L’AQUILA – “Forse un mea culpa lo deve fare anche la Protezione civile, forse in quel momento non c’è stata una giusta attenzione, soprattutto nella comunicazione, motivo per il quale da quell’evento abbiamo bandito dal nostro linguaggio la parola rassicurazione”.

Così il capo della polizia, Franco Gabrielli, intervenuto all’Aquila in un evento commemorativo del decennale del sisma del 6 aprile del 2009 organizzato alla Scuola Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza.

Gabrielli, intervenuto insieme al comandante generale delle Fiamme gialle Giorgio Toschi, al capo della protezione civile, Angelo Borrelli e all’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, l’abruzzese Gianni Letta, che ha difeso però l’azione ed i risultati ottenuti nell’emergenza e nel post terremoto, messi in discussione “in asettici studi televisivi da persone che non erano qui e che discettano di come si doveva fare”.

Gabrielli, nominato prefetto dell’Aquila il giorno dopo il sisma e poi vice capo della protezione civile per poi diventarne capo dopo l’addio di Guido Bertolaso, fa riferimento al processo alla commissione Grandi Rischi in merito alle rassicurazioni fornite agli aquilani prima della tragedia, in pieno sciame sismico, nel quale dopo la condanna in primo grado dei sette componenti e la loro assoluzione in appello, è stato condannato il solo Bernardo de Bernardinis, allora braccio destro di Bertolaso, anche lui assolto nel filone bis. 

Dieci anni dopo, Gabrielli ‘rilegge’ anche la sentenza definitiva: “in questa vicenda abbiamo avuto un responsabile penalmente accertato, io credo che ci sia la responsabilità sistemica di un territorio non preparato, che si immaginava essere esposto alla sismicità che peraltro come ci hanno consegnato le sentenze, aveva edifici costruiti non in maniera adeguata – ha continuato -. Forse, lo abbiamo dimenticato, questo territorio fu interessato da una lunga sequenza sismica e da tutta una serie di paure. Poi c’è stata una sentenza e chi come noi sa le sentenze si rispettano e i dispositivi si applicano. Ma vivaddio io non rinuncio all’idea che anche le sentenze si possano in qualche modo discutere”, ha spiegato ancora Gabrielli, il quale ha aggiunto che “ho il privilegio di aver detto su Guido Bertolaso ‘metto la mano sul fuoco’ ma da qui, non quando le sentenze si sono consumate. Tant’é che un disegnatore locale mi ha anche deliziato di una vignetta in cui mi bruciavo le mani”.
In merito “alla infamante accusa per un servitore dello Stato di militarizzazione dei 178 campi aperti per l’emergenza”, Gabrielli ha ribadito che “qui non c’è stata nessuna sospensione dei diritti costituzionali e sono state fatte dallo Stato cose straordinarie”. 

“Nei campi hanno operato le colonne mobili della Pc, l’Anpas, la Misericordia, la Croce Rossa, le regioni, questa affermazione è di una gravità assoluta perché nel nostro paese le persone sono morte durante la Resistenza per riaffermare i principi della libertà”.

Anche l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, l’abruzzese Gianni Letta, facendo il punto sulla ricostruzione dell’Aquila a margine della celebrazione del decennale del sisma del 6 aprile 2009 che si è svolta nella scuola ispettori della guardia di finanza all’Aquila, quartiere generale nell’emergenza terremoto, ha preso delle difese di chi ha operato nell’emergenza. In particolare dell’opera dell’allora capo della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, commissario per l’emergenza terremoto, assolto nell’ambito del filone bis del processo alla commissione Grandi Rischi sulle rassicurazioni mediatiche alla popolazione aquilana nel corso dello sciame sismico prima della tragica scossa nella notte del 6 aprile 2009 che fece 309 morti, nell’ambito del quale sono stati assolti in secondo grado gli scienziati dell’organismo e condannato il solo Bernardo de Bernardinis, braccio destro di Bertolaso. 

“La rilettura della verità su Bertolaso era doverosa, è stato un modello di organizzazione, efficienza, generosità e dedizione, ingiustamente massacrato”, ha spiegato Letta.

Letta, in prima linea nel post terremoto come stretto collaboratore dell’allora premier Berlusconi, ha difeso anche l’operato della Protezione civile: “ho combattuto contro la riforma che tendeva a smantellare un sistema che aveva dimostrato invece di essere efficiente, reattiva e straordinaria, preso a modello dal resto del mondo. Quando lo hanno smantellato e hanno visto cosa hanno fatto, hanno dovuto fare passi indietro”,  ha concluso.