L’AQUILA – “Tra i punti del decalogo che Paola Inverardi ha accettato per avere il voto del mio gruppo alle elezioni accademiche c’era che il rettore, per evitare di imitare il predecessore pregiudicato Ferdinando Di Orio, si impegnasse a non fare politica: se è vera l’ipotesi di un incarico nella Giunta D’Alfonso, i nostri 40-50 voti andranno da un’altra parte”.
È l’avvertimento del docente dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti alla possibilità, diffusa da AbruzzoWeb sulla base di rumors appresi da fonti politiche, che la rettrice possa essere chiamata con un incarico tecnico in Giunta regionale dal presidente Luciano D’Alfonso in caso di uscita di Giovanni Lolli per correre a sindaco del capoluogo.
“Questa distinzione l’avevo richiesta espressamente: qui non si capisce se l’universitario sia prestato alla politica o il politico prestato all’università, le cose sono già molto confuse – protesta Tiberti – Il rettore di Teramo Luciano D’Amico è presidente della società di trasporti Tua? Il suo è un incarico meno politico, ma io sono comunque per la netta separazione delle carriere”.
“A chi giova tutto questo, anche alla luce dei risultati politici in tutta Italia dove il Pd, a detta di Renzi e non mia, ha preso bei schiaffi? – si chiede ancora – È possibile che all’Aquila e in Abruzzo ci siano sempre e solo tre personaggi che decidono quali ruoli ricoprire? Poi ci si meraviglia se il Cinque stelle prende voti! La gente è stanca di questi giochini”.
“A D’Alfonso direi di pensare a farsi rieleggere, non è detto che riescano tutti i giochi che fanno sullo scacchiere – conclude Tiberti – Parlerò con Matteo Renzi e anche con Roberto Giachetti, affinché intervengano per evitare questi giochi delle tre o anche quattro carte”.





