L’AQUILA – Almeno una decina dei 56 Comuni del cratere sismico hanno progetti pronti che non possono essere appaltati. Tra questi l’opera di consolidamento della montagna che sovrasta Fossa (L’Aquila), propedeutica alla ricostruzione del borgo sul quale incombe.

Con le nuove soglie fissate dal Codice degli appalti, infatti, per ridurre presunti sprechi e arginare la corruzione i piccoli centri devono costituire una centrale di committenza unica (Cuc), condivisa, per affidare servizi e forniture di importo superiore a 40mila euro e realizzazione di infrastrutture di importo superiore a 150mila.

“Il problema non sono più i soldi, che ci sono – dice il sindaco di Barisciano Francesco Di Paolo, che insieme a Sandro Ciacchi coordina i sindaci del cratere – ma la possibilità di spenderli”.

“Anche perché – spiega – per fare la centrale unica di committenza devi costituire l’ufficio ma dotarlo anche di personale, che ovviamente viene messo dai Comuni che devono privarsi delle proprie risorse umane”.

“Nel 2014 era stata prevista una deroga agli Enti locali di Abruzzo ed Emilia Romagna colpiti dal terremoto, ma il nuovo Codice degli appalti ha di fatto escluso questa deroga, entrata in vigore il 18 di aprile”, aggiunge.

I Comuni ora aspettano le linee guida, che l’Autorità nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone deve emanare entro novanta giorni, quindi entro il 18 luglio, per capire come adeguarsi.

“Secondo la regola generale la centrale deve essere la stessa per almeno 5mila abitanti”, spiega Di Paolo, che pensa possa essere presa in considerazione l’ipotesi di istituire le Cuc ricalcando la suddivisione delle aree omogenee in cui si è organizzata la vita amministrativa del cratere, che coincidono con gli 8 Uffici territoriali della ricostruzione (Utr). “L’area omogenea di Bussi sul Tirino ha già chiesto all’Anac di essere riconosciuta come Cuc”, dice.

Di Paolo non esclude che i Comuni si possano affidare direttamente al Provveditorato alle Opere pubbliche, a Invitalia o alla Consip (la Centrale acquisti della Pubblica amministrazione, dipendente dal Ministero dell’Economia) per l’espletamento delle gare.

Per ora, comunque, molte risorse sono ferme e diversi appalti sono stati congelati.

“Siamo fermi alla fase preliminare della progettazione, dopo che la gara di aprile è andata deserta per problemi burocratici”, spiega a proposito della frana che incombe su Fossa il neo sindaco Fabrizio Boccabella, costretto a tenere fermi anche 400mila euro per gli interventi di cui necessita il cimitero e per i sottoservizi.

“Ci sono due milioni e mezzo di euro di fondi provenienti dalla Protezione civile dal 2009”, dice ricordando come ulteriori ritardi siano stati causati dai cambi di amministrazione – ben tre dal terremoto ad oggi – che hanno portato a ripensare l’originaria idea della barriera paramassi a favore di un intervento considerato meno impattante.

L’intervento sulla montagna è essenziale anche per poter aprire i cantieri di ricostruzione del paese. “Anche perché a causa del rischio esterno – spiega – l’unica via d’accesso per i mezzi pesanti alla parte alta di Fossa è la strada che scende dalla montagna”.