L’AQUILA – Un robot chirurgico all’avanguardia, il “Da Vinci”, costato 4 milioni di euro, e che all’ospedale San Salvatore dell’Aquila ha effettuato finora 200 interventi, in poco più di un anno.

L’ultimo dieci giorni fa, esordendo in un delicatissimo trapianto di rene, da donatore vivente, su un paziente molisano, andato nel migliore dei modi.

Questo il “gioiellino”, ora pienamente operativo, uno dei cinque in Italia, presentato in conferenza stampa dal direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Rinaldo Tordera, dal sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, dalla rettrice dell’università dell’Aquila, Paola Inverardi, dal professor Francesco Pisani, ordinario di Clinica chirurgica all’Università dell’Aquila e direttore del Centro trapianti, e dal dottor Luigi Di Clemente, primario dell’Unione operativa complessa di Urologia. 

Acquistato a fine 2017, dopo alcuni mesi di “rodaggio” e sperimentazione, il Da Vinci è entrato in piena funzione a partire dal giugno 2018, e dopo essere stato utilizzato la prima volta per il trapianto di rene, alcuni giorni fa,  – ultimo dei 600 interventi di questo genere svolti al San Salvatore dal 2010, – esordirà a breve anche nella chirurgia toracica, e negli interventi di otorinolaringoiatra e ginecologia.

Il vantaggio del robot Da Vinci, oltre la minimizzazione della probabilità di errori, e la massimizzazione della precisione, è anche il garantire interventi meno invasivi, con decorsi post-operatori più brevi.

“L’acquisto del  robot – ha esordito  Tordera – è stato per noi una spesa considerevole, viste anche le condizioni finanziare non floride.  Ma si è rivelata una scelta azzeccata, un investimento strategico,  che eleva il servizio offerto dal San Salvatore, anche a beneficio della mobilità attiva, nell’attrarre cioè pazienti da altre regioni”.

Per quanto riguarda il trapianto di rene, l’organo viene prelevato dal donatore per via laparoscopica (con piccole incisioni anziché apertura totale) attraverso il fianco, senza entrare nella cavità addominale e poi estratto con un’incisione di pochi centimetri nella regione inguinale. 

Con questa tecnica mininvasiva si riducono di molto i danni biologici rispetto alla procedura tradizionale. 

Contemporaneamente alla fase di estrazione del rene dal donatore una seconda équipe interviene con robot sul ricevente per preparare la sede in cui reimpiantare l’organo. 

Tramite un’incisione di 5 centimetri sopra al pube il rene prelevato viene posizionato all’interno della cavità addominale, lateralmente alla vescica. 

Il robot chirurgico consente di eseguire queste procedure con movimenti molto precisi e con maggiore rapidità, grazie anche alla visione delle immagini molto ingrandita rispetto alle dimensioni normali. Con il ricorso ai bracci meccanici in sala operatoria, in virtù della mininvasività dell’intervento, il paziente ha tempi di
recupero molto veloci perché il danno biologico, legato al trapianto, è molto ridotto.

La rettrice Inverardi ha evidenziato che la nuova dotazione tecnologica esalterà ancor di più la sinergia tra ospedale e Università, in virtù del coinvolgimento diretto del professor Pisani. 

“Il nostro  ruolo – ha spiegato la rettrice – si sviluppa ovviamente sul fronte della formazione, e i nostri giovani specializzandi, si formano anche e soprattutto dentro la struttura ospedaliera,  ecco perché l’acquisizione di questo robot è importante anche da questo punto di vista. La nuova generazione di chirurghi dovranno misurarsi con le nuove tecnologie che stanno rivoluzionando anche  il settore medico, e che avanzano e si evolvono continuamente, in tempi sempre più brevi”.

E’ stata poi la  volta del professor Pisani, secondo il quale, “un trapianto non è l’attiva di un singolo: se tutto va per il verso giusto, significa che a funzionare non è solo il centro trapianti, ma tutto l’ospedale. Il trapianto del rene  sin dalla sua introduzione ha rappresentato una rivoluzione, e a maggior ragione deve potersi avvalere di tecnologie sempre più  all’avanguardia”. 
E aggiunge, “con il robot Da Vinci, possiamo effettuare interventi mini-invasivi, e  con convalescenza più breve. Come docente confermo che è proprio il dotarsi di tecnologie come queste, che offre occasioni di alta formazione ai nostri studenti e specializzandi, e rende competitiva la sanità pubblica con quella privata”.

“Per  un trapianto da donatore vivente  – ha spiegato a sua volta il dottor Di Clemente  – servono due equipe, visto che in una sala operatoria si preleva il rene, dall’altra  sala si interviene sul ricevente, che deve essere sottoposto al trapianto, subito dopo. E assicuro che non è affatto semplice, l’ansia sale alle stelle. In particolare, il prelievo sulla persona che dona l’organo, non può  ammettere nemmeno il più piccolo errore. Da questo punto di vista la robotica aiuta a garantire la perfezione di ogni passaggio”.

Infine il sindaco Biondi, si è complimentato “con l’unita dei trapianti per l’eccellente attività svolta. Il muro da superare è quello dell’ austerità: per far quadrare i conti si possono effettuare tagli draconiani, che quasi mai colpiscono gli sprechi. Oppure come è avvenuto con il robot Da Vinci, si possono fare investimenti strategici, che  elevando gli standard qualitativi, nel lungo periodo, portano anche a risparmi economici”.