L’AQUILA – Fuori dai partiti, fuori dalle “solite” dinamiche, fuori dagli schemi. Tecnologico, con il pallino della trasparenza e “incazzato” per come sono andate le cose all’Aquila dal 6 aprile 2009 a oggi.
Questo l’identikit di Ettore Di Cesare, candidato sindaco per il progetto politico “Appello per L’Aquila”, che ha presentato due liste, In Comune e Cambia musica, per le prossime elezioni amministrative nel capoluogo.
Controllore di migliaia di politici con il progetto “Openpolis”, Di Cesare da candidato sindaco medita il ritorno nella sua città a capo di uno schieramento che ha lavorato per mesi sui contenuti, con gruppi aperti che hanno concretizzato l’utopia di un programma “partecipato”.
Un progetto, anzi, un Appello, che Di Cesare assicura continuerà comunque finisca il voto, cui partecipa con i suoi aspiranti consiglieri contro tutto e tutti: contro ogni alleanza presente e futura con la politica tradizionale e anche contro gli altri candidati civici, bollati come “vuoti showman e pifferai magici”.
Contro, soprattutto, contro “chi questa città se la spartirà senza ricostruirla”.
Appello per L’Aquila, il cartello che la sostiene alle elezioni, da qualcuno viene definito come una costola della sinistra del capoluogo che non si riconosce in Massimo Cialente e nel centrosinistra ufficiale, è così o è un progetto più ampio?
Abbiamo voluto dare al nostro territorio un’altra possibilità che è stata creata nell’unico modo oggi possibile cioè fuori dai partiti, fuori dalle cricche, fuori dalle banche, fuori dagli interessi di pochi. Questa è la scelta di Appello per L’Aquila: essere fuori da queste logiche che sono il passato con le sue macerie, i fallimenti, le corruzioni, le rapine. Noi ne siamo fuori e abbiamo iniziato a costruire il futuro. Quello che c’è oltre. Fucina, laboratorio, cantiere, officina insomma un nuovo inizio che è all’Aquila e che per le sue condizioni straordinarie è qualcosa di unico e di esempio anche per altri luoghi dell’Italia. Rendere le persone artefici del proprio futuro è il nostro modo per ricostruire la politica, per poter rifondare la nostra città e il Paese. Dire le nostre verità, quelle che tutti possono vedere, senza calcoli né sconti per nessuno, è questo il nostro agire.
Come mai il movimentismo civico cittadino che ha animato il dibattito post-terremoto non è riuscito a trovare una sintesi e si presenta diviso in almeno tre pezzi, lei, Vincenzo Vittorini ed Enza Blundo, senza contare chi ha deciso di aderire ad altre coalizioni?
La partecipazione, la protesta e la proposta sono cose serie che si costruiscono con fatica, con lavoro, con i comportamenti e insieme alle persone nel tempo e negli anni. Abbiamo scelto come metodo la partecipazione e la condivisione: oltre 200 persone hanno lavorato per otto mesi a sei gruppi aperti di lavoro per il programma partecipato. Ci interessava questo percorso, far parlare la città e mettere a confronto tutti i saperi e le conoscenze del territorio. Di vuoti showman e pifferai magici dell’ultima ora sinceramente non se ne sente il bisogno.
La sua vita professionale è divisa tra L’Aquila e Roma, se diventerà sindaco mollerà tutti gli impegni nella capitale?
Con grande sofferenza, naturalmente mollerei tutto. Ho costruito con gli anni una struttura che è riconosciuta a livello europeo come buona pratica per quanto riguarda la trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Ma le scelte sono scelte.
È cosciente di partecipare alle elezioni più importanti della storia secolare dell’Aquila, alle prese con la sfida epocale della rinascita dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009?
È il motivo principale per cui stiamo presentando le liste civiche “In Comune” e “Cambia Musica”. Sentiamo la responsabilità storica di dover ricostruire la nostra città e le frazioni, le precedenti generazioni di aquilani nel 1400 e nel 1700 non hanno fallito l’appuntamento con la Storia. Oggi tocca a noi vincere questa difficilissima sfida. Ma con il sistema attuale dei partiti la sfida è già persa, il fallimento e le ruberie quotidiane sono sotto gli occhi di tutti. Si spartiranno questa città senza mai ricostruirla e noi non possiamo assistere al saccheggio senza fare nulla. No, questa responsabilità non ce la pigliamo, questa terra la difendiamo come abbiamo fatto negli ultimi tre anni.
Che cosa pensa della situazione cittadina? La ricostruzione pesante ancora non decolla e il rilancio economico è una chimera.
Siamo incazzati e molto, si può dire? Manca una strategia e una programmazione. Manca lo studio di come sono state gestite le precedenti situazioni post-terremoto nel mondo. Le esperienze positive, quelle che hanno saputo vincere la sfida, hanno in comune una caratteristica: la politica in quei casi è riuscita a capire che una comunità solidale e responsabilizzata è la prima cosa da ricostruire per poter rifondare una città. Qui invece ci si vuole ancora una volta affidare agli uomini soli al comando che faranno gli interessi particolari di chi li finanzia. Così non si ricostruisce, così si arricchiscono poche persone e il resto è solo macerie.
Che campagna elettorale si sta sviluppando?
Non avendo risorse economiche importanti, ci siamo autofinanziati e tutte le entrate e le uscite sono sul nostro sito. Siamo gli unici a fare questo. Porta a porta è la nostra strategia, faticosa non tanto fisicamente ma a livello mentale. Parlando con decine di persone ti rendi conto delle sofferenze che stiamo vivendo. Tutte diverse, alcune drammatiche. E allora te ne fai carico, tutta la comunità dovrebbe farsene carico per potersi ricostruire.
Qual è la prima decisione che adotterà se dovesse vincere le elezioni?
Trasparenza totale di tutti gli atti e le pratiche e programmazione dei lavori. Ogni cittadino, ogni commerciante, ogni impresa deve sapere quando potrà tornare nei propri luoghi. Non è più possibile vivere nell’incertezza: mi tocca tra quattro anni? Bene, ho le informazioni per organizzare la mia vita, della mia famiglia e della mia attività. Non siamo bambini a cui raccontare favole, dobbiamo avere informazioni precise per prendere decisioni consapevoli. E poi un grande processo di partecipazione per la definizione del nuovo piano regolatore. Nel frattempo stop a nuove concessioni edilizie, si deve ricostruire non costruire sempre nuovi centri commerciali. Misure efficaci da subito per le fasce di popolazione in difficoltà: giovani, anziani, disoccupati e precari.
Oltre a molti cittadini in difficoltà, L’Aquila e il suo territorio presentano una forte crisi anche a livello imprenditoriale. Una situazione che si va a sovrapporre con la limitazione dell’accesso al credito, con lamentela in tal senso indirizzate anche alla Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila, la più grande banca del territorio. Cosa pensa di fare su questo?
La Cassa di risparmio non può abbandonare la città nel momento di maggiore difficoltà della sua storia. Questo territorio ha dato negli anni molto a quella banca, non il contrario. Non dobbiamo perdere nemmeno un posto di lavoro. Vogliono ristrutturare spostando le risorse in altri territori? Bene, il Comune toglierà tutti i servizi e i conti da quella banca e inviterà i cittadini a fare altrettanto. Dobbiamo assolutamente tutelare il lavoro dei nostri artigiani: ma le pare che debbano soffrire con un’intera città da ricostruire? E allora destiniamo una percentuale dei subappalti alle piccole e medie imprese locali.
Se alla fine dovesse perdere queste elezioni, quale e quanto sarà il suo impegno per L’Aquila?
Il nostro progetto è nato da un anno e ha alle spalle tutte le lotte e le iniziative degli ultimi tre anni. L’appuntamento elettorale è solo una tappa del percorso, seppur importante. Lavoreremo per creare reti nella società con associazioni e persone che hanno voglia, idee e passioni. Quello che stiamo già facendo, cambiare radicalmente il modo di fare politica.
Se non arriverà al ballottaggio che ne sarà del suo progetto politico? È favorevole a un eventuale apparentamento formale o meno? Con chi?
Come scritto già due mesi fa, nessun apparentamento formale o meno. Alla logiche del mercato delle poltrone, tipica dei partiti, non ci stiamo. Siamo diametralmente lontani da questi giochi.
Se al contrario ci sarà lei allo spareggio, a quale elettorato si rivolgerà principalmente?
A tutti i cittadini che sanno che non è più possibile continuare a destinare le risorse in rendite parassitarie di posizione e nelle clientele. Così non si ricostruisce. Bisogna investire nei talenti e nell’innovazione a partire delle nostre ragazze e ragazzi.
Teme il partito dell’astensionismo? Chi penalizzerà di più?
Temo il fatto che molte persone non votando lasceranno in mano il loro futuro e quello di noi tutti a chi questa città se la spartirà senza ricostruirla. Oggi le cittadine e i cittadini come noi stanchi, delusi, sfiduciati, incazzati e giustamente schifati dagli impegni mai mantenuti, dalle false promesse elettorali e dalle ruberie quotidiane, hanno un’altra possibilità costruita da persone come loro, fuori dai partiti. Questa possibilità siamo noi, non prendiamoci la responsabilità con il non voto di abbandonare questa terra al saccheggio.
Otto candidati sindaco: è un’opportunità o una vergogna?
È lo specchio della disgregazione sociale della nostra comunità ma anche dell’opportunismo di troppi.





