L’AQUILA – Un’invalidità permamente del 5 per cento a causa della fuoriuscita di cloro all’interno della piscina Verdeacqua di Santa Barbara all’Aquila, un incidente che si è verificato nell’ottobre dello scorso anno. 

Un complesso sportivo costellato nel tempo da contenziosi civili sulla gestione, un’inchiesta penale sull’incidente che ancora non è stata portata a conclusione ed ora, racconta Il Messaggero, anche una giovane istruttrice di nuoto/assistente di vasca diventata invalida e che chiede l’intervento della magistratura. 

I fatti si riferiscono all’incidente avvenuto all’interno della piscina di Santa Barbara quando l’intero complesso, spogliatoi compresi, erano stati improvvisamente invasi da una fitta cortina di vapore di cloro, che aveva creato il panico soprattutto tra i bambini che si trovavano in vasca per lo svolgimento delle lezioni di nuoto. 

Con forte senso professionale e di altruismo, spiega Il Messaggero, la giovane assistente di vasca insieme ad altri colleghi aveva aiutato i ragazzini ad uscire immediatamente e guadagnare l’uscita in quanto i vapori della sostanza per la depurazione dell’acqua stavano provocando a tutti i presenti lacrimazione agli occhi, ovattamento acustico e soprattutto difficoltà alla respirazione. 

E proprio la giovane istruttrice non curante di questi sintomi era rimasta a soccorrere i ragazzini fino alla fine. 

Nel frattempo il quadro clinico della ragazza era peggiorato a tal punto che era stato necessario fare intervenire un’ambulanza del 118 per le cure del caso. Per la giovane era stato interpellato anche il Centro antiveleni di Pavia. 

Dopo un breve ricovero l’assistente di vasca era stata dimessa ma poi il persistere del malessere l’aveva costretta a fare ricorso di nuovo al Pronto Soccorso e di lì all’Unità Operativa Complessa del reparto di Medicina Interna, luogo nel quale le era stato diagnosticato una tracheobronchite da intossicazione da cloro. 

L’uso poi di cortisone le aveva fatto aumentare di peso di ulteriori 10 chilogrammi e quindi con “modificazione dell’immagine, disagio sotto il profilo estetico e relazione sociale”. 

Il caso è seguito dall’avvocato Gianluca Museo che dopo aver raccolto la testimonianza della giovane e soprattutto delle perizie mediche, ha presentato nei giorni una denuncia per chiedere conto dei danni subiti dalla sua assistita.