L’AQUILA – Un saggio storico biografico sulla figura di Sabatino Ciuffini, sceneggiatore di lungo corso, dai Vitelloni di Federico Fellini alle scazzottate di Bud Spencer e Terence Hill, nato all’Aquila ma poco noto alla massa, con la ricostruzione della vita e delle opere in Non ho vergogna a dirlo, il primo studio esteso che sia stato fatto su di lui.
Questa l’opera di Sonia Ciuffetelli, prof di italiano all’istituto superiore “Amedeo D’Aosta” del capoluogo, con il vizio della scrittura.
Tra le sue opere, con molti premi letterari, l’esordio con Ordinaria nevrosi dell’anima nel 2003, Lampi d’ingenuo nel 2008 e Petali di voce nel 2010, quest’ultimo pervaso dall’atmosfera del sisma del 6 aprile 2009.
Ad AbruzzoWeb la docente racconta com’è nata e come si è sviluppata l’esigenza di scrivere su Ciuffini, che ha conosciuto anche di persona.
“Era uscito qualche articolo di giornale, ma nessuno aveva fatto uno studio sistematico e mi sembrava doveroso, vista l’entità e la grandezza del personaggio”, rimarca.
Si tratta di un nome importante del cinema italiano, insomma.
Ha lavorato con Sergio Corbucci, con Alberto Lattuada, è stato aiuto regista nei Vitelloni di Fellini. Lavori importanti, ma resta un personaggio poco noto, forse anche perché non si è mai messo in luce per via del suo carattere schivo. E poi per lui il cinema era solo un lavoro, in realtà lui voleva fare il poeta.
Confessione, quest’ultima nata anche da una conoscenza diretta…
Sì, Ciuffini era il fratello di mia nonna, l’ho conosciuto di persona e so che la sua attività era quella di poeta, ma di quello non poteva viverci. In quegli anni, salvo casi eclatanti, tra gli sceneggiatori facevano lavoro d’equipe e lui non era il tipo che cercava di emergere. Ho ricostruito la filmografia, tutti i titoli dei film accreditati. Sono film cosiddetti “di cassetta” che hanno avuto un successo clamoroso, il solo Pari e dispari di Bud Spencer e Terence Hill ha incassato milioni di dollari in tutto il mondo.
Da dove parte la sua storia?
Per tratteggiare gli anni della gioventù ho intervistato, tra gli altri, l’avvocato Attilio Cecchini e lo storico d’arte Ferdinando Bologna. Si tratta di due suoi amici fraterni. Si frequentarono quando possibile; con l’avvocato Cecchini si rivide nel 1993, in occasione della presentazione del suo libro di poesie, Lettere Romane, al salone ligneo della biblioteca “Tommasiana”. Per quell’occasione Bologna, impossibilitato a partecipare di persona, scrisse Una testimonianza, significativo intervento sulla poesia di Ciuffini. Il suo primo libro di poesie, invece, Sfregazzi fu presentato nel 1988 a Roma. Per ricostruire vita e opere ho poi intervistato amici e conoscenti romani e non: Nori Corbucci, l’attore Gastone Moschin, l’avvocato Nicola De’ Angelis, per citarne solo alcuni. Il libro raccoglie anche testimonianze e ricordi scritti dallo storico Alessandro Clementi e dal prof Carlo De Matteis appositamente per questo mio lavoro.
Perché partì?
Nel dopoguerra, la vita di campagna dopo aver terminato gli studi classici lo deprimeva, ho ritrovato suoi coetanei, come padre Osvaldo Lemme, 96 anni, che si ricordava perfettamente come a 13 anni, in convento, Ciuffini traducesse i classici latini e greci all’impronta, aveva un talento per questo.
Come furono i suoi primi tempi nella Capitale?
Prima di lavorare stabilmente nel cinema, Ciuffini se la passò davvero male. Tanto per cominciare, era partito da Cansatessa e aveva raggiunto Roma a piedi. Rimase per un brevissimo periodo da un amico, Lorenzo Morelli, che gli diede una mano perché era senza lavoro, senza casa e senza soldi. Era il 1946 e fino agli anni Cinquanta condusse vita di fortuna, campò di espedienti. Ho incontrato vecchi amici come Franco e Lucio Battistrada, si ricordavano che per cenare chiedeva piatti di pasta alla mensa della casa dello studente, dove si appoggiò per un periodo.
Come entrò, poi, nel cinema?
Conobbe persone di quel mondo tramite Giulio Morelli, fratello del suo carissimo amico Lorenzo, che era un cineasta e gli presentò degli sceneggiatori. Primo tra tutti Lattuada; conobbe poi anche Fellini, che aveva girato i suoi primi film, ma non era ancora famoso, non era il mostro sacro che sarebbe diventato. Ciuffini esordì con documentari storici, da lui realizzati, per esempio sulla Roma antica; all’epoca, per legge, andavano proiettati prima dell’inizio dei film come oggi la pubblicità. Fino agli anni Novanta lavorò a molte pellicole, poi mollò per via dell’età che avanzava. Ha sempre abitato a Roma, vicino Piazza Navona. È morto per puro caso all’Aquila, a 83 anni: era in vacanza.
La sua città d’origine non lo ha mai ricordato.
Non c’è mai stato alcun riconoscimento pubblico. Questo è il primo studio fatto su di lui, l’ho proposto alla Pro loco di Coppito dov’era nato e ha subito sostenuto il progetto, la ringrazio molto per aver reso possibile l’iniziativa. Quando il libro è uscito speravo di incoraggiare qualche iniziativa, ma al momento non è stato fatto ancora nulla. A me piacerebbe, cerco l’appoggio di qualche istituzione: una rassegna cinematografica, sì, ma anche qualcosa sulla poesia. Personalmente ho istituito un Premio Letterario Nazionale di poesia a lui dedicato.
Farà altre biografie di grandi aquilani dimenticati?
Non credo, questo è un caso isolato per il legame che avevo con lui. Ho potuto accedere al suo archivio e scrivere una biografia per niente romanzata, con fedele ricostruzione storica.
Su che cosa sarà il suo prossimo lavoro?
Un lavoro di narrativa, una raccolta di racconti di vario genere, ma non voglio anticipare altro, al momento.
Come vive il ruolo di docente di materie umanistiche in una scuola quasi del tutto tecnica?
Sono sempre importanti perché insegnano la comunicazione e se un tecnico non sa comunicare è incompleto. Bisogna centrare l’insegnamento delle discipline umanistiche sulla comunicazione, scritta e orale, anche finalizzata al futuro lavoro; la vecchia didattica non funziona più e bisogna trovare modi diversi per motivare gli studenti. I ragazzi, comunque, sono abbastanza ricettivi perché le materie umanistiche, inserite in un piano di studi tecnico-scientifico, rappresentano l’altra faccia della conoscenza e spostano il punto di vista su una realtà per loro diversa.
Gli adolescenti leggono ancora? E come scrivono?
Non leggono molto e devo sempre stimolarli alla lettura, a leggere quello che gli piace, senza troppe forzature. Quanto alla scrittura, sono abituati alla comunicazione spicciola, quella degli smartphone, non sono abituati a scrivere in maniera estesa e organizzata, e la scuola li stimola a far questo. Io ci investo del tempo e organizzo laboratori di scrittura. Anche perché c’è pur sempre l’esame di Stato e lo scritto di italiano rimane la prima prova importante da affrontare.



