L’AQUILA – “Siamo qui per vederci riconosciuto qualcosa che ci spetta di diritto dopo tanti anni di lavoro: la Naspi. Siamo stati licenziati dalla Intecs senza preavviso e ancora oggi, dopo ormai anni oltre a non lavorare non ci si viene riconosciuto nessun diritto!”.
Sono le parole degli ex ricercatori della Intecs, azienda che si trovava dentro il Polo elettronico dell’Aquila che continuano la loro protesta pacifica, ma decisa, per verder riconosciuti i propri diritti, come quello dell’indennità di disoccupazione che non ricevono ancora a distanza di due anni dal licenziamento senza preavviso e che li ha visti riuniti ancora una volta, questa mattina, armati di striscioni e tanta pazienza, davanti la sede dell’Inps.
Con loro anche alcuni rappresentanti della Fiom Cgil, che a loro volta rientrano nel gruppo dei licenziati dalla Intecs.
Gli ex ricercatori hanno tutti profili qualificati e specializzati, laureati in ingegneria ed informatica e sono senza lavoro da mesi, in attesa di notizie per il loro tfr e la disoccupazione, mandati a casa, dopo quasi trent’anni di servizio.
Già nel 2012, con i primi tagli, furono lasciati a casa in 160. L’azienda nel 2011 rilevò il laboratorio di ricerca e sviluppo dalla Compel, che pochi anni prima l’aveva acquistato dalla Siemens.
Tra loro, Umberto Innocente, ingegnere elettronico di 56 anni, originario di Napoli, arrivato all’Aquila, giovane e pieno di speranze nel 1987.
“Il problema della nostra indennità di disoccupazione – spiega intervistato da AbruzzoWeb – viaggia su diversi settori. C’è da parte delle istituzioni un’interpretazione molto rigida a riguardo, secondo la quale chi ha rinunciato al reintegro in Intecs non ha diritto a ricevere nulla”.
“Ben diversa – spiega – è l’interpretazione che dà una sentenza della Cassazione, per la quale se l’azienda non comunica il preavviso, come nel nostro caso è tenuta a dare l’indenità. Quando si tratta di togliere i soldi insomma siamo sempre oggetto di leggi restrittive!”.
I ricercatori che hanno rinunciato al reintegro sono circa 25, e a oggi, è ancora tutto fermo.
“Non abbiamo risposte certe da sempre, nonostante da parte nostra ci sia stato sempre massimo rispetto”, chiarisce.
I contatti con l’azienda, inoltre, sono totalmente “congelati”. “Non sentiamo nessuno – continua – se non gli avvocati che ci raccontano ogni tanto una nuova bella storia, alla quale non segue nessun fatto concreto”.
Tra le altre cose, gli ex ricercatori, hanno chiesto già un incontro con il nuovo presidente della Regione Marco Marsilio e l’assessore alle Attività produttive Mauro Febbo, ma nessuno ancora ha risposto.
In questi mesi di attese, i lavoratori avevano posizionato un camper e degli striscioni davanti la sede della Regione Abruzzo in via Da Vinci, oggi il camper non c’è più, è stato restituito al proprietario, ma la protesta invece va avanti, “stiamo cercanto altre strade, sempre nella massima correttezza. Abbiamo bisogno di avere risposte, mlti di noi non hanno l’età per andare in pensione, ma un numero di anni alle spalle tali che, i nostri curriculum non vengono nemmeno presi in considerazione: siamo vecchi per lavorare e giovani per andare in pensione!”, è la constatazione corale.
E le loro specializzazioni inoltre, non facilitano un reintegro in base alle loro competenze, non essendoci nel territorio re4altà industriali o commerciali adatte. “Uno solo del nostro gruppo accettò il reintegro ed è finito a lavorare a Torino. Non solo in Abruzzo, ama anche nel Lazio, non ci sono possibilità di assunzione. E tanti all’Aquila non hanno investito solo tempo, ma risorse: c’è chi ha famiglia, i figli a scuola, il mutuo della casa…”.
Va ricordato, che il 4 febbraio, proprio una mancoata di giorni prima dalla elezioni regionali, l’ex presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, aveva annunciato la firma di un Protocollo d’intesa con la Thales Alenia Space, che avrebbero permesso, secondo quanto riferito dallo stesso Lolli, l’assunzione dei primi 30 ricercatori della Intecs nell’ambito della Space economy.
L’azienda che dovrebbe riassorbire gli ex ricercatori del Polo elettronico dell’Aquila si chiama Forender24, che a oggi è solo una startup con sede nel capoluogo e che si occuperà di informatica e sotfware.
Ma per ora, secondo quanto riferito dagli stessi ex ricercatori, si tratta solo di “parole senza fatti concreti. Siamo in assenza totale di certezze, non c’è una data certa per queste assunzioni, è ancora tutto da vedere e verificare”.
Il progetto Space Economy è una strategia finalizzata alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo di livello internazionale, voluta dalla Regione Abruzzo. Senza l’opportunità della Space economy gli ex ricercatori probabilmente non avrebbero altre strade occupazionali da percorrere.
Diversi i bandi collegati alla strategia nazionale, per la quale l’Abruzzo ha investito 10 milioni di euro (alla quota di cofinanziamento corrisponde la parte d’investimento dello Stato), il primo si è concluso a settembre e il governo sta esaminando la compagine delle 8 imprese che ha partecipato al bando.
“Stiamo stufi di slogan, promesse, chiacchiere vane sulla nostra pelle e sulle nostre fatiche. Abbiamo bisogno di concretezze e soprattutto d avere ciò che ci spetta. Noi non molliamo, la partita è ancora tutta daq giocare!”.





