L’AQUILA – “Tempi brevi”, ma nessuna previsione esatta per la rimozione delle impalcature che coprono la chiesa di Santa Maria del Suffragio dell’Aquila, nota come “delle Anime Sante”, in corso di ricostruzione in piazza Duomo.

A rassicurare comunque sul fatto che l’attesa è quasi finita, dopo la scadenza dell’ipotesi di settembre fatta qualche mese fa, è stato il restauratore Leonida Pelagalli della ditta Fratelli Navarra costruzioni che sta curando l’importante commessa nel cuore del centro storico assieme alla capofila Italiana Costruzioni.

L’intervento nella chiesa è stato finanziato con la somma di quasi 7 milioni di euro, spartiti a metà dal governo francese e dalla Protezione civile.

Nel frattempo, comunque, è stato possibile vedere i primi splendidi esempi della facciata riportata all’antico splendore nel corso del tour “Cantieri Aperti” su alcuni dei principali lotti di ricostruzione organizzato per i cittadini e, a parte, per i media, nell’ambito dell’evento Officina L’Aquila, la rassegna organizzata dalle Ance abruzzesi e da Carsa Srl come vetrina delle tecniche e dei materiali del post-sisma del capoluogo.

Secondo quanto spiegato dai restauratori, per ricostruire la cupola, pronta al 90% dopo i crolli di sette anni fa che finirono anche in diretta tv, è stata riutilizzata una tecnica di costruzione che risale agli antichi Romani: per altre cupole, come quella di Brunelleschi a Firenze, fu invece impiegata una modalità costruttiva differente che in questo caso non è stato possibile applicare.

La cupola della chiesa aquilana è rinata sulla base di un’impalcatura in ferro su cui, poi, è stata costruita la struttura.

Gran parte delle decorazioni è andata perduta con i crolli del 6 aprile 2009. I fregi, comunque, sono stati ricostruiti grazie a stampi unici ricavati dai quelli superstiti e dai documenti storici oltre alle rappresentazioni grafiche della chiesa, utilizzando materiali quanto più simili agli originali.

L’interno mostra ancora “a nudo” le aggiunte in mattoni e i rinforzi con reti metalliche per l’adeguamento sismico della struttura.

I fregi floreali in malta e foglia d’oro zecchino sono stati scollati dalle pareti, protetti, trattati e restaurati.

E poi c’è la facciata, in pietra di Poggio Picenze con decorazioni in stucco, che ha subìto interventi di restauro e consolidamento mentre alcuni fregi sono stati ricostruiti in toto.

Lo stile e il disegno, questa la novità ipotizzata dai restauratori, potrebbero ricalcare la facciata della chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.