L’AQUILA – “L’Aquila non può restare eternamente indifferente a questo ennesimo tentativo di spoliazione e, nello specifico, dovrebbe anzi mostrare di essere più che mai sveglia, perché L’ Aquila è la musica e la musica è L’Aquila”.

Così il maestro Giorgio Cavalli, compositore con esperienze anche al Festival di Sanremo sul tema dei finanziamenti regionali all’Istituzione sinfonica, slittati per una crisi di maggioranza e ancora oggi in bilico, tanto che l’ente culturale rischia di portare i libri contabili in tribunale dopo aver chiuso in anticipo la stagione concertistica.

“Un’orchestra di prim’ordine, tra le più apprezzate e applaudite in Italia e all’Estero, che porta orgogliosamente il nome dell’Aquila e dell’Abruzzo – sottolinea – non può meritare il trattamento che le viene riservato e men che meno la mortificazione dei “tre euro”come si diceva qualche mese fa”.

Sul tema è prevista oggi una seduta congiunta (convocata alle 14.30) della prima (Bilancio) e quinta (Cultura) commissioni del Consiglio regionale, che dovranno esaminare il progetto di legge per la concessione di un “contributo ad hoc all’unica istituzione concertistica orchestrale abruzzese”.

LA LETTERA COMPLETA

È proprio vero, ogni giorno ce ne riserva una. Ma stavolta, però, è proprio bella, anzi, talmente splendida che verrebbe voglia di brindare: la Sinfonica Abruzzese dovrebbe chiudere i battenti e togliersi definitivamente di torno.

Questo, infatti, un po’ in soldoni, il tema di cui si parla ormai da mesi e così incredibile, da sembrare persino una bufala. Ma se tale sarà potremo verificarlo, appunto, molto presto, perché, stando a quanto si apprende, proprio il Consiglio regionali di oggi dovrebbe decidere se, e come salvare questa Istituzione da quattro soldi…

Del resto, giorno più, giorno meno, che vuoi che sia? E poi perché tanta fretta, non si è detto e stradetto che con la cultura non si mangia?

Già… L’ironia sarebbe davvero facile, se la cosa non fosse estremamente seria, visto che sarà ancora e purtroppo la “convenienza politica” a tenere banco e, stavolta, per come ci capita di leggere e di sentire, senza sconti di sorta.

E allora che succede? Succede che è evidentemente “L’Aquila Città” che genera qualche orticaria, e non è la prima volta, purtroppo; onde per cui sarà una grande impresa, quella di far funzionare la ragione di chi la pensa diversamente.

Se almeno per una volta, invece, fosse proprio la politica a tenersi un pochino da parte (quella autoreferenziale ovviamente), e riservasse una migliore sensibilità per la cultura – fuori quindi dagli schemi ormai consolidati del baratto… – forse si potrebbe persino pensare che abbia prevalso il buon senso; sempre che, si spera, esso non si nasconda, per paura di quel senso comune”, come scriveva il Manzoni, a proposito di chi non credeva all’esistenza degli untori.

Questi, infatti, un po’ i timori latenti che, naturalmente, e, con i debiti scongiuri, si auspica non prevalgano. Perché dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che L’Aquila non può restare eternamente indifferente a questo ennesimo tentativo di spoliazione e, nello specifico, dovrebbe anzi mostrare di essere più che mai sveglia, perché L’ Aquila è la musica e la musica è L’Aquila.

Sarebbe come privarla di quella linfa vitale di cui si è nutrita e con cui è cresciuta. Non è infatti un caso, se viene indicata da grandi concertisti e musicisti per la sua cultura e per le sue spiccate sensibilità musicali. E non appaia neppure come dettaglio, la sua storia, di certo nobile, perché è soprattutto grazie ad essa se da quasi settant’anni se ne godono gli abbondanti frutti.

Mai mancando, com’è logico che fosse agli appuntamenti della Sinfonica, fortemente voluta da Nino Carloni appena dopo l’insediamento del Conservatorio Casella e già creatore e realizzatore della Barattelli, nei primi anni del dopoguerra. Un’operazione da niente, verrebbe da aggiungere. Questa molto in sintesi, la sua storia che, comunque, gli aquilani conoscono a menadito.

Ma è meglio ricordarlo, non si sa mai. E, per costruirla, non dimentichiamoci nemmeno questo, ci son voluti decenni. Oggi, forse, persino Carloni potrebbe registrare qualche mancamento, al cospetto di questa incredibile assurda sarabanda che insiste ancora a metterci dietro la lavagna.

Un’orchestra di prim’ordine, tra le più apprezzate e applaudite in Italia e all’Estero, che porta orgogliosamente il nome dell’Aquila e dell’Abruzzo (per chi intende ignorarlo, l’Orchestra è Abruzzese) – non può meritare il trattamento che le viene riservato e men che meno la mortificazione dei “tre euro”come si diceva qualche mese fa.

Queste operazioni lasciamole fare ai procuratori delle feste patronali, che le fanno anche egregiamente. E poiché di mecenati in giro non se ne vedono, né se ne vedranno più, qui ci vuole una legge strutturale che abbia la concretezza e la certezza delle cose permanenti.

Forse darà fastidio a qualcuno, ma la politica, così come ci appare in questi tempi, meglio lasciarla fuori dal cancello. Non è più aria di menare il can per l’aia e questo l’hanno da un bel pezzo capito un po’ tutti. L’altro giorno sul Corriere, cosi Galli della Loggia concludeva un suo editoriale sui fatti di Roma: “facciamoci un esame di coscienza”. Ecco, potrebbe essere salutare anche per noi.

Un’Orchestra che ha visto l’alternarsi in podio di grandi direttori e cantanti tra i più acclamati, deve necessariamente continuare il suo glorioso percorso; perché così l’aveva intesa l’avvocato Carloni, proteso a portare la cultura musicale persino nei borghi più sperduti. Finalmente anche una nostra orchestra, si diceva; non più venuta da lontano o da chi sa dove, ma nostra, familiare.

Una Istituzione che non ha mai badato, tra l’altro, a distinguersi per genere, raccogliendo sempre le peculiarità di tutti. Tornano alla mente, ma solo come esempio, i nostri Canti Popolari con la Corale Gran Sasso, oltre che con brani classici come La petit messe solennelle di Rossini; come pure la Corale Novantanove con Mozart, che danno anche la cifra di come questa preziosa Istituzione, si sia sempre impegnata (a differenza di altri), a non trascurare – anzi a rendere persino protagoniste – altre valorose realtà cittadine.

Dunque, sempre pronta a mettersi – starei per dire a servizio – delle istanze locali da qualunque parte della Regione venissero. Chi scrive questa nota, se ne è trovato financo a disagio per la indiscussa disponibilità e collaborazione per alcune sue cose, e ancora gliene è grato.

L’Isa non è un feudo inespugnabile, se ne può esser certi. È il mestiere che svolgono che lo impone e sanno benissimo come svolgere.

Ci sarebbe da scriverne davvero pagine intere, ma qualche riflessione finale credo sia opportuna, visto che non si può non restar basiti, nel sentire che ci sia anche chi vi remi contro. A questi signori, vorrei far presente, con estremo garbo, che Stravinsky o Schumann non hanno scritto musica per comizi elettorali; e non è manco necessario che si distingua una sesta da una settima, o un vibrato da una modulazione, perché la buona musica è fascino e può solo incantare, nient’altro che questo; e l’intero Abruzzo, che la sa apprezzare, non riesce neppure a capire cosa stia succedendo.

Se poi, per portare acqua al proprio mulino, si preferiscono i tam tam, facciano pure, ce ne faremo una ragione. Ma ci lascino questo gioiello.

In ogni caso, consapevole di quanto flebile possa essere la mia voce, confido – come credo facciano un po’ tutti gli aquilani, ma non solo – in quelle più autorevoli dell’on. Lolli e del Consigliere Pietrucci. Facciano sentire loro la loro voce perché si scongiuri, e per sempre, lo scempio su cui mi sono intrattenuto. Tenendo ben presente che ci vuole una legge e non la solita pezza.

La cultura costa molto, ma costa molto di più la non cultura. F.to Federico Garcia Lorca