CHIETI – “Ho provveduto a richiedere il parere legale a cui fa riferimento la direzione generale della Asl di Chieti e mi auguro solo che le voci che circolano in questi giorni non siano fondate”.

Lo annuncia il consigliere regionale di Forza Italia, presidente della Vigilanza, Mauro Febbo a proposito della nomina a direttore amministrativo dell’azienda sanitaria della dottoressa Sabrina Di Pietro.

“Secondo alcune indiscrezioni – prosegue Febbo – il parere sarebbe stato fornito da un noto professionista che abitualmente assiste le cliniche private nei procedimenti contro la Asl/Regione Abruzzo (sic!) e questa sarebbe un’evidente stortura in quanto eticamente inopportuna e deontologicamente contraddittoria. Mi chiedo e sicuramente chiederò conto di quanto costerà la parcella dell’avvocato e soprattutto da chi saranno sostenuti i costi”.

“Inoltre voglio ricordare che è già a disposizione della Asl il dispositivo del Tribunale dell’Aquila dal quale si evince chiaramente e inequivocabilmente che la dottoressa Di Pietro non ha i requisiti per ricoprire il ruolo di direttore amministrativo della Asl di Chieti. Infatti si legge: ‘appare sussistente la non riconducibilità al concetto di struttura sanitaria della ex Onpi essendo a prevalente accoglienza alberghiera per anziani. La questione non ha rilevanza penale ma sicuramente amministrativa e contabile’, in quanto sarebbe stato provocato una danno all’erario consistente nel pagamento di quanto corrisposto a soggetti che non ne avevano il titolo”.

“Inoltre – rimarca Febbo – risulta a dir poco sconcertante l’iter seguito per accertare un requisito che sicuramente è a disposizione della direzione regionale competente: bastava alzare il telefono, come ho fatto io, e avere notizie a riguardo o magari scorrere gli elenchi, come ho fatto io, delle strutture socio sanitarie riconosciute (ovvero accreditate) per scoprire che la Casa di cura ex Onpi non è una struttura accreditata. Così come d’altronde evidenziato dal Tribunale dell’Aquila che ha esaminato la candidatura presentata dalla stessa Di Pietro alla Asl dell’Aquila, con identico requisito (sic!)”.

“Cosa nasconde questo atteggiamento da parte della Asl di Chieti? Perché questa ostinazione nel difendere la dottoressa Di Pietro? Perché deve ricoprire a tutti i costi il ruolo di direttore amministrativo?”, si chiede Febbo che non capisce “il motivo per il quale per difendere le sue tesi la direzione generale della Asl non abbia alzato il telefono e chiesto alla direzione Sanità o perché non siano state esaminate le liste delle strutture accreditate ma, ancora più paradossale, perché non si sia avvalsa degli uffici legali della Regione Abruzzo o della stessa direzione Sanità, evitando così di gravare ulteriormente sulle spalle dei cittadini”.