L’AQUILA – L’ex rettore del Convitto dell’Aquila “non può restare in carcere”.
I dirigenti scolastici fanno quadrato intorno a Livio Bearzi, 58 anni, residente a Cividale (Udine), preside della struttura abruzzese crollata a seguito del sisma del 6 aprile 2009 e da martedì scorso in carcere dopo la condanna definitiva a 4 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.
Sotto le macerie del convitto morirono tre studenti minorenni mentre altri due rimasero feriti.
L’associazione nazionale presidi ha inviato una lettera-appello al governo affinché a Bearzi siano concessi gli arresti domiciliari.
“Non possiamo non evidenziare il paradosso per cui chi costruisce e dovrebbe mettere in sicurezza gli edifici scolastici di fatto non risponde di nulla, mentre chi li riceve e non può fare alcun tipo di intervento si vede alla fine attribuire ogni responsabilità”, osserva l’Anp.
“Ci saranno certamente motivazioni giuridicamente ineccepibili per questa sentenza: ma solo chi vive ogni giorno, nell’esercizio del lavoro di dirigente, l’oggettiva sproporzione fra responsabilità e mezzi per farvi fronte – evidenzia – può capire che cosa proviamo”.
Di “mostruosità giuridica” parla il sindacato dei dirigenti scolastici Confedir.
“È un provvedimento incredibile che lascia allibiti tutti i dirigenti scolastici italiani alle prese con le normative di sicurezza che assegnano responsabilità assurde al dirigente scolastico nella qualità di datore di lavoro e che, comunque – sottolinea il sindacato – non possono estendersi anche alla struttura degli edifici, di competenza del proprietario che in genere è il Comune o la Provincia”.
“Le accuse rivolte dalla magistratura di concorso in omicidio colposo plurimo e lesioni colpose risultano, alla luce della stessa normativa, inconcepibili e comunque sproporzionate rispetto agli stessi fatti avvenuti – prosegue – e rasentano la demagogia volta a ricercare un capro espiatorio da offrire alla pubblica opinione”.
Dirigentiscuola chiede, quindi, un “immediato intervento legislativo” al governo “per chiarire gli aspetti controversi della legge sulla sicurezza sul lavoro, per chiarire bene le responsabilità ed eliminare questo equivoco del datore di lavoro che, come in questo caso, ha sviato i giudici da una sua corretta applicazione”.
Intanto, i docenti e il personale del Terzo Istituto Comprensivo di Udine hanno avviato una petizione per chiedere al presidente della Repubblica di concedere la grazia a Bearzi.
“Chiedere la grazia è un atto di assoluto buon senso sempre nel rispetto della memoria delle giovani vittime e dei familiari” per il presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, l’avvocato Carlo Benedetti.
“Il preside non aveva nessun mezzo tecnico per decisioni differenti. Tutti eravamo rassicurati dai messaggi della commissione grandi rischi e siamo rimasti a casa – ricorda, in riferimento a un altro processo sui crolli – Io stesso l’ho fatto rimanendo a casa con i miei figli”.
“Su questa tragedia posso dire però che non dimenticherò mai il pianto e le urla di disperazione della mamma di uno dei ragazzi morti, io ero lì fuori al convitto. Rimarrà sempre impressa nella mia mente”, conclude.




