L’AQUILA – Mentre ancora langue il cantiere di ricostruzione della Cattedrale dell’Aquila di San Massimo, sottotraccia ci si muove nell’assegnazione degli incarichi della ghiotta commessa da 45 milioni di euro complessivi, tra polemiche e minacce di contenzioso già all’orizzonte.

Nuove nubi dopo che, negli ultimi 7 anni, la chiesa sventrata è rimasta senza una copertura provvisoria, subendo sole, piogge e nevicate e danneggiandosi in modo forse irreparabile dopo essere già stata semidistrutta dal terremoto del 6 aprile 2009.

Inoltre, sulla pelle del Duomo si sono consumati duelli di potere tra Curia ed enti pubblici, con il risultato che lo Stato si è ripreso i 10 milioni stanziati attraverso il Cipe per i lavori pubblici alla sola chiesa e chissà quando potranno essere riprogrammati.

Diverso l’iter della parte legata a proprietari privati, in larga parte l’Arcidiocesi ma anche altri: quella più ghiotta da 35 milioni, che potrebbe trovare posto in uno dei prossimi elenchi di buoni contributo emessi dal Comune, anche se non nel quindicesimo, previsto per i primi di marzo.

Per questa parte, secondo quanto si è appreso, il Consorzio “Sant’Emidio” avrebbe firmato e depositato gli elaborati progettuali presso il Genio civile e il Comune, con le attese integrazioni richieste che possono dare una svolta alla fase preliminare, durata fin troppo.

Ma soprattutto, con una procedura singolare, sono stati nominati i due futuri collaudatori dell’opera.

Si tratta di Christian Rubino, architetto con forti rapporti con l’Arcidiocesi, che fa parte della squadra di fedelissimi dell’arcivescovo, monsignor Giuseppe Petrocchi, che fino a 40 anni è stato arbitro della sezione di Roma 2, e che proprio all’Aquila con la Chiesa ha cominciato la sua esperienza da tecnico.

Con lui l’ingegnere Roberto Bussolotti, dipendente dell’Aquilana società multiservizi (Asm) del capoluogo e responsabile dell’ufficio Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro della segreteria confederale dell’Ugl.

Sempre da quanto appreso, ci sono state molte doglianze in seno all’assemblea dei proprietari, dal momento che queste due nomine non sarebbero state fatte attraverso l’organo collegiale ma, d’imperio, dal presidente del consorzio, Augusto Ippoliti, che avrebbe deciso di forzare la mano per nominare due sodali della Curia.

Uno scenario che potrebbe trovare conferma in una serie di ricorsi giudiziari che sarebbero già pronti per contestare le nomine, non gradite ad alcuni dei proprietari.

Ippoliti è un ex dipendente della Curia, finito in forte difficoltà dopo essere stato indagato nell’inchiesta della procura della Repubblica aquilana sulle procedure di ricostruzione dei beni culturali e religiosi.

Lavora anche come imprenditore e direttore amministrativo della Rossi Edilizia. Nei mesi scorsi ha rischiato di perdere la presidenza del Consorzio, ma alla fine si è ritrovato solo con alcune procure di altre parti rimosse dai titolari.

Per altri comparti privati del maxi aggregato, palazzo De Nardis e Arduini, sono stati nominati, in questo caso, al contrario, con il previsto voto dell’assemblea, gli ingegneri Michele Giuliani e Francesco Giancola, quest’ultimo anche docente del dipartimento dell’Ateneo aquilano.

Tra le altre “caselline” già occupate della bella fetta dei tecnici, quelle di responsabile dei lavori e coordinamento della sicurezza, affidate ad Antonio Masci e allo stesso Ippoliti in qualità di presidente.

Infine, i progettisti sono la società Tecnoart Srl, altra realtà molto nota in Curia, e i professionisti Leonardo Nardis, Giuseppe Tempesta e Paolo Rocchi. (red.)