L’AQUILA – Sono almeno 3 le vittime di Piero Melonio, il 65enne di San Demetrio né Vestini, finito in carcere insieme alla moglie Gilda Bernabei con l’accusa di essersi impossessati di valori per oltre due milioni di euro di proprietà di anziani ospiti della casa di cura che gestiscono a Fontecchio (L’Aquila).
Il metodo, secondo l’accusa, è sempre lo stesso: approfittare di anziani con infermità psichiche per prosciugare i conti correnti e, talvolta, spogliarli anche dei beni immobili.
Non si escludono ulteriori accertamenti anche nei confronti dei parenti delle vittime: in particolare di un lontano cugino di una di esse, un costruttore teramano al quale Melonio il 13 marzo 2011 ha effettuato un bonifico di 65mila euro.
Il grosso, Melonio lo avrebbe portato via ad un’anziana donna deceduta il 25 luglio del 2015, il cui stato di infermità psichica è stato “acclarato sin dalla data del 22 aprile 2010 mediante consulenza psichiatrica eseguita presso l’ospedale San Salvatore”, come scrive nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella.
Il 20 gennaio 2011 l’uomo ha aperto un conto corrente all’agenzia dell’Aquila del Monte dei Paschi di Siena, cointestato con l’anziana, sul quale ha fatto confluire 1,8 milioni di euro da un altro conto che la donna aveva alla Tercas. Somme utilizzate poi dall’uomo “per finalità proprie”.
Il 15 ottobre 2010, Melonio si era già cointestato “il libretto di risparmio precedentemente intestato congiuntamente alla predetta ed al fratello sacerdote, deceduto il 30 agosto 2010”.
Libretto sul quale “effettuava una serie di prelievi anche dopo la morte” della donna, determinando “lo svuotamento delle somme giacenti, per il complessivo importo di 23.300 euro”.
È sempre Melonio, che secondo il gip agisce “solo dopo il verificarsi della malattia” e “solo dopo il decesso dell’unico fratello ancora in vita” della vittima, l’artefice di donazioni e lasciti che l’anziana donna ha effettuato nei confronti della Curia di Teramo.
Con la prima donazione, perfezionata alla vigilia di Natale del 2010 davanti ad un notaio direttamente nella casa di riposo di Fontecchio, cedeva fabbricati e terreni per quasi 200mila euro.
Pochi giorni dopo la morte dell’anziana, invece, Melonio “presentava al notaio Benedetti dell’Aquila (non indagato, ndr) un testamento olografo datato 30 gennaio 2011 con il quale la predetta donava alla Curia di Teramo l’ulteriore somma di 200mila euro e alla Fondazione Spes Nostra Onlus tutta la somma restante in contanti e titoli, altresì nominando esecutore testamentario esso Melonio e indicava in sede di successione l’importo di 300mila euro, così inducendola a sottoscrivere un testamento olografo a vantaggio suo e di altri”.
Più defilata appare la moglie, Gilda Bernabei, che pur “non avendo concorso nei reati commessi dal coniuge”, come scrive sempre il gip, si è procurata del profitto impiegando nella Fondazione Spes Nostra Onlus gran parte delle risorse che il marito aveva ottenuto compiendo il reato che gli viene contestato di circonvenzione di incapace.
Melonio, nel gennaio del 2012, si sarebbe poi fatto cointestare “il rapporto di conto corrente postale dove veniva accreditata la pensione” di un’altra anziana, dal quale “prelevava somme di denaro nei giorni precedenti la morte, quando l’anziana donna era ricoverata presso l’ospedale San Salvatore ed anche successivamente per il complessivo importo di 31mila euro, a pressoché svuotamento del conto”.
Stesso copione con un’altra signora, morta l’11 marzo del 2013, alla quale Melonio dopo essersi fatto cointestare il conto corrente, ha portato via 9mila euro “dieci giorni prima del decesso” e, “a partire da due giorni dopo il decesso prelevava con più operazioni l’importo totale di 54.633 euro”.
Le indagini sono state avviate a seguito di una “segnalazione della Banca d’Italia concernente operazioni sospette di riciclaggio”, spiega il gip, e proseguono “tenuto conto dell’elevato numero di ospiti della struttura”, cinque in particolare che risultano “titolari di rapporti finanziari cointestati con il Melonio”.






