TERAMO – L’Università di Teramo rischia la scomparsa.
È l’allarme lanciato dall’Unione degli universitari (Udu), che stamattina ha tenuto una conferenza stampa in cui ha illustrato i dati dai quali risulta che l’ateneo è ultimo in Italia per numero di iscritti: appena 6.489 studenti.
“Tale dato – scrive l’Udu – non è altro che il risultato degli innumerevoli allarmi che l’Udu Teramo ha lanciato in questi anni e ai quali nessuno, né istituzioni accademiche né istituzioni politiche, hanno dato peso. Infatti l’università ha vissuto nel totale silenzio e nella totale indifferenza di tutti gli organi accademici e politici”.
“Le cause di tale drastica riduzione sono riconducibili sicuramente ai numerosi disservizi ai quali gli studenti iscritti all’Unite sono continuamente sottoposti”, come afferma Mauro Pettinaro, rappresentante al Consiglio nazionale studenti universitari.
“È evidente che non si tratti di un calo fisiologico che tutti gli atenei italiani hanno. Se è vero che la media nazionale del trand di iscrizioni è al ribasso del 5% – spiega Pettinaro – a Teramo si ha una percentuale di gran lunga maggiore che si attesterebbe al 21%. Consideriamo, inoltre, che da terzultima l’università teramana passa in ultima posizione tra le università statali per numero di iscritti. Le cause non possiamo che ritrovarle nella scarsa o addirittura inesistente possibilità di avere un’adeguata condizione di vita degli studenti iscritti: segreterie studenti lontane dalle sedi, mense difficilmente raggiungibili e scarsi luoghi di studio”.
“I continui tagli da parte dei governi che ci hanno preceduto non hanno sicuramente facilitato il compito dell’Ateneo teramano, ma il ‘disseminare’ sedi universitarie nel territorio è stata sicuramente una delle scelte che ha sancito il disastro di Teramo – aggiunge – Fronteggiare le spese e assicurare i servizi adeguati agli studenti diventa prioritario anche per quanto riguarda l’appetibilità dell’ateneo e avere cinque sedi dove poter assicurare gli stessi servizi per un’università così piccola, diventa praticamente impossibile”.
“Alla continua crisi economica che viviamo e con il 40% di studenti italiani costretti ai cosiddetti ‘lavori atipici’ per mantenersi agli studi – afferma ancora Pettinaro – non si può aggiungere agli iscritti teramani il dover perdere ulteriori ore giornaliere per raggiungere le segreterie, per mangiare, per cercare luoghi di studio. È perciò necessario garantire una piena cittadinanza studentesca e maggiori servizi a chi viene a studiare a Teramo (esempi possono essere Camerino e Urbino che hanno, rispettivamente, 14 mila e 7 mila iscritti pur essendo realtà dieci volte più piccole di quella teramana. Senza dimenticare L’Aquila che nonostante il terremoto conta 23 mila studenti). Bisogna dare servizi e cittadinanza a chi viene a studiare altrimenti nessuno più sceglierà la città di Teramo per i propri studi universitari”.
L’Udu Teramo ribadisce, inoltre, che dagli ultimi dati si evince un altro dato particolarmente allarmante: l’ateneo teramano è ultimo anche nella graduatoria di immatricolazioni (solo 880 in quest’ultimo anno accademico): questo rappresenta in maniera chiara ed evidente la scarsa appetibilità dell’Unite.
“Cosa fare? – si chiede l’Udu – Innanzitutto le istituzioni locali e la governance dell’ateneo teramano devono da
subito porsi il problema e quantomeno arginare la grande ‘emoraggia’ in atto. Bisogna dare assoluta priorità ai servizi per gli studenti, garantire loro una vera cittadinanza studentesca e chiudere da subito le sedi distaccate che rappresentano il disastro vero e proprio del fallimento della gestione dell’Università stessa. Gli ultimi dati parlano chiaro: nella sede di Atri sono rimasti solo 72 studenti iscritti e in quella di Giulianova 147″.
Per l’Udu “è una pura follia continuare a tenere aperte tutte le sedi dell’ateneo considerando i disservizi provocati nella città di Teramo e lo sperpero delle risorse che si devono mettere in campo per mantenere le sedi (solo il mantenimento delle convenzioni con mense/ristoranti nelle sedi distaccate ne può essere esempio)”.
“Il nostro appello – conclude l’Udu – è quindi anche rivolto ai commercianti di questa città, ai proprietari che locano gli immobili agli studenti e a tutti coloro che sono interessati ad avere ancora un’Università, anche per la valenza sociale e culturale che essa porta. La triste constatazione che dobbiamo purtroppo fare è: ‘lo avevamo detto’. Da più di due anni lanciamo allarmi sull’Università di Teramo e sulla condizione degli studenti e più volte avevamo intuito che così sarebbe finita, male… ora ci sono i dati del ministero a darci conferma: non si può più tergiversare. Alla politica, al Rettore e alla Governance dell’ateneo teramano chiediamo di scoprire da subito le carte in tavola: vogliono realmente che Teramo abbia ancora un’ Università? Se lo vogliono devono da subito ascoltarci altrimenti potremmo iniziare a scrivere i titoli di coda per l’esistenza dell’Università degli Studi di Teramo”.





