L’AQUILA – “Non si tratta di un’ipotesi di evasione fiscale in quanto l’importo risulta essere stato tempestivamente dichiarato con la dichiarazione dei redditi relativa all’annualità, avendo successivamente l’agenzia delle entrate concesso alla società una rateizzazione trimestrale, rispetto alla quale il lieve ritardo nel pagamento di una sola rata è stato gia sanato nelle scorse settimane e peraltro nei termini consentiti dalla legge e previsti dal piano di rientro”.
Lo precisa L’Aquila Calcio 1927 dopo che nella mattinata odierna, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno eseguito un sequestro di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un valore di oltre 300mila euro emesso dall’autorità giudiziaria.
In una nota la società chiarisce “che i fatti cui fa riferimento il citato provvedimento riguardano esclusivamente la società L’Aquila Calcio 1927 e i relativi debiti fiscali”.
“Ed infatti, come già in precedenza chiarito – si legge ancora nella nota – la regolarità fiscale è condizione per il rinnovo dell’affiliazione da parte della Figc. Una volta che sarà terminata la rateizzazione con il pagamento dell’ultima rata, il sequestro sarà revocato ed il procedimento si estinguerà”.
A subire i sequestri per l’equivalente della somma dovuta al fisco quattro persone all’epoca dei fatti nel Consiglio di amministrazione del sodalizio che sono finiti sotto inchiesta: Corrado Chiodi, attualmente presidente dell’Aquila calcio, Massimo Mancini, ex vice presidente, Fabio Aureli, attualmente direttore amministrativo, e Antonio Ranucci, attualmente amministratore delegato.
Stando a quanto scritto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, gli amministratori pro tempore finiti sotto indagine avrebbero coscientemente omesso il versamento dell’iva per privilegiare il pagamento dei dipendenti e della gestione sportiva.





