L’AQUILA – Valanga di reazioni di sdegno al via libera (in realtà la riunione di ieri si è chiusa senza decisioni, ma i segnali sono ritenuti a favore di un sì al pozzo) da parte del Ministero dello Sviluppo economico (Mise) alla piattaforma petrolifera con annessa nave di prima raffinazione Ombrina Mare 2, che sorgerà a poche miglia dalla costa teatina.

L’esito a conclusione della conferenza dei servizi conclusa ieri pomeriggio a Roma, dopo ore di serrato e teso confronto, con il Mise che ha reso noto che “sono stati acquisiti gli elementi necessari in vista della conclusione dell’istruttoria”, respingendo dunque la richiesta di sospensione, avanzata dalla Regione e dalle amministrazioni comunali nell’attesa dei giudizi di costituzionalità.

Su tutte le furie sono andati anche il vice presidente Giovanni Lolli e il sottosegretario alla presidenza della Regione Mario Mazzocca, che hanno annunciato ricorso al Tar.

Di “giorno nero per l’Abruzzo e l’Adriatico” parla il Coordinamento No Ombrina. “Ovviamente non ci arrendiamo perché pensiamo sia un vero e proprio sopruso, con l’impegno di tutti i cittadini vedremo di ribaltare il risultato presentando esposti e ricorsi in tutte le sedi, dalla Giustizia penale a quella amministrativa passando per la Commissione Europea”.

“Da quanto abbiamo appreso – spiegano gli attivisti – è stata una riunione resa difficile dalle varie norme regionali approvate in queste settimane e dalle numerose incongruenze fatte emergere dai vari rappresentanti degli enti abruzzesi presenti. Solo un colpo di mano deciso dal dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico pare abbia sbloccato la conferenza a favore dei petrolieri, con una situazione che evidentemente diventava ogni ora sempre più insostenibile e che quindi andava risolta in fretta il prima possibile”.

Più cauto l’avvocato Claudio Di Tonno, legale di alcuni Comuni della costa teatina, che ha partecipato alla riunione al ministero dello Sviluppo sul progetto petrolifero.

“La Conferenza dei servizi si è conclusa con un nulla di fatto – spiega – Il ministero non ha consentito di auto-organizzare i lavori della Conferenza e il dirigente ha chiuso la Conferenza”.

“Il ministero deciderà in seguito, in questa fase non è chiamato ad esprimere alcunché” ha aggiunto.

“Il ministero non ci ha consentito l’esame degli atti propedeutici al parere. Vogliamo vedere gli atti. Noi insistiamo sui permessi di ricerca che sono fondamentali. Di tutto questo ho preteso la verbalizzazione. Il ministero deciderà in seguito – conclude Di Tonno, ricordando che al momento non sono dati neanche i tempi di questa decisione – in questa fase non è chiamato ad esprimere alcunché”.

Deluso e amareggiato si è detto Luciano Lapenna, sindaco di Vasto e presidente Anci Abruzzo. “Oggi non è un giorno positivo per il nostro territorio e per la Regione Abruzzo, ma abbiamo perso una battaglia non la guerra, continueremo ad opporci, in ogni sede, alla petrolizzazione del mare adriatico”.

“Un semplice funzionario statale, sostituendosi, di fatto, agli organi giudiziari, ha ignorato completamente mozioni, ricorsi, leggi regionali, e quanto fatto dai numerosi Enti Locali, nel corso degli anni, contro il progetto di Ombrina Mare” ha aggiunto il sindaco.

“La battaglia continuerà in tutte le sedi” promette il Wwf. “Il Governo nazionale, e in particolare il Ministero dello Sviluppo economico, ha colpevolmente ignorato la volontà di una intera regione – dichiara Dante Caserta, Vicepresidente del Wwf Italia – Ha considerato carta straccia gli atti ufficiali della Regione Abruzzo che ha approvato due leggi tese a vietare la realizzazione dell’opera, non ha tenuto conto della volontà di Enti locali e Associazioni imprenditoriali del turismo, pesca e produzioni agroalimentari che da sempre si sono opposti a quest’opera”. 

“Il Wwf – conclude – ha già impugnato il decreto di autorizzazione sulla Valutazione di Impatto Ambientale e non lascerà nulla di intentato per fermare questo vero scempio ai danni del Mare Adriatico e del rispetto della volontà dei cittadini”.

“L’ok del Ministero dello Sviluppo economico certifica senza ombra dubbio le pesanti responsabilità di questo governo regionale che ha palesato in modo chiaro la mancanza di autorevolezza e volontà politica per opporsi realmente al progetto che macchierà la Costa dei Trabocchi”. Così i consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri.

“Abbiamo assistito ancora una volta all’approssimazione di Luciano D’Alfonso che non ha voluto partecipare all’importante appuntamento, più di un indizio, mandando al suo posto il vice presidente Lolli. Venendo meno a tutte le dichiarazioni di intenti e alle belle promesse propinante agli abruzzesi a cominciare dalla volontà di contrastare gli Ufo nell’Adriatico”.

“È pesante e vergognosa la decisione di oggi del Mise su Ombrina Mare” dice Tommaso Di Febo, coordinatore Sel Abruzzo, che spiega come questa del Ministero dello Sviluppo sia “una scelta che va contro le volontà della Regione, dei Comuni e soprattutto degli abruzzesi che hanno più volte manifestato contro queste scelte perché trasformano l’Abruzzo in un distretto petrolifero”.

“Abbiamo fatto bene a tirargli le uova quando è venuto all’Aquila. Quanto accaduto oggi a Roma non mi stupisce. Il governo Renzi se ne frega degli abruzzesi, dell’ambiente e della democrazia” attacca Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale di Rifondazione comunista.

Interviene anche il Comune di Pescara. “Per i Comuni non è una sconfitta – dice l’assessore Adelchi Sulpizio, delegato dal sindaco Marco Alessandrini a seguire la conferenza per conto dell’Amministrazione – venerdì sindaci e rappresentanti del fronte contrario a Ombrina si rivedranno in Regione per affinare una linea di azione che sia di tutela ambientale contro il progetto e anche amministrativa, perché si tenga conto della situazione nei fatti mutata con l’istituzione del Parco: due presenze antitetiche per quella fascia di mare e una procedura che potrebbe confermarsi quale pericoloso precedente per lo sfruttamento del nostro patrimonio costiero e di tutto ciò di cui è ricco”.

“In tali riunione – spiega – si valuteranno tutte le eventuali azioni legali, anche contro i lavori dell’odierna conferenza di servizi e il Comune di Pescara in tal senso farà la sua parte”.

“Il governo vuole Ombrina, il Pd vuole Ombrina, e oggi è stato messo in scena l’ennesimo teatrino pietoso: da una parte uno pseudo Pd buono, i rappresentanti della Regione e degli enti locali, che chiedevano il ritiro dell’autorizzazione, dall’altra il Pd di governo, al Ministero, che invece ha di fatto ribadito che l’autorizzazione verrà data”. Così invece si è espresso il deputato M5S pescarese Gianluca Vacca.

“In realtà non esiste nessun Pd buono: il Pd è uno solo, ed è favorevolissimo alla petrolizzazione della nostra Regione. Punto. Noi sapevamo che il Ministero non si sarebbe fermato neanche davanti alla costituzione del Parco, ma lo sapevano sicuramente anche i vari D’Alfonso e Mazzocca”.

“In attesa che i ricorsi facciano la loro strada, i rappresentati locali e i parlamentari del PD hanno una sola possibilità prima di perdere definitivamente ogni briciolo di dignità: dimettersi in massa dal partito, creando una crisi politica senza precedenti, chiedendo contestualmente alla maggioranza in parlamento di votare un emendamento alla legge di stabilità (noi l’abbiamo presentato per l’ennesima volta) per bloccare definitivamente Ombrina: la modifica della legge infatti è l’unica strada possibile, come noi sosteniamo da 3 anni!”.

“La senatrice abruzzese Federica Chiavaroli è oltretutto relatrice della legge di stabilità, quindi le sorti del nostro Abruzzo sono nelle sue mani e in quelle degli altri parlamentari come Stefania Pezzopane“.

“La battaglia contro Ombrina e contro la ricerca petrolifera si è così radicalizzata tanto da non portare nulla di buono nè agli ambientalisti nè a quanti hanno chiesto da tempo di aprire un confronto serio su sviluppo e fonti energetiche” afferma il segretario regionale del Pd Marco Rapino.

“Ora bisogna prendere atto che il muro contro muro non funziona, bisogna tornare a parlare seriamente di ambiente, di come tutelarlo e di come riuscire a stabilire un ciclo virtuoso tra istituzioni, politica, cittadini e imprese. Urlare non porta a nulla, discutere e approfondire i temi è la via migliore se vogliamo davvero salvaguardare le nostre coste, il nostro mare e le nostre ambizioni di crescita economica”.