L’AQUILA – Un brivido deve aver attraversato la schiena di tutti coloro che in quella sede hanno trascorso anni della propria vita o nella quale sono entrati almeno una volta.
Torna alla luce, all’Aquila, il palazzo all’angolo tra piazza Palazzo e via Paganica, storica sede del Partito comunista.
In quelle stanze, dove si respirava l’odore acre dei manifesti elettorali misto a quello delle sigarette dei dirigenti che ne consumavano interi pacchetti durante vertici che si allungavano fino a notte fonda, è passata buona parte della storia della città.
“Quando ho visto riscoperta quella facciata, guardato quegli infissi, il pensiero è volato indietro. Mio padre già da bambino mi ci portava, è stato un colpo al cuore” dice Pietro Di Stefano, ultimo segretario provinciale dei Democratici di sinistra, oggi assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila e nel Partito democratico.
Per un breve periodo quella fu anche sede del Pd, nato nel 2007 con le primarie che incoronarono Walter Veltroni, prima che il 6 aprile 2009 arrivasse il terremoto.
“C’era una certa sacralità delle sedi di partito – ricorda commosso Di Stefano – anche perché erano state acquistate con le sottoscrizioni popolari dei compagni fondatori del Pci, quando ci entravi lo facevi, quindi, con un certo rispetto”.
Nel corso della storia, in quelle stanze furono assunte decisioni importanti per la città e, spesso, anche per la Regione.
“Quello che differenzia l’oggi dal passato è che oggi sono tutti individui, prima le decisioni appartenevano alla forza di una collettività, e questo è un aspetto che ci si è portati dietro fino ai Ds. Guai se un componente avesse pensato di andare per la propria strada. Oggi – aggiunge – il Pd un po’ ci prova, ma non ci riesce”.
E quella sede di via Paganica fece anche da sfondo ai moti del 1971, in cui la città si sollevò contro l’ipotesi che il capoluogo di Regione andasse a Pescara.
“Ero ancora studente, ma ho ricordi molto chiari anche se non ero lì di persona; la nostra sede era presidiata dai compagni che la difendevano, poi ci fu una barbara invasione fascista, distrussero tutto”, racconta.
Rivedere quel palazzo è un’emozione anche per Fulvio Angelini, ultimo segretario della federazione aquilana del Pci. “Giusto ieri ho ripreso tra le mani la targa di plastica, visto che quella di marmo è purtroppo andata persa, che si trovava al portoncino d’ingresso – racconta – l’ho conservata e protetta dai tempi della Bolognina (il congresso che sancì la trasformazione in Partito democratico della sinistra, ndr), sono ormai trascorsi 25 anni.
“Ci sono stato dentro qualche giorno fa insieme a Diana De Luca, storica funzionaria del partito, anche per lei rientrare in quell’ambiente è stato commovente”.
“Acquistare quei locali di fronte la sede del Comune era una scelta di grande valore politico e sociale – aggiunge – incarnava l’immagine del partito togliattiano che faceva prevalere l’interesse generale su quello personale”.
L’esperienza di Angelini alla guida della federazione inizia “subito dopo le elezioni comunali del 1990 in cui il Pci – ricorda – aveva dato vita non senza contrasti interni all’esperienza della Genziana, una lista civica ante litteram in cui il Partito comunista per la prima volta rinunciava al simbolo e si mescolava con altre forze sociali”.
“C’era anche Marco Pannella tra i candidati e tra quelli che furono poi eletti consiglieri comunali, fu un’esperienza affascinante, ma anche difficile, dovevo gestire la tradizione del Pci e la novità di questa lista”, aggiunge commosso.
Racconta infine un aneddoto, a testimonianza della storia custodita in quei locali. “Durante i periodi pre-elettorali, Diana riportava a casa, nella vicinissima via Navelli, interi faldoni con la documentazione, per evitare che qualcuno potesse rubarli impedendo la presentazione delle liste. Rispetto alla burocrazia molto meno formale con cui oggi si organizzano le elezioni, quello era un esempio rigorosissimo di attenzione”.
E in quelle stanze di via Paganica, si raggiunsero importanti accordi che hanno poi segnato il cammino della città ma non solo.
Dalla redazione, nel 1975, del primo Piano regolatore generale del Comune dell’Aquila, tuttora in vigore, fino ai tempi recenti in cui la direzione degli allora Democratici di sinistra scelse Massimo Cialente come candidato sindaco alle primarie del centrosinistra, nel 2006.



