L’AQUILA – “La mia gente in queste ore sta scendendo in strada in tutto il Venezuela per appoggiare l’autoproclamazione di Juan Guadò: la fame e la disperazione hanno portato a questa situazione. Io adesso sono all’Aquila e i miei figli sono sereni. Ma lì si muore ancora tutti i giorni, come le mosche, senza alcun tipo di assistenza”.

Queste parole di angoscia sono di una giovane donna venezuelana di Maracay, che vive all’Aquila da 3 anni insieme ai suoi figli, e al compagno aquilano, “sono andata via da lì spinta non solo dall’amore, ma dal desiderio di assicurare un futuro in un posto sereno ai miei figli, perchè in Venezuela sono anni che la siutazione è sempre più difficile”, spiega intervistata da AbruzzoWeb, all’indomani “dell’ennesimo colpo di Stato”.

Vuole mantenere l’anonimato per paura che possa succedere qualcosa ai suoi cari, “siamo lontani, ma vengo da anni di terrore, e basta una parola fuori posto, per avere la vita rovinata per sempre”.

Lei all’Aquila si sente al sicuro, ma in Venezuale ci sono i genitori, le sorelle, i fratelli, i cugini, con i quali è costantemente in contatto e dalle cui parole capisce che la situazione è molto difficile, “ho paura per loro, non so come aiutarli, ogni tanto mando dei soldi ma è sempre poco. Il costo della vita è altissimo, e non si sa come fare per sopravvivere al quotidiano”.

In queste ore è in stretto contatto con i familiari per avere notizie e rassicurazioni, “per fortuna funzionano ancora le comunicazioni – spiega – ma tramite Whatsapp e Facebook sto vedendo immagini che mi riempiono il cuore di tristezza. Sono molto preoccupata, speriamo davvero che Guaidò possa farcela!”.

In queste ore in Venezuela è il caos: il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, da sempre in aperto contrasto con il presidente ufficiale Nicolas Maduro, si è autoproclamato presidente a Caracas, con l’appoggio e il riconoscimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e con il sostegno anche di altri Paesi e dell’Unione Europea.

Trump, ha riconosciuto ufficialmente il nuovo governo, ma l’esercito ha respinto l’autoproclamazione, e Maduro ha denunciato il golpe, chiamando il popolo alla mobilitazione ed espellendo i diplomatici Usa.

Ne sono nati scontri e manifestazioni e ad oggi sono 14 i morti nella repressione delle proteste antigovernative, “tra cui anche un ragazzino sceso in strada per protestare con la sua famiglia”, chiarisce la donna.

“Non è la prima volta che ci troviamo davanti a questo stato di cose – aggiunge – quando c’è un pericolo per la democrazia, si riuniscono le parti civili e appoggiano una persona per prendere posizioni di contrasto con i leader ufficiali. Ma da anni, da quando c’è Maduro non sappiamo più cosa sia la parola democrazia”.

“La delinquenza ha raggiunto tassi altissimi – continua – nelle carceri ci sono dei boss che noi chiamiamo ‘prane’ che decidono chi sta dentro e chi sta fuori. Se ti rubano una macchina vai in carcere, parli con loro, paghi, e la sera la macchina sta sotto casa tua. Un chilo di carne costa 15 dollari, e lo stipendio medio è di 10, la mia famiglia mi racconta che tutti i giorni si vedono per strada adulti e bambini rovistare nei bidoni della spazzatura per cercare qualcosa da mangiare. Non ci sono medicine, e i più piccoli muoiono per un raffreddore o una semplice allergia perché no possono curarsi”.

“Con Maduro – prosegue – le cose non sono mai andate bene, ci sono un sacco di problemi, la gente protesta da tempo scendendo in strada. Il problema è sociale, aumentano i prezzi tutti i giorni, per cui oggi non sai se domani avrai la possibilità di comprare un pezzo di pane. Io sono andata via con la morte nel cuore, ma che cosa avrei potuto dare ai miei bambini?”.

Il presidente Trump intanto ha preso una posizione e in una nota ha spiegato che, “nel suo ruolo di unica branca legittima del governo debitamente eletto dal popolo venezuelano, l’Assemblea nazionale ha invocato la Costituzione del Paese per dichiarare illegittimo Nicolas Maduro. Il suo incarico, dunque, è vacante. Il popolo del Venezuela ha coraggiosamente detto la sua contro Maduro e il suo regime. Ha chiesto la libertà e uno Stato di diritto”. 

Il presidente ha quindi promesso che “l’amministrazione statunitense continuerà a usare appieno il peso del potere economico e diplomatico degli Stati Uniti per “spingere per il ripristino della democrazia venezuelana”.

Il presidente Maduro, convinto di avere dalla sua la maggioranza ha assicurato, “che ci difenderemo a ogni costo, siamo il popolo di Hugo Chavez. Siamo in questo palazzo per volontà popolare, solo la gente ci può portare via”. 

E ha aggiunto di avere interrotto “le relazioni diplomatiche e commerciali “con il governo imperialista di Washington”, dopo aver letto la nota del presidente americano.

Poi, in un tweet, ha lanciato un appello affinché il popolo “agguerrito e combattente, rimanga in allerta, pronto alla mobilitazione per difendere la patria”, al fianco di Maduro si sono schierati la Bolivia e il Messico e anche il Il ministro della Difesa venezuelano, il generale Vladimir Padrino Lopez, ha dichiarato sempre tramiter Twitter, che le Forze Armate del suo Paese “non accettano un presidente imposto da oscuri interessi o che si è autoproclamato a margine della legge”, confermando così l’appoggio a Nicolas Maduro.

Come riportato da Tgcom inoltre, Guaidó ha chiesto alle missioni diplomatiche presenti a Caracas, “di restare nel Paese sudamericano, in virtù dei poteri conferitimi dalla Costituzione, comunico a tutti i capi delle missioni diplomatiche e al loro personale accreditato in Venezuela che lo stato venezuelano desidera fortemente mantenere la loro presenza diplomatica nel nostro paese”, 

Un invito già accolto dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha dichiarato alla stampa che “Gli Stati Uniti non ritireranno i propri diplomatici da Caracas, come chiesto da Maduro, perché non lo riconoscono come legittimo presidente e quindi non considerano che abbia l’autorità legale per rompere le relazioni diplomatiche con gli Usa”.