L’AQUILA – Sui “furbetti” del terremoto potrebbe presto abbattersi anche la magistratura contabile. Lo ha spiegato, tra le righe del suo intervento in apertura dell’anno giudiziario, il procuratore regionale della Corte dei Conti Maurizio Stanco. Alla base del ragionamento, il fatto che “i finanziamenti per la ricostruzione post sisma non si siano risolti in semplici contributi di solidarietà, ma siano stati previsti in un quadro di interventi nel quale il ruolo e le attività del privato, sono determinanti al perseguimento della finalità pubblicistica”.

Tra le numerose citazioni in giudizio depositate nel corso del 2015, 52 in tutto, molte riguardano la ricostruzione post-sisma.

Stanco ha ricordato il caso dell’albergo in rovina in località Colle Arsiccio, nel comune di Campotosto (L’Aquila), per il quale sono finiti sotto inchiesta in 13, tra cui il sindaco Antonio Carlantonio, accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e indebita percezione di contributi statali. Un edificio di 6 piani che non avrebbe avuto diritto ad alcun contributo per la riparazione e al quale furono invece assegnati quasi 2 milioni e mezzo di euro.

“Immobile di proprietà privata che all’epoca del sisma era già privo di utenze, era abbandonato e versava in stato di fatiscenza – ha ricordato Stanco – e nonostante questa situazione, nota per le modeste dimensioni dell’ente locale e preclusiva di qualsiasi beneficio, è risultato destinatario del contributo definitivo per l’intervento di miglioramento sismico di 2,4 milioni di euro, con una somma indebitamente e inutilmente erogata di 2,1 milioni”.

“Importo di cui è stato richiesto, previo sequestro conservativo, unitamente al danno da disservizio, il risarcimento nei confronti del responsabile tecnico del Comune interessato, il cui fratello era il titolare della ditta realizzatrice dell’intervento, e del sindaco”, ha aggiunto.

Tra i casi citati da Stanco, anche quello della riparazione di due abitazioni, per le quali i due proprietari sono finiti nei guai per aver ottenuto contributi non dovuti, e che potrebbe fare giurisprudenza in virtù della natura pubblica dei finanziamenti. I due convenuti in giudizio “hanno simulato lavori di riparazione non effettuati o effettuati solo in parte rispetto a quelli preventivati, ottenendo indebitamente la somma, rispettivamente di 11.500 euro e 4.200 euro circa”.

“Se per tali ipotesi sarà confermata dall’organo giudicante la giurisdizione contabile, altri giudizi potranno essere attivati in materia”, ha spiegato il procuratore. Tutto dipenderà naturalmente dal tribunale ordinario, che deve rimandare alla giurisdizione contabile ulteriori accertamenti.

“Un carente controllo sull’effettuazione dei lavori di riparazione con liquidazione di diversi interventi in reltà mai effettuati, con un pregiudizio di cui è richiesto il risarcimento di 112 mila euro nei confronti sia di due responsabili comunali che del direttore dei lavori nonché titolare della ditta esecutrice, figlio di uno dei due funzionari”, è un altro dei casi dei “furbetti” di cui si è occupata la magistratura contabile, richiamato da Stanco.

​”Nell’atto di citazione si è affermata la giurisdizione contabile nei confronti anche del direttore dei lavori, ritenendosi che i finanziamenti per la ricostruzione post sisma non si siano risolti in semplici contributi di solidarietà, ma siano stati previsti in un quadro di interventi nel quale il ruolo e le attività del privato, quale anche il professionista incaricato della direzione dei lavori, sono determinanti al perseguimento della finalità pubblicistica, con emersione di un rapporto di servizio sostanziale con la pubblica amministrazione”, ha concluso.