potuto diventare assessore in quota Idv ma ha rinunciato perché aveva deciso di aprire un contenzioso con l’amministrazione: “I verbali sono irregolari”, ha tuonato in conferenza stampa.

Ora ai giudici amministrativi il compito di dirimere l’intricata vicenda. E sulle elezioni 2012 pesa anche un altro ricorso, quello di Enrico Verini, che vorrebbe far saltare del tutto il banco.