BUSSI SUL TIRINO – “Un circostanziato e documentato dossier che sarà mia cura trasmettere agli organi competenti al fine di individuare le connesse responsabilità, ad ogni livello”.
Lo annuncia il sindaco di Bussi sul Tirino, Salvatore Lagatta, in una nota in cui ripercorre la storia della mancata bonifica e reindustrializzazione del polo chimico, all’indomani dell’approvazione da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, della relazione sulla situazione del Sito d’interesse nazionale (Sin) della provincia di Pescara.
Lagatta, che esprime preoccupazione per i negativi risvolti occupazionali, evidenzia anche come alla Commissione sia sfuggito quanto stabilito dal Consiglio di Stato, che dichiarando la “sopravvenuta cessazione della materia del contendere”, con la sentenza del 23 giugno scorso ha di fatto sollevato Solvay da qualsiasi obbligo di bonifica, messa in sicurezza e analisi del rischio.
“Il primo problema che abbiamo dovuto affrontare è quello relativo alla mancanza di un piano di reindustrializzazione a cui va finalizzata la bonifica ambientale, come previsto dalla legge 225 del 2010 che per questo aveva stanziato 50 milioni di euro – ricorda Lagatta – L’amministrazione comunale fin dal suo insediamento, nel 2013, ha emanato a tale scopo, con procedure assolutamente trasparenti e condivise con tutte le Istituzioni coinvolte, un avviso pubblico a seguito del quale 22 aziende hanno manifestato interesse ad investire nel sito di Bussi”.
“Mancava inoltre il piano di caratterizzazione del sito, in attesa di approvazione da 14 anni. Il piano è stato approvato nel febbraio 2015. A quel punto continuava a mancare il progetto di bonifica, mai realizzato dalla gestione commissariale dal 2008 in poi. Anche il progetto di bonifica e messa in sicurezza del sito viene approvato nel giugno del 2015 (dopo soli 4 mesi dal piano di caratterizzazione). Il 17 luglio 2015 quindi l’amministrazione comunale, nel rispetto della procedura pubblica concordata con tutte le istituzioni e sulla base di criteri approvati all’unanimità – aggiunge il sindaco – procede alla scelta del soggetto reindustrializzatore (Uniholding) che sarà tenuto a garantire gli attuali livelli occupazionali oltre che a realizzare un nuovo investimento nel settore farmaceutico in grado di occupare ulteriori 200 persone”.
“A questo punto – dice Lagatta – accade ciò che nessuno poteva aspettarsi. Solvay invia il 28 luglio 2015 una lettera a tutte gli enti coinvolti nella quale, contraddicendo i suoi precedenti impegni confermati perfino nella sua audizione dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta, comunica arbitrariamente di non avere intenzione di attendere indicazioni dalle istituzioni oltre il 30 ottobre 2015, dichiarandosi libera di assumere autonomamente qualsiasi iniziativa”.
“In seguito a ciò il Comune si adoperava per elaborare il testo di un accordo di programma condiviso da tutti nel rispetto della legge 225, le strutture competenti del Ministero dell’Ambiente, senza mai attivarsi in modo positivo e senza contribuire alla concretizzazione dell’accordo, si limitava unicamente, solo due giorni prima della conferenza dei servizi del 30 ottobre 2015, ad avanzare obiezioni, peraltro tutte immediatamente accolte ed inserite nell’accordo, nonostante si trattasse di osservazioni a volte banali, fuori luogo e anche pretestuose”, sostiene ancora il sindaco nella nota.
Lagatta ritiene poi che nei confronti di Solvay “si è creato una sorta di consenso”, con “interventi e interviste di deputati del territorio, di esponenti della Regione e di talune forze politiche locali contrapposte all’amministrazione” a favore del colosso belga.
“In tal modo si è consentito a Solvay di dare uno schiaffo a tutte le istituzioni che avevano lavorato fino al 23 maggio 2016 per una positiva soluzione, nel pieno rispetto della legge 225 del 2010 per la bonifica e la contestuale reindustrializzazione”.
“A partire da quella data le uniche certezze purtroppo sono che in assenza di accordo di orogramma Solvay non farà nessuna opera di messa in sicurezza del sito industriale interno, che si sta cercando di mettere in discussione il progetto di bonifica pronto per essere attuato e che nessuno sta chiedendo al nuovo imprenditore individuato da Solvay nè il piano industriale nè le garanzie occcupazionali e ambientali che, nell’ambito dell’accordo di programma presentato il 23 maggio 2016, si chiedevano a Uniholding”, conclude il sindaco.
“A seguito della pesante eredità lasciata dallo storico polo chimico, con l’abbandono in discariche abusive di rifiuti, anche tossici, e l’accertamento di gravi contaminazione dei suoli, dei sottosuoli e delle acque di falda in prossimità dei fiumi Pescara e Tirino, anche dopo l’istituzione del Sin nel 2008 le attività di messa in sicurezza e di bonifica sono andate troppo a rilento”, ha affermato dal canto suo il senatore Paolo Arrigoni, responsabile di Noi con Salvini Abruzzo, uno dei due relatori della Commissione.
“Diverse le cause – dice – Tra queste certamente il dualismo tra Ministero dell’Ambiente e il commissario delegato, la sovrapposizione di competenze con la Regione ed i comuni, che hanno a mente anche le vicende giudiziarie; inoltre, da troppi mesi, ma ancora senza intesa, i diversi soggetti istituzionali e i privati discutono ad un nuovo accordo di programma per la reindustrializzazione delle aree; assurdo che non siano state quantificate le risorse pubbliche necessarie per completare la bonifica, che non siano chiare le attività tecniche fin qui svolte e la documentazione contabile con i soldi spesi e quelli ancora disponibili”.
“Dubbi – aggiunge Arrigoni – anche su quando e come si passerà alla gestione ordinaria del Sin per la previsione in legge di stabilità 2016 dove si è stabilito dal primo luglio la chiusura della decennale gestione commissariale” prosegue il parlamentare. Si auspica che la relazione (pubblicata sul sito della Commissione), che sarà sottoposta all’esame dei due rami del Parlamento e del Governo, a cui si chiederà l’assunzione di impegni, rappresenti uno stimolo per i vari soggetti responsabili, per accelerare l’indifferibile bonifica ma anche la reindustrializzazione dell’area”.
“La commissione d’inchiesta continuerà a vigilare la situazione a garanzia delle comunità coinvolte e soprattutto della vasta popolazione della Valle del Pescara per troppi anni esposta a seri rischi senza che sia stata ancora realizzata un’indagine epidemiologica”, conclude Arrigoni.




