L’AQUILA “Ha favorito”, l’assunzione della nipote come co.co.co., nell’ambito del progetto “Verso una città a dimensione di studente”.

Con questa accusa è stata condannata ieri al Tribunale dell’Aquila ad un anno e mezzo di reclusione con i doppi benefìci di legge, la dirigente del Comune dell’Aquila Patrizia Del Principe. I fatti sono avvenuti nel 2012.

Il collegio ha cancellato il reato di turbativa d’asta, che per la difesa non aveva ragion d’essere, facendo confluire l’intera condotta nell’abuso d’ufficio, altro reato contestato.

Il Comune dell’Aquila e  candidati che avevano partecipato alla selezione, si sono costituiti parte civile, chiedendo oltre 100 mila euro di danni, ma si docranno accontentare di appena 500 euro. L’avvocato difensore di Del Principe,  Maurizio Dionisio, ha già annunciato appello. Il reato rischia comunque di cadere in prescrizione.

Alla base della condotta delittuosa il fatto che la dirigente, avrebbe dovuto astenersi tanto dalla predisposizione dell’atto, per assumere tre collaboratori, del  “Verso una città a dimensione di studente”, e dal presiedere la relativa commissione esaminatrice, che ha poi selezionato la nipote.

I giudici anzi scrivono che “in presenza dell’interesse del prossimo congiunto, e presiedeva la commissione di valutazione dei curricula pervenuti e, con affermazioni assolutamente generiche e non verificabili, dichiarava vincitrice la nipote e la assumeva”.

Contestato anche il fatto che Del Principe ha stipulato personalmente il contratto di collaborazione coordinata e continuativa, e non si sarebbe astenuta in occasione della proroga dell’incarico della nipote, a fine 2012.