CHIETI – “Certo, l’ospedale Santissima Annunziata di Chieti non è dotato di certificato di prevenzione incendio previsto dalla nuova normativa, a cui ci stiamo adeguando, ma la situazione è identica agli altri ospedali abruzzesi, e a buona parte di quelli italiani”.
Mal comune, mezzo gaudio, per il direttore generale della Asl provinciale numero 2 di Lanciano-Vasto-Chieti, Pasquale Flacco, che commenta evidenziando la situazione drammatica regionale a quanto evidenziato da AbruzzoWeb, ovvero che oltre a essere insicuro dal punto di vista sismico nel suo complesso, non solo per i gravi difetti di costruzione dei due corpi “C” e “F”, in via di evacuazione, l’ospedale teatino non ha neanche il certificato di prevenzione incendio (Cpi).
Il documento deve essere rilasciato dai vigili del fuoco che, nel caso di Chieti, non hanno potuto procedere perché la struttura manca di requisiti.
Flacco, però, non si scompone più di tanto e non ha problemi ad ammettere questa mancanza, minimizzandone la portata. Fa poi notare anche che è una condizione comune a buona parte dei nosocomi regionali, che non hanno risorse e mezzi per adeguarsi alle nuove e molto stringenti prescrizioni introdotte dal decreto del ministro dell’Interno del del 19 marzo 2015.
“Le nuove norme, entrate in vigore da poco tempo, impongono complesse procedure e ingenti somme, nell’ordine dei milioni di euro – fa notare il manager – Va anche formato anche il personale, vanno adeguate in determinati casi le strutture con costosi interventi edilizi. Noi stiamo procedendo, ma è inutile negare che, in mancanza di risorse, le tempistiche non possono essere brevi”.
Flacco tiene anche a rassicurare sul fatto che se “dovesse malauguratamente scoppiare un incendio nel nostro ospedale, non si verificherà nessun pandemonio, siamo comunque attrezzati anche oggi a rispondere tempestivamente in caso di emergenza. Ripeto che la questione riguarda l’adeguamento alle nuove normative molto più stringenti introdotte dal legislatore”.
La vicenda della certificazione antincendio è in parte sovrapponibile a quella della certificazione antisismica, anch’essa mancante a Chieti e a buona parte, anche qui, degli ospedali abruzzesi.
Pericolosi, nel complesso teatino, non sono soli i famigerati corpi “C” ed “F”, dove ci sono ben 150 posti letto, e costruiti, si è scoperto già nel 2012, con pilastri con cemento impoverito, nonché sottodimensionati e in corso di evacuazione.
A rischio sisma è anche e soprattutto l’ospedale nel suo complesso perché, quando fu progettato, una quarantina di anni fa, per poi essere aperto dopo 27 anni di lavori, costati 236 miliardi di vecchi lire, Chieti non era classificata come zona a rischio terremoto, e le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali.
E anche in questo caso Flacco ha evidenziato a questa testata che, pur volendo compiere l’impresa di rendere il Santissima Annunziata adeguato alle nuove norme antisismiche, servirebbero cifre iperboliche, per giunta con problemi di logistica insormontabili, perchè non sarebbe facile spostare altrove centinaia di pazienti medici e decine di reparti mentre i lavori sono in corso.
Da qui la soluzione intrapresa con forza dalla Regione, e sostenuta anche da Flacco, di realizzare un nuovo ospedale con tutti i crismi, attraverso il project financing presentato da Maltauro spa, Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa, per la quale è in corso la procedura per arrivare al bando europeo.



