PESCARA – “Leggo una serie di dichiarazioni di esponenti della maggioranza che evidenzia quanto siano abituati a parlare con lingua biforcuta agli elettori. Luciano D’Alfonso in tutte le tribune elettorali della campagna del 2014 ha annunciato che avrebbe ridotto la retribuzione dei consiglieri regionali a quella del sindaco del Comune capoluogo (L’Aquila, circa 5.000 euro lordi). Nessuno dei suoi alleati dichiarò contrarietà su questo punto programmatico. Sono passati due anni e mezzo senza che D’Alfonso e la sua maggioranza abbiano mosso un dito”.
Lo ricorda in una nota Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista.
“D’Alfonso mette una pezza a colori annunciando una ‘grande riforma’ per perdere tempo e vari esponenti della maggioranza hanno la faccia tosta di dichiararsi contrari al taglio delle indennità”.
“Silvio Paolucci e Maurizio De Nicola definiscono ‘demagogia’ quello che era un impegno programmatico di D’Alfonso poi rilanciato anche da Renzi che lo ha inserito nella riforma costituzionale. Accusano dunque di ‘demagogia’ Renzi e D’Alfonso?”.
“Perchè Paolucci, che era nel 2014 il segretario regionale del Pd, non dissentì dal candidato presidente su un punto così importante del programma?”, si domanda Acerbo.
“Non ci sarebbe stato niente di male e gli elettori si sarebbero regolati”.
“Gianni Chiodi in tutte le trasmissioni elettorali dichiarò apertamente di essere contrario a tagli che giudicava demagogici. ma lo fece prima del voto e probabilmente ha anche pagato un prezzo in termini di consenso”.
“Il Pd e i suoi satelliti invece hanno assunto impegni e rimangiandoseli da due anni e mezzo si comportano da imbroglioni”.
“Per quanto riguarda la legge elettorale – aggiunge poi Acerbo – faccio presente che se vogliono mantenere sbarramento al 4% sarebbe ora di farlo valere per tutti. L’intenzione di riproporre assenza di sbarramento all’interno della coalizione vincente favorisce frammentazione proprio tra quelli che dovrebbero dimostrare compattezza nel governo”.
“Mentre Rifondazione comunista è fuori del Consiglio per non essersi venduta per una poltrona – ricorda infine Acerbo – ci sono liste che hanno eletto avendo preso meno voti di noi. Non credo rappresenti una ‘grande riforma’ una legge elettorale che premia trasformismo e opportunismo. In Consiglio regionale oggi sono rappresentati Centro democratico (2,52%), Sel (2,40%), Italia dei valori (2,12 %). La mia lista prese il 3,01”.





